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In Neve Veritas

Neve Vigneti Barbaresco by Azienda Agrigola GIGI BIANCO Neve Vigneti Barbaresco
Finalmente dopo diversi mesi, qui al nord della Puglia, possiamo fare un po’ di riserva di acqua.


Intanto il terreno con la neve viene riparato dal sole, perché lo strato che si viene a formare ne contrasta l’assorbimento e contemporaneamente lo protegge dalle gelate successive.

Mentre dal punto di vista idrogeologico la lenta disciolta consente una maggiore infiltrazione dell’acqua negli strati inferiori, permettendone l’accumulo nelle falde acquifere, e quindi creare le fatidiche riserve idriche. Diversamente dalle piogge che, soprattutto se troppo intense e durature nel tempo, riversano al suolo grossi quantitativi di acqua che il terreno non è in grado di assorbire e che vengono dilavati più in profondità o fluiscono nei fiumi. La neve, pertanto, riduce drasticamente anche il rischio idrogeologico in quei territori già predisposti ad eventi precipitativi intensi.

In questi giorni, però, trovandomi a dialogare con mio padre, vignaiolo fin dalla nascita, cominciavo a preoccuparmi per la vigna, e lui, incalzando il discorso, mi ha rassicurata: “in questo periodo, la pianta è nella fase denominata dormienza”.

Come avviene nella maggior parte delle piante che entrano in riposo vegetativo invernale, la vite europea ha una resistenza intrinseca alle basse temperature in fase di dormienza, mentre diventa particolarmente sensibile e con una certa variabilità nel corso delle diverse fasi.Il legno maturo e le gemme dormienti resistono ad abbassamenti termici eccezionali, dell'ordine di -15 -20 °C; questa resistenza è marcata nelle regioni più fredde, dove il decorso stagionale determina una precoce entrata in fase di riposo e una ripresa primaverile tardiva.

Nell’ultimo decennio si sono avuti diversi inverni con minime termiche molto basse; nel gennaio 1985 le temperature in alcune zone viticole sono scese a -24 °C, ma anche i vigneti che apparivano fortemente compromessi hanno mostrato notevoli capacità di ripresa.

In conclusione la pianta non teme la neve, anzi spesso è fonte di conseguenze positive.

Per esempio un importantissimo effetto provocato dalla neve è quello killer per tutti quei microrganismi e insetti che sono presenti sotto la corteccia del legno e che, non appena la pianta riprenderà il suo ciclo vegetativo, saranno pronti ad attaccare la vegetazione giovane poco dopo l’apertura delle gemme, causando per esempio ritardi nel germogliamento.

Da ricordare, però, che le piante di vite producono anche uva da tavola, ovvero uve destinate alla mensa per le quali le caratteristiche più importanti sono quelle relative agli aspetti organolettici, cioè ai caratteri che si percepiscono con i sensi: forma, dimensione e colore dell’acino, consistenza e sapore della polpa, numero e grossezza dei vinaccioli, buccia sottile, ma resistente. Per salvaguardare tutte queste peculiarità il viticoltore si avvale di coperture di natura plastica (PVC, polipropilene, etc.) detti teli, che appunto ricoprono i vigneti (solitamente su forme di allevamento denominata tendoni) e che con il peso della neve potrebbero appesantirsi, con conseguente cedimento della struttura di supporto e quindi del vigneto stesso.

Spero che nel frattempo la neve si sia sciolta.
Ultima modifica ilDomenica, 12 Febbraio 2012 09:33

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