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Viticoltura biologica: effetti del rame

Viticoltura biologica-effetti-del rame Viticoltura biologica-effetti-del rame

Il rame è il primo anticrittogamico utilizzato in viticoltura. Insieme allo zolfo, rappresenta il pilastro portante della viticoltura biologica. Poiché l’utilizzo del rame nella lotta alla peronospora non induce resistenze da parte del patogeno, esso viene ancora oggi utilizzato in modo efficace.

Tra le qualità positive del rame ricordiamo che favorisce la maturazione dei tralci, ha una buona persistenza sulla vegetazione in assenza di pioggia, ha un’attività secondaria contro altre malattie quali il marciume nero, l’escoriosi o la botrite e ha un prezzo contenuto. Il rame è un metallo pesante che a differenza degli agrofarmaci di sintesi non degrada e si accumula sia nel frutto sia nel terreno dove inibisce lo sviluppo di microrganismi.

L’efficacia del rame nel contrasto alla peronospora è di solo contatto, il rame può essere presente in diverse forme: ionica, molecolare e complessa. La forma ionica Cu2+ ha attività fungicida, e gli ioni provengono dalla reazione con la CO2 dell’aria o della pianta con Sali di rame poco solubili in natura. Con questa reazione la solubilità aumenta e il composto rimane solubile per circa 10 giorni e poi precipita. Con questa reazione gli ioni si legano alle pareti delle zoospore. All’inizio lo ione rameico denatura le proteine della membrana e poi opera in diverse reazioni respiratorie e redox all’interno della cellula provocandone la morte. La velocità di liberazione garantisce l’efficacia del prodotto rameico. Anche la formulazione è di gran importanza, con particelle fini e ruvide aumenta l’efficacia. Esistono diversi formulati a base di rame: poltiglia bordolese, ossicloruro di rame, idrossido di rame, ossido di rame e solfato di rame.

EFFETTI SU PIANTE E AMBIENTE

Il rame viene utilizzato sia nella lotta alla peronospora sia nel controllo delle malattie batteriche come l’Agrobacterium Tumefaciens biovar 3 responsabile dei tumori(Rogna) lungo il fusto in caso di forti gelate primaverili. Un altro effetto positivo è di non avere effetti negativi sugli acari predatori.

Gli effetti negativi sono anch’essi importanti: a causa dei ripetuti trattamenti il rame si accumula nel terreno sia per effetto deriva sia per la caduta delle foglie a terra in autunno, il rame se presente in eccesso risulta tossico per la vite e il danno dipende dalla natura di terreno e dalla lavorazione effettuata. In terreni coltivati a vite la quantità di rame al terreno risulta elevato per effetto dei trattamenti. In questi terreni la concentrazione di rame arriva a 100mg/kg e più nello strato superficiale.

Il rame nel terreno può essere classificato in:
- Rame totale: contiene le forme solubili e insolubili e viene utilizzato come indice del potenziale di contaminazione.
- Frazione assimilabile: in funzione del solvente utilizzato contiene la frazione idrosolubile, forme assimilabili e chelate che possono essere mobilizzate o legate a parte di microrganismi.
- Rame mobile: sono le più pericolose per l’ambiente perché sono solubili e possono essere dilavate o legate.

Le tre forme di Rame si accumulano per l’80% nei primi 40cm di terreno, le piante pluriennali con apparato radicale profondo non vengono inibite, mentre quelle annuali manifestano sintomi di tossicità. Anche la Microfauna e la Microfauna  ne risentono, avviene una riduzione dei lombrichi e vengono inibiti i batteri Azotobacter, Clostidium, Nitrosonomas e nitrobacter tutti responsabili della fissazione dell’azoto. Il rame inibendo l’enzima deidrogenasi provoca l’acidificazione del terreno e di conseguenza una diminuzione dell’attività biologica del terreno. Basti pensare che la concentrazione normale di rame presente sulla crosta terrestre si aggira intorno a 70mg/kg, in un vigneto possiamo raggiungere anche i 1300mg/kg (già 200mg/kg sono tossici per le viti) per affetto di accumulo. In terreni sabbiosi avremo valori più bassi mentre in quelli argillosi avremo le concentrazioni più elevate.

Il rame provoca un rallentamento della crescita delle piante, ogni trattamento con rame inibisce la crescita vegetativa, durante la fioritura può provocare la perdita di fertilità delle infiorescenze, inoltre un trattamento in condizioni climatiche di freddo-umido può provocare delle ustioni alle foglie. Rallenta la maturazione del frutto.

L’utilizzo del rame nella lotta alla Peronospora crea dei problemi anche nella fermentazione alcolica. Esso inibisce l’attività dei lieviti e funzionare come catalizzatore accelerando l’azione dell’enzima polofenolossidasi o se non viene allontanato assieme alle feccie può provocare un intorbidimento del vino. Viene rallentata anche la fermentazione Malolattica.

Il rame è un microelemento presente nel corpo umano e serve alla formazione dell’emoglobina, a concentrazioni alte il corpo reagisce rilasciandolo attraverso i reni. È irritante per gli occhi e le vie respiratorie e può provocare ustioni all’apparato digerente.

Per questo da tempo si stanno cercando delle alternativi all’utilizzo del rame, nella Lotta Integrata le alternative sono già utilizzabili e sono i Fosfonati Registrati come Concimi Fogliari ma con effetti che in alcuni casi permettono di essere utilizzati in vigneto anche da soli o quantomeno ridurre l’utilizzo del rame o di altri antiperonosperici di sintesi in modo molto consistente. I Fosfonati sono 100 volte meno pericolosi del rame, ma sono prodotti di sintesi quindi non utilizzabili in agricoltura biologica dove posso utilizzare solo prodotti naturali.

Ultima modifica ilDomenica, 18 Aprile 2010 17:30

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