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Diventare "Bio" Si può

Innanzitutto stabiliamo dei parametri. In agricoltura biologica non si utilizzano sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere), nè Organismi Geneticamente Modificati (OGM).

Alla difesa delle colture si provvede innanzitutto in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate come, per esempio:

- la rotazione delle colture, si evita di coltivare per più stagioni consecutive sullo stesso terreno la stessa pianta. In questo modo, da un lato si impedisce ai parassiti di trovare l'ambiente favorevole al loro proliferare, e dall'altro si utilizzano in modo più razionale e meno intensivo le sostanze nutrienti del terreno;
- la piantumazione di siepi ed alberi, che ricreano il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni;
- la consociazione, che consiste nel coltivare contemporaneamente piante diverse, l'una sgradita ai parassiti dell'altra.

Inoltre in agricoltura biologica si usano fertilizzanti naturali come il letame ed altre sostanze organiche compostate (sfalci, ecc.) e sovesci, ossia si incorporano nel terreno piante appositamente seminate, come trifoglio o senape.

In caso di necessità, per la difesa delle colture si interviene con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante, insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o minerali naturali per correggere struttura e caratteristiche chimiche del terreno e per difendere le coltivazioni dalle crittogame.

Qualora fosse necessario intervenire per la difesa delle coltivazioni da parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine naturale espressamente autorizzate e dettagliate negli Allegati I e II del Regolamento Europeo 889 del 2008.

Quindi tutti possono adottare tecniche o metodi di produzione biologica per la cura e la nutrizione delle proprie colture o allevamenti. La certificazione del metodo di produzione biologica è necessaria solo per quelle aziende che intendono vendere il prodotto con riferimento al " biologico " e/o che vogliono accedere al sostegno pubblico. Un'azienda che voglia certificare la propria attività, o parte di essa, deve affrontare un preciso percorso tecnico/burocratico definito dalla legislazione comunitaria, nazionale e regionale (la normativa può essere consultata su queste pagine mentre la modulistica può essere scaricata dai siti degli Organismi di Certificazione):

1.Ammissione al sistema di controllo. Il produttore sceglie il proprio Organismo di Controllo (O.d.C.) a cui invia la notifica di attività di produzione con metodo biologico; si assoggetta, così, al regime di controllo e si impegna formalmente al rispetto delle norme stabilite dal Reg. CE 834/2007 , entrato in vigore dal 1 gennaio 2009 abrogando lo "storico"  Reg. CE 2092/91 .

2.Certificazione biologica. La certificazione è l'attestato di conformità del sistema aziendale, non solo nella fase di produzione, ma anche in quella di trasformazione, confezionamento o commercializzazione, alle norme di produzione biologica previste dalla legge. La certificazione rappresenta anche una garanzia per il consumatore. L'azienda in regime di controllo che deve commercializzare, chiederà all'Organismo di Controllo l'attestato di conformità aziendale, il certificato di prodotto e l'autorizzazione alla stampa delle etichette.

Per il mantenimento della qualifica di operatore controllato, gli imprenditori ammessi al regime di controllo devono adempiere a diversi obblighi, quali il rispetto delle normative in materia di agroalimentare oltre che specifica per il biologico, la reperibilità per le visite ispettive, l'aggiornamento della documentazione.

Quindi chiunque intenda rendersi “bio” deve scegliere l’Organismo di controllo più vicino alle proprie esigenze.


Ultima modifica ilVenerdì, 09 Dicembre 2011 08:44

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