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Difesa del vigneto contro la grandine

Difesa del vigneto contro la grandine Difesa del vigneto contro la grandine
I danni potenziali che una grandinata può causare sono proporzionati a questi 5 fattori:
1. dimensione del chicco
2. velocità di caduta del chicco
3. durezza del chicco
4. forma del chicco
5. orientamento della traiettoria di caduta del chicco
Ad esempio, è possibile che chicchi di grandine molto grossi causino danni minori se questi sono inseriti in forti correnti contrarie rispetto ad altri chicchi più piccoli inseriti in correnti "favorevoli" o in un vento tornadico. Esiste la scala Torro per quantificare i danni cagionati dalla grandine, e fu introdotta nel 1986 da Jonhatan Webb di Oxford, Oxfordshire (U.K). L'intensità di una grandinata si riferisce al danno maggiore che essa ha causato; se i danni non possono essere quantificati (come per la campagna), l'intensità verrà relazionata alla grandezza del chicco e non più al danno potenziale che poteva causare.

La grandine è un fenomeno assai variabile nel tempo e nello spazio ed attualmente esistono tre mezzi per combattere questo dannoso fenomeno meteorologico:

1.    frantumazione del chicco mediante onde sonore prodotte al suolo (cannoni detonanti)
2.    frantumazione del chicco mediante onde sonore prodotte dentro la nube (razzo esplodente)
3.    inseminazione artificiale delle nubi con particelle microscopiche (ioduro d'argento)

I cannoni detonanti

Cannoni detonatiSono quelli di cui molto si parla e che ancora oggi si vedono in alcune aree, creano onde sonore mediante un emettitore di scoppi a ripetizione ed a salve. Le onde in propagazione da terra verso l'alto (fino a poche centinaia di metri) dovrebbero alterare i processi che portano alla formazione dei chicchi ed alla loro caduta, questo secondo le case costruttrici: peccato che i processi dinamici che danno il via al fenomeno grandine partano dalla parte superiore della nube con la nucleazione di cristalli di ghiaccio da parte dei germi cristallini. Si pensi inoltre che l'onda di pressione generata dall'esplosione del cannone è valutabile in circa 3-4 millibar a 50 metri dal cannone stesso, a 1,5 mb a 100 m, a 0,13 mb a 1000 m, ed a 0,033 mb a 4000 m (nemmeno uno schiocco di dita). Sono pressioni che si rivelano assolutamente insufficienti sia per influenzare la dinamica del cumulonembo sia per causare effetto cavitazione (ovvero una specie di microperforazione del nucleo centrale del chicco in grado di facilitarne una rottura anticipata durante la caduta al suolo mediante "spaccatura" per mancata coesione tra le pareti delle pellicole a crescita secca e crescita bagnata), quindi l'inefficacia è assoluta tenuto conto dell'immane energia che si sviluppa in cumulonembi grandinigeni. I cannoni anti-grandine sono uno dei tanti mezzi studiati per combattere questa dannoso fenomeno meteorologico.

