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"Alla ricerca dell’equilibrio… Perduto!”

Allo scorso Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti (www.fivi.it) ho avuto il piacere di parlare con alcuni vignaioli Bio, sono sempre di più, infatti, le aziende che scelgono di abbracciare la scelta biologica.

Probabilmente il bisogno sempre più diffuso di avvicinarsi a questa filosofia deriva da altre necessità; tornare alle origini, rinunciare al superfluo, ristabilire un equilibrio all’insegna della biodiversità che da tempo sono venuti a mancare fanno parte dei bisogni dell’uomo e dell’agricoltore dei nostri giorni.

Erano gli anni ’70 quando la sregolatezza nell’utilizzo dei prodotti chimici ha portato ad una situazione di perdita di equilibrio nel sistema agricolo.

Oggi l’utilizzo dei prodotti chimici, o di sintesi, è molto più ragionato, la tecnologia si è evoluta ed ha contribuito a salvaguardare l’ambiente e la salute degli esseri viventi. Tecnologia e progresso sono dunque stati in grado di infonderci sicurezza permettendoci di procedere con maggiore consapevolezza, andando avanti con lo sguardo rivolto al passato per trarne degli esempi. Saranno di ispirazione dunque quei tempi in cui non esistevano i prodotti di sintesi ed esisteva ancora un equilibrio.

A mio avviso, due degli aspetti su cui è bene concentrarsi sono: equilibrio Pianta – Ambiente e equilibrio Radici – Suolo.

Pianta – Ambiente

Fanno parte di questa categoria le scelte come: decidere quale o quali cultivar allevare, la densità e l’orientamento dell’impianto, forma di allevamento e disposizione della parete fogliare; a questo si aggiungono gestione del verde, rapporto vegeto-produttivo, ripristino di popolazioni di insetti buoni (per esempio piantando delle piante a bordo vigneto in cui abitualmente vivono, o allevandoli), trattamenti con prodotti consentiti dalla normativa e in maniera preventiva tutte le volte che il rischio è in agguato, eventuali vendemmie verdi, scelta dell’epoca di vendemmia.

Radici – Suolo

Cerchiamo ancora una volta di sottolinearne solo gli aspetti più salienti.
Innanzitutto è bene far presente che il sottosuolo è abitato, micro e macrofauna popolano il terreno. Per un corretto ed equilibrato sviluppo delle piante è necessario che sopra e sotto al suolo regni la biodiversità.

Per quanto riguarda le concimazioni, la pratica più antica ed efficace per contribuire all’arricchimento del suolo in nutrienti è l’inerbimento. Quest’ultimo fa riferimento all’erba che cresce interfilare e che, periodicamente, viene falciata e lasciata in campo per restituire sostanza organica al suolo. Un suolo inerbito inoltre porta molti altri vantaggi quali, ad esempio, la riduzione dell’attività di erosione, il surriscaldamento del suolo e quindi un’eccessiva evaporazione dell’acqua e un aumento della stabilità del suolo.

Altra pratica molto diffusa è la concimazione azotata (e non solo) tramite sovescio.
L’Azoto (N) è l’elemento maggiormente rappresentato nell’atmosfera terrestre, supera il 78%. Sfortunatamente la forma molecolare (N2) non è assimilabile e sfruttabile come nutrimento dalle piante, le uniche forme di assorbimento sono quella nitrica e ammoniacale, presenti in % inferiori e soggette a diversi fenomeni, come il dilavamento ad esempio, che ne compromettono la presenza nel suolo. Le leguminose sono una tipologia di pianta che presenta una particolarità. Per reagire ai problemi di carenza azotata hanno instaurato un rapporto di simbiosi a livello radicale con i batteri Rhizobium. Quest’ultimi, in grado di elaborare l’azoto molecolare in composti azotati assorbibili dalla pianta e cedendoli alla stessa in cambio di altre molecole organiche e sali minerali, rendono le leguminose piante ricche in composti azotati.

Inerbendo dunque con leguminose si arricchisce potenzialmente il suolo di sostanza organica azotata e, con la pratica del sovescio, che consiste nel rompere a zolle il terreno e “sotterrare” le leguminose, abbiamo dunque un’effettiva restituzione di azoto al suolo.

Se mi dovessi trovare a predisporre un terreno non coltivato ad agricoltura biologica probabilmente i principali punti su cui fonderei la mia attività sono: garantire la biodiversità, assicurasi che la microfauna sia presente ed attiva, scegliere accuratamente la cultivar in base alla tipologia di terreno.

Che si tratti di viticoltura biologica o meno ciò che non potrà mai mancare sono consapevolezza e preparazione, cercare di lasciare sempre meno aspetti al caso, credere in quello che si fa e pensare che anche l’opera più piccola può contribuire a ripristinare l’equilibrio perduto.

Ultima modifica ilGiovedì, 12 Gennaio 2012 08:56

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