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PIWI Veneto alternativa per un percorso di viticoltura nel Bellunese?

Vi sono territori che solo oggi affrontano le opportunità della viticoltura e che, in qualche modo, non sono preparati a far fronte alle conseguenze dirette che questa comporta, ancora prima di guardare alle opportunità di crescita economica.

Quello che sta avvenendo nell’area più occidentale della provincia di Belluno è un fenomeno che è iniziato dopo l’approvazione della DOC Prosecco e che ha visto alcuni imprenditori della provincia di Treviso piantare importanti appezzamenti a glera. Parliamo di circa 50 ettari complessivi.

Le popolazioni locali sono preoccupate e pretendono risposte con l’obiettivo di stimolare la sensibilità sulla pericolosità dei prodotti utilizzati nei trattamenti delle coltivazioni viticole “convenzionali”. Non può senz’altro passare inosservata la folta presenza di persone al convegno, indetto dal Comitato Sinistra Piave Liberi dai Veleni, sul tema caldo dell’uso dei pesticidi in agricoltura, avvenuto a Trichiana il 18 maggio 2017,  in cui veniva evidenziata la pericolosità dei prodotti chimici di sintesi utilizzati per la difesa dei vigneti.



Un territorio che dopo un secolo si ritrova a rinnovare la sfida della viticoltura ma, con la debolezza di aver perduto l’identità territoriale e di prodotto che senz'altro oggi avrebbe giovato.

Questo è tuttavia anche il momento di ricostruire un nuovo passaggio che potrà consegnare delle nuove opportunità economiche e di occupazione, in un periodo storico in cui le industrie vacillano e non sono più in grado di garantire la sicurezza cercata dalle popolazioni di un tempo, che abbandonarono le colture agricole alla ricerca del benessere economico. E non solo, perché la viticoltura è senz’altro un modo per preservare un territorio dall’abbandono e dall’incontrollato aumento delle aree boschive e renderlo turisticamente più attraente. Una sfida nella sfida. Proprio alla vigilia della richiesta di includere la zona del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG nel patrimonio dell’UNESCO.
 
Va comunque detto che la provincia di Belluno ha già un territorio storico che è riuscito a preservare il patrimonio viticolo e che oggi sta avendo un ottimo riscontro grazie alla cantina De Bacco e altre piccole realtà del feltrino. Parliamo di una viticoltura eroica e di montagna che ha trovato nelle varietà autoctone come Bianchetta e Pavana un’ “ancora” per dare un’ identità vitivinicola.

In questo contesto nasce l’alternativa della PIWI Veneto, associazione che viene fondata a Mel qualche settimana fa e che si pone l'obiettivo di dimostrare che è possibile gestire un vigneto senza l’utilizzo della chimica. Di certo abbiamo già esperienze molto positive dalla gestione biologica e biodinamica del vigneto, ma la PIWI vuole porre l’attenzione sulle varietà resistenti, frutto di un lavoro di ibridazione tra vitis vinifera europea e altre di origine americana che portano a nuove varietà che non necessitano di trattamenti chimici di sintesi. Obiettivo che sarebbe auspicabile per tutto il settore viticolo, ma che necessita ancora di studi e ricerche per garantire la qualità dei prodotti “convenzionali”.
 
Al centro del convegno “VITICOLTURA IN VALBELLUNA: nuove opportunità nel rispetto dell'ambiente”, avvenuto a Mel all’interno della rassegna Radicele 2017, organizzato dalla Pro Loco Zumellese e PIWI Veneto, alcune testimonianze e interventi formativi per conoscere le viti resistenti, le origini e quali sono state le evoluzioni sul campo.



Sono intervenuti Hanno Mayr, viticoltore e membro di PIWI International che ha ripercorso la storia delle viti resistenti e ha raccontato l’esperienza dell’Alto Adige, territorio che da anni sta producendo e testando le varietà resistenti  con ottimi risultati. A seguire il produttore Nicola Del Monte che accende le speranze con la sua testimonianza chiara e diretta: due ettari a vigneto resistente senza nessun trattamento perché spiega, le viti resistenti sono attaccabili ma, l’uva non viene toccata.

Marco Vacchetti vivaista trentino spiega le tecniche di selezione delle varietà resistenti ed elenca quelle che oggi stanno dando i risultati migliori in cantina: bronner, solaris, sauvignon gris, cabernet cortis. Infine l’intervento tecnico di Emanuele Serafin che ha segnalato le sperimentazioni che si stanno facendo nella scuola enologica di Conegliano e le sue positive esperienza nel  territorio bellunese.

Moderatore dell’incontro Gianpaolo Ciet, imprenditore di Mel e presidente della PIWI Veneto che dichiara di essere molto soddisfatto soprattutto grazie agli interventi che hanno dato una “sferzata” di ottimismo sulla possibilità di costruire una viticoltura sostenibile in provincia di Belluno visto che, afferma: “stiamo iniziando adesso ed è quindi un buon momento per segnare una linea per i nuovi investitori e/o imprenditori locali.



Da queste premesse possiamo affermare che il Bellunese è un territorio vocato alla viticoltura ed è pronto per avviare un percorso, che non sarà facile ma, che dovrà puntare sull’intraprendenza dei giovani imprenditori agricoli, perché il vino racconta un territorio se il produttore lo sa interpretare. La sfida, come al solito, deve partire dalle persone!
 
Tutti auspichiamo in una viticoltura di identità e non di produzione che guarda alla sostenibilità come uno degli elementi primari.
Ultima modifica ilGiovedì, 08 Giugno 2017 10:56

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