Il presunto principio di funzionamento consiste nella frantumazione del chicco di grandine mediante onde d'urto acustiche prodotte al suolo nella frantumazione del chicco di grandine mediante onde d'urto acustiche prodotte dall'esplosione di un razzo inviato nella nube dall'inseminazione della nube con particelle microscopiche liberate dall'esplosione ad alta quota di un razzo . L'epopea dei cannoni antigrandine ha ormai più di un secolo. Fu Albert Stiger, sindaco della città austriaca di Windisch-Feistritz, noto viticultore che nel 1896 concepì un primo cannone antigrandine la cui base di funzionamento secondo alcune fonti, era di tipo acustico (BATTAN, 1969), secondo altre producevano denso fumo le cui particelle avrebbero dovuto fluire nella nube fornendo nuclei di condensazione supplementari per nutrire la "competizione benefica" aumentando la dispersione delle gocce (AMS, 1981). Questo secondo principio è l'unico oggi ritenuto scientificamente sensato, ma la dispersione dell'aerosol nucleante (di solito ioduro d'argento) può dare effetti solo se avviene con mezzi aerei all'interno o al di sopra della nube in opportuni momenti critici della formazione dei primi cristalli di ghiaccio. Tornando a Stiger nell'estate del 1896 egli mise in servizio sei cannoni e quell'anno non venne grandine... Sull'onda dell'entusiasmo l'anno successivo altri trenta cannoni furono installati nelle vicinanze, e anche quell'anno non ci fu grandine. Nel 1899 già duemila cannoni antigrandine tuonavano nel nord Italia; e giunsero a settemila installazioni nel 1900; il cannone "Stiger" cominciò a diffondersi anche in Russia, Spagna, America ed Australia. Ma pochi anni dopo i risultati cominciarono ad essere contraddittori: in alcune località equipaggiate di cannoni si registrò meno grandine, in altre di più. La spiegazione fu prontamente trovata attribuendo i risultati negativi a un insufficiente o maldestro uso dei cannoni. Nel 1902 il governo austriaco ancora non era convinto dell'efficacia del metodo, inoltre era preoccupato dell'elevato numero di incidenti causati dai cannoni: nella sola campagna del 1900, per esempio, vi furono undici morti e sessanta feriti. Nel 1902 a Graz una conferenza internazionale fu così chiamata a valutare la funzionalità di questo approccio di difesa attiva contro la grandine, e concluse che il metodo non poteva essere ritenuto valido se non a fronte di una verifica statisticamente probante. Furono scelte due aree test, una in Austria (Windisch-Feistritz) e l'altra in Italia (Castel-Veneto), e dopo due anni di attività l'inefficacia dei cannoni nel prevenire la grandine fu definitivamente dimostrata dall'occorrenza di alcune tempeste distruttive su entrambe le aree. Esiste un'ampia letteratura scientifica, in particolare gli esperimenti italo-russo-elvetici degli anni 70-80 (campagna GROSSVERSUCH IV), che ha dimostrato l'inutilità (o quanto meno, l'impossibilità di dimostrare l'efficacia) dei metodi di difesa attiva contro la grandine non avio-trasportati. Il 10 luglio 1990 un piccolo comune dell'Astigiano aveva un centinaio di milioni in eccedenza sul bilancio comunale. I contadini chiesero di impiegare queste risorse finanziarie per installare una rete di cannoni antigrandine. Il dispositivo fu illustrato al pubblico, (furono usati per la prima volta attorno al 1905) la sala era gremita, parlando di cumulonembi, di calore di condensazione, di energia liberata e di come più del botto facesse una buona assicurazione antigrandine e magari un buon studio climatologico della distribuzione e frequenza della grandine finanziato da una piccola percentuale di quei fondi. A tutt'oggi sono ancora molte le località, dalle Langhe alla bassa Val d'Aosta alla Padania, dove si impiegano cannoni antigrandine "fai da te", ma ancora si ignora una banale informazione: quante sono e dove colpiscono le grandinate.

I razzi esplodenti

Esplodono a circa 2000-2500 m di quota; le onde d'urto prodotte dovrebbero teoricamente determinare uno sfaldamento dei chicchi prima del loro impatto sulle colture tramite il fenomeno della cavitazione. Ebbene esperimenti condotti da enti autorevoli tra i quali l'UCEA hanno dimostrato l'assoluta inefficacia del sistema per due ordini di motivi: la quota di 2000-2500 m è troppo bassa in rapporto alla zona con contenuto massimo di chicchi (tra 4500 e 6000 m ma in rapporto all'altezza della tropopausa; in primavera ed in tarda estate-autunno la quota si abbassa). Ovviamente nel corso della caduta i chicchi andranno ad occupare anche zone più basse della nube, ma sarà già troppo tardi per intervenire per la elevatissima velocità di caduta (gravità + downdraft). Inoltre la pressione esercitata dalla detonazione è apparsa insufficiente a determinare il fenomeno della cavitazione, se non in un numero di chicchi assolutamente irrisorio.

Nucleazione artificiale con ioduro d'argento

L'unica strada percorribile poteva essere quella della nucleazione artificiale con ioduro d'argento che ha un elevato effetto "soluto", in modo da ripartire il collidere delle goccioline sopraffuse o sottoraffreddate (liquide in ambiente sottozero) su un numero di cristalli di ghiaccio superiore a quello naturale (lo ioduro d'argento è ottimo nucleatore di germi cristallini), con formazione di chicchi in numero molto elevato e di piccole dimensioni che poi fonderebbero nella caduta al suolo. Anche questo tentativo però ha dato risultati appena palpabili su celle di moderata estensione ed intensità e nulli su celle grandinigene ad innesco supercellulare (esperimento denominato "Grossversuch IV" con la collaborazione di molti enti europei)

Reti antigrandine

Reti antigrandineRimangono quindi le reti antigrandine (con costi ad ettaro molto elevati) o le assicurazioni, ma che comunque coprono almeno una piccola parte del rischio.
Misurazione dei danni da grandine


