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Vendemmia 2012: annata indimenticabile con un’estate da record

L’ estate 2012 è stata caratterizzata dal passaggio di ben 7 anticicloni e dall’assenza di precipitazioni su tutta la penisola italiana. Tutto ciò ha portato ad un calo della produzione stimato intorno al 3,5% sul totale nazionale, creando una delle annate meno produttive degli ultimi 60 anni (come confermano recenti indagini dell’Assoenologi).
Apripista è stata, con lo chardonnay, la Franciacorta che, già da mercoledì 8 agosto, aveva iniziato la raccolta solo nelle ore più fresche del mattino (dalle ore 7 alle ore 12) per preservarne le caratteristiche sensoriali. A seguire c’è stato l’Oltrepò Pavese, dove nei giorni di Ferragosto si è raccolto manualmente ed in cassetta il Pinot Nero, che darà vita nei prossimi anni al Metodo Classico DOCG e al Cruasè.

Oltre al dato quali-quantitativo, c’è da sottolineare che, per effetto dei cambiamenti climatici nel breve periodo, la vendemmia 2012 avviene con un anticipo di circa 30 giorni rispetto a qualche decennio fa.

Non c’è ancora nulla di compromesso, soprattutto per le varietà a bacca rossa che, dopo le piogge e il calo delle temperature (ritornate alle medie del periodo), si sono riprese. Sicuramente nelle cantine e tra gli enologi vige un certo ottimismo grazie alla qualità delle uve che stanno entrando nelle aziende. Certamente da sottolineare è la conferma del calo quantitativo in alcune zone. Le varietà rosse più tardive hanno sicuramente beneficiato di questo inizio di settembre. La differenza nelle regioni del nord l’hanno fatta anche il tipo di suolo, l’esposizione e l’età delle piante che hanno garantito grandi vini nelle “vigne storiche”. Questi appezzamenti erano già ben noti nei secoli precedenti e ancora oggi vengono utilizzati per produrre i vini di punta dalle aziende. Nelle regioni meridionali, più abituate ad annate calde, non si sono verificate problematiche significative grazie alle attente tecniche adottate dagli agronomi che lavorano in queste aree da anni. 

Ormai da diversi anni moltissimi climatologi stanno disegnando degli scenari apocalittici, ma chi lo sa cosa succederà nel futuro? Guardando infatti il clima su larga scala, e non solamente tenendo presente gli ultimi decenni, si può notare che ci sono state moltissime oscillazioni (da ere glaciali a periodi molto caldi).

Certamente in questi anni siamo di fronte ad un aumento delle temperature medie dovuto, in parte, anche a fattori generati dall’uomo come innalzamento del livello dell’anidride carbonica, vapore acqueo, biossido di zolfo. Questi cambiamenti dovranno far riflettere i tecnici delle aziende, che potranno intervenire modificando alcune delle classiche tecniche agronomiche, quali diverse operazioni in verde (sfogliatura, cimatura), mirate operazioni di diradamento dei grappoli e lavorazioni del suolo/inerbimenti. Dovranno inoltre realizzare la raccolta nelle ore più fresche della giornata o anche durante la notte, al fine di  ottenere vini che possano confermare il livello qualitativo del made in Italy in questo settore. Sicuramente potremmo aspettarci alcuni cambiamenti della geografia enologica; se le temperature continueranno a salire sicuramente si potrà spostare in climi più freddi il confine di coltivazione della vite. Questi fenomeni e le diversità delle annate rendono ancora più interessante il lavoro dell’agronomo e dell’enologo che, solo con le più minuziose attenzioni, possono arrivare a produrre vini di eccellenti qualità.

L’annata è stata particolarmente difficile, ma solo il tempo ci potrà dire quale sarà il livello qualitativo. Sicuramente ci ricorderemo del 2012 enologico per ancora tanto tempo.



Ultima modifica ilLunedì, 24 Settembre 2012 08:06

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