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Flavescenza dorata della vite

Cicalina della flavescenza dorata agraria.org Cicalina della flavescenza dorata
In alcune aree vitate del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna) dall’inizio della primavera sono comparsi i sintomi della flavescenza dorata nei vigneti già colpiti in precedenza e si è osservata la malattia anche in nuove vigne. Risultano colpite alcune delle varietà più importanti per la viticoltura: barbera, nebbiolo, dolcetto, moscato, cortese, chardonnay più dicersi  vitigni internazionali.
Il fitoplasma agente della malattia e reperito costantemente nelle aree colpite, è in grado di causare gravi perdite di produzione in breve tempo: negli anni di maggior recrudescenza della malattia, ci sono stati casi dove nell’arco di due stagioni vegetative, il 50-70 % delle piante sono divenute totalmente improduttive.

La trasmissione della flavescenza dorata avviene per mezzo di un insetto vettore e l'unico finora accertato è il cicadellide Scaphoideus titanus (Ball). Lo scafoideo, nutrendosi sulle viti infette, acquisisce il fitoplasma (un microrganismo simile ai batteri) e successivamente, dopo un periodo di latenza, può inocularlo alle viti sane propagando in modo persistente; il vettore rimane infettivo per tutta la durata della sua vita.

La flavescenza dorata può anche essere trasmessa per innesto e quindi attraverso l'uso di materiale vivaistico infetto; è provata infatti la sua diffusione attraverso l'impiego di marze e portainnesti derivanti da piante infette. Non vi è trasmissione della malattia né con i tagli di potatura né attraverso i residui lasciati nel terreno.

Esistono differenze di sensibilità tra i diversi vitigni; ad esempio, è frequente ritrovare vigneti di barbera molto danneggiati accanto ad altri di moscato poco colpiti. La malattia è molto dannosa poiché incide sulla produzione fino ad annullarla ed oltre all'effetto sulla singola pianta, la flavescenza ha un impatto devastante nel vigneto perché può rimanere latente per alcuni anni manifestando solo qualche sintomo su pochissime piante per poi dare origine ad un andamento epidemico che nel giro di 3-4 anni conduce alla distruzione della capacità produttiva di tutte le piante.

I sintomi della flavescenza dorata si evidenziano su foglie, germogli, tralci e grappoli; alcuni sono riconoscibili già a partire da metà maggio (germogliamento irregolare) altri, come la colorazione settoriale delle foglie e la mancata lignificazione dei tralci, sono più tardivi e maggiormente visibili da metà agosto a fine settembre.


QUALI SONO I SINTOMI CHIAVE DELLA FLAVESCENZA DORATA

- germogliamento irregolare con “germogli striminziti” dal capo a frutto;

- “germogli striminziti” cioè con internodi accorciati, andamento a zig-zag e foglie piccole e/o bollose (più avanti nella stagione rispetto al germogliamento e non riferibili ai primi;

- arrossamenti o ingiallimenti attorno alle nervature delle foglie (se avvengono a inizio stagione le foglie colpite si staccano dopo poco, picciolo compreso);

- disseccamento delle infiorescenze e dei grappoli in varie fasi di sviluppo fino alla chiusura (se avviene precocemente, dopo un po’ il grappolo secco si stacca);

- arrossamenti o ingiallimenti di settori di foglia delimitati dalle nervature principali;

- distacco anticipato delle lamine fogliari con permanenza del picciolo sul tralcio;

- appassimento anche solo di parte di porzioni di grappolo dopo la chiusura;

- aspetto flessuoso e gommoso del germoglio e difficoltà nella lignificazione;

- marcato ripiegamento dei lembi fogliari verso il basso, cioè accartocciamento a triangolo, sin dalla tarda primavera pressoché simultaneo su tutte le foglie dello stesso tralcio (tale sintomo non deve essere confuso con l’accartocciamento di tipo virale che compare solo dall’estate e colpisce prima le foglie più vecchie ed è associato ad arrossamenti che iniziano dai margini fogliari);

- ispessimento della lamina fogliare, consistenza cartacea.

Per il viticoltore l'unica possibilità di combattere e prevenire la flavescenza dorata è quella di:

- abbattere la popolazione dell'insetto vettore mediante il ricorso a trattamenti insetticidi;

- monitorare accuratamente i vigneti con lo scopo di intercettare le prime piante con sintomi sospetti;

- estirpare le piante infette;

- eliminare le ceppaie e, qualora si dovesse posticipare tale operazione, contrastare la produzione di polloni;

- porre particolare cura alla prevenzione nei giovani impianti.

In questo contesto generale diventa fondamentale la strategia e la difesa dei comprensori viticoli.

Il contenimento "a posteriori" dopo l'esplosione di flavescenza dorata rischia di essere una corsa ineguale con la diffusione della malattia che è partita prima". (Boudon Padieu, 2002).

Ultima modifica ilMercoledì, 22 Giugno 2011 10:55

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