Scala Torro

La scala Torro fu introdotta nel 1986 da Jonhatan Webb di Oxford, Oxfordshire (U.K) in riferimento alle categorie di danni causati dalle tempeste di grandine. I danni potenziali che la tempesta di grandine può causare, sono generalmente proporzionati alla dimensione del chicco e alla velocità di caduta. Oltre alla dimensione e alla velocità di caduta, altre componenti da considerare sono la durezza, la forma e l’orientamento della traiettoria di caduta. L’intensità di una grandinata può essere più facilmente determinata se questa avviene su aree piene di oggetti che hanno la capacità di mantenere evidenti i danni o quando si verifica su un’area costruita. L’intensità di una grandinata è determinata in riferimento al danno maggiore che ha causato. Quando una grandinata si verifica in aperta campagna, dove i danni non possono essere misurati, l’intensità del fenomeno viene messa in relazione alla grandezza del chicco di grandine e non più al danno che potenzialmente avrebbe causato. Quando i danni non sono evidenti viene comunque assegnata la categoria più bassa. Lo stesso criterio viene utilizzato nei casi in cui i danni non possono essere quantificati. In conclusione, è possibile dire che se c’è una stretta relazione tra dimensioni del chicco e danno causato. Sono state costruite delle categorie in cui sono stati inseriti una molteplicità di danni per meglio classificare gli eventi. È possibile infatti che chicchi di grandine particolarmente grandi causino danni minori perché inseriti in seno a forti correnti contrarie.

Tabella - Scala Torro
Scala Descrizione dei danni Size code range
H0 Nessun danno 1
H1 Cadono le foglie ed i petali vengono asportati dai fiori 1 - 3
H2 Foglie strappate, frutta e verdura in genere graffiata o con piccoli fori 1 - 4
H3 Alcuni segni sui vetri delle case, lampioni danneggiati, il legno degli alberi inciso. Vernice dei bordi delle finestre graffiata, piccoli segni sulla carrozzeria delle auto e piccoli buchi sulle tegole più leggere 2 - 5
H4 Vetri rotti (case e veicoli) pezzi di tegole cadute, vernice asportata dai muri e dai veicoli, carrozzeria leggera visibilmente danneggiata, piccoli rami tagliati, piccoli uccelli uccisi, suolo segnato 3 - 6
H5 Tetti danneggiati, tegole rotte, finestre divelte, lastre di vetro rotte, carrozzeria visibilmente danneggiata, lo stesso per la carrozzeria di aerei leggeri. Ferite mortali a piccoli animali. Danni ingenti ai tronchi degli alberi ed ai lavori in legno. 4 - 7
H6 Molti tetti danneggiati, tegole rotte, mattonelle non di cemento seriamente danneggiate. Metalli leggeri scalfiti o bucati, mattoni di pietra dura leggermente incisi ed infissi di finestre di legno divelte 5 - 8
H7 Tutti i tipi di tetti, eccetto quelli in cemento, divelti o danneggiati. Coperture in metallo segnate come anche mattoni e pietre murali. Infissi divelti, carrozzerie di automobili e di aerei leggeri irreparabilmente danneggiate 6- 9
H8 Mattoni di cemento anche spaccati. Lastre di metallo irreparabilmente danneggiate. Pavimenti segnati. Aerei commerciali seriamente danneggiati. Piccoli alberi abbattuti. Rischio di seri danni alle persone 7 - 10
H9 Muri di cemento segnati. Tegole di cemento rotte. Le mura di legno delle case bucate. Grandi alberi spezzati e ferite mortali alle persone 8 - 10
H10 Case di legno distrutte. Case di mattoni seriamente danneggiate ed ancora ferite mortali per le persone 9 - 10


Tabella-Indice di dimensione e scala Torro
Size Code Diametro Riferimento Intensità
1 5 – 10 mm Piselli H0 – H2
2 11 – 15 mm Fagioli, nocciole H0 – H3
3 16 – 20 mm Piccoli acini d’uva, ciliegie e piccole biglie/td> H1 – H4
4 21 – 30 mm Grossi acini d’uva, grosse biglie e noci H2 – H5
5 31 – 45 mm Castagne, piccole uova, palla da golf, palla da ping-pong, a da squash H3 – H6
6 46 – 60 mm Uova di gallina, piccole pesche, piccole mele e palle da biliardo H4 – H7
7 61 – 80 mm Grosse pesche, grosse mele, uova di struzzo, piccole e medie arance, palle da tennis, da cricket e da baseball H5 – H8
8 81 – 100 mm Grosse arance, pompelmi e palle da softball H6 – H9
9 101 – 125 mm Meloni H7 – H10
10 Sopra i 125 mm Noci di cocco e simili H8 – H10


Un flagello per l'agricoltura

La grandine è una meteora molto meno frequente dopo pioggia e neve. Si tratta di una precipitazione costituta da chicchi di ghiaccio che possono raggiungere forma e dimensione tra le più svariate. In Italia le grandinate medie, hanno una dimensione che varia da 5 a 10 mm, con diversi casi ogni anno, di chicchi possono essere maggiori e raggiungere le dimensioni tra la 4 e la 6 della scala TORRO. Come per le trombe d'aria, esiste una scala di riferimento riferita, in questo caso, alle dimensioni dei chicchi, non ai danni che provoca.

Danni per il vigneto

Dopo una grandinata bisogna intervenire tenendo presente l’epoca della grandinata, la gravità del danno, vitigno e condizioni climatiche. Gli effetti della grandinata sulla vite sono diversi a seconda dello sviluppo di vegetazione e grappoli.
Le grandinate precocissime (germ.-metà maggio) colpiscono i germogli di pochi cm, e a seconda dell’entità della grandinata, esso viene staccato dal tralcio. Si avrà una riduzione della produzione dell’annata. Partiranno le gemme di controcchio (fertilità dipende dal vitigno) che saranno in grado di differenziare gemme fertili per l’anno seguente.

Le grandinate precoci
(prefioritura-fioritura-fino a metà giugno) durante questa fase la grandine può provocare danni molto gravi perché la produzione d’annata è esposta ai colpi e i tralci possono essere lesionati e troncati. In questo periodo vanno differenziandosi le gemme ibernanti che produrranno il prossimo anno. È quindi una fase molto delicata per le alterazioni del metabolismo della vite conseguenza di una forte riduzione della superficie fogliare. Nel caso di danno prossimo al 100% può rendersi utile una potatura delle parti lesionate per favorire di nuovi germogli che limiteranno l’impatto della grandinata sulla prossima annata.

Le grandinate estive
(allegagione-invaiatura) in questo periodo una grandinata influisce in modo diretto sulla produzione. La ripresa del vigneto dipende da quanta vegetazione è rimasta e in grado di assicurare una ripresa vegetativa, dall’andamento stagionale. In caso di grandinate estive non gravi il rischio di attacchi di marciume bianco agli acini.

Grandine a tardive
(a maturazione) brevi grandinate possono dar luogo all’insorgere di gravi attacchi botritici. Il sistema di allevamento a controspalliera, pergola e tendone offrono un po’ di riparo nel caso di piccole grandinate.    

Dopo una grandinata di medio-grave entità bisogna intervenire con prodotti fitosanitari di disinfettati(Sali di rame) e prodotti cicatrizzanti(folpet). Nelle parti lesionate possono entrare nella pianta agenti della muffa grigia(Botrytis Cirenea), marciume bianco(Coniella) e la rogna(Agrobacterium Tumefaciens) anche se i danni peggiori si hanno da oidio e peronospora se la nuova vegetazione che si formerà non è adeguatamente protetta.

Il Grelimetro

Il grelimetroIl grelimetro e' costituito da un pannello quadrato di polistirolo, di lato 15 cm, ricoperto da un foglio di alluminio dello spessore di 170 micron. Il pannello viene montato su di un supporto che lo espone all'impatto con i chicchi di grandine su un piano orizzontale; i chicchi lasciano sul pannello una serie di impronte. La rete dell’ISTITUTO AGROMETEOROLOGICO DI SAN MICHELE ALL'ADIGE espone i pannelli nel periodo maggio - settembre, il periodo dell'anno di maggior interesse per la valutazione dei danni da grandine sulle colture orto-frutticole. I dati del Centro sono disponibili dal 1974. Al termine di ogni giornata di grandine il pannello deve essere sostituito con uno nuovo. Le altre informazioni da segnalare sono ovviamente la località di osservazione, con i suoi dati, il giorno, l'ora in cui si è verificata la grandinata, la sua durata, l'area di sua conoscenza colpita dalla grandine e le dimensioni massime dei chicchi.

Impronte di grandine sul grelimetro




Conclusioni

Il problema della grandine è un molto serio perchè provoca danni soprattutto in agricoltura mettendo a rischio il reddito di un’intera annata e qualche volta anche della seconda soprattutto sulle colture perenni. Se la coltura si trova in una zona a rischio certificata dall’esperienza o tramite il grelimetro è necessario, a seconda della gravità delle grandinate, proteggere la propria coltura con gli unici mezzi efficaci Reti Antigrandine o Polizza Assicurativa. Se le grandinate sono molto forti conviene la rete antigrandine che protegge la pianta perenne sia dalla caduta del chicco di grandine sia dalla successiva entrata, attraverso le lesioni create ai rami e al fusto, di possibili infezioni che compromettano in seguito la vita della pianta.

Bibliografia

BATTAN L.J. - 1969 - Harvesting the clouds. Doubleday & C., New York, P.17.
AMS-American Meteorological Society Bullettin, March 1981-"History repeated: the forgotten hail cannons of Europe"
RIVISTA DI METEOROLOGIA, CLIMA E GHIACCIAI www.nimbus.it
Parte didattica tratta da fenomenitemporaleschi.it

Ultima modifica ilVenerdì, 03 Settembre 2010 09:29

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