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La cultura medica del vino nella storia

Caravaggio Caravaggio
Le prime testimonianze sul vino nella cultura medica risalgono al V, IV secolo a.C. ad alcuni scritti di Ippocrate, che lo consigliava assieme ad altre bevande alcoliche per combattere la febbre, come diuretico, come antisettico e aiuto nelle convalescenze.
E’ certo, inoltre, che per oltre duemila anni, il vino è stato l’unico antisettico utilizzato sia per disinfettare le ferite, sia per rendere potabile l’acqua.

Presso gli Egizi il vino, come rimedio, veniva usato essenzialmente come anestetico locale.
In epoca Romana l’uso del vino quale rimedio terapeutico, divenne assai frequente, soprattutto nella preparazione di decotti a base di erbe medicinali.
Era anche utilizzato nello svezzamento: verso un anno e mezzo il bambino veniva svezzato con briciole di pane imbevute in vino dolce aromatizzato.
La fonte più ricca e dettagliata sull’uso del vino come rimedio, è quella offerta da Galeno medico personale di Marco Aurelio, nel suo De Rimediis ove dedica un lunghissimo capitolo alla terapia con ricette a base di vino.

La medicina Occidentale fu a lungo dominata dal pensiero di Galeno e anche suoi suggerimenti terapeutici sull’uso del vino furono dogmaticamente accettati e applicati. (L’uomo e il vino, T.R. Editrice)
L’uso del vino a scopo terapeutico, in particolare nella pratica chirurgica, continuò per tutto il Medioevo.
I medici della Scuola di Bologna, che già contestavano l’opinione allora largamente diffusa che per il risanamento delle ferite fosse necessaria la suppurazione, erano convinti che una fasciatura imbevuta di vino portasse alla cicatrizzazione e alla guarigione della ferita.

Guy de Chauliac noto chirurgo del Medioevo, usava pulire le ferite del torace con lavaggi a base di vino fino a che il vino non risultasse pulito e chiaro.
Più tardi il dolore procurato dalla gamba incancrenita di Luigi XIV, il Re Sole, veniva alleviato facendo immergere la gamba in una vasca piena di vino caldo aromatizzato.

Nei secoli successivi, ancora fino alla metà dell’800, famosi clinici tedeschi consigliavano l’uso di piccole quantità di buon vino come stimolante cardiaco.
 
“Il vero bevitore si distingue dal bevitore corrente, dal beone, dall’ubriacone, per virtù simili a quelle che fanno riconoscere il vero signore, il gentleman, dalle persone per le quali la buona educazione e le maniere corrette sono soltanto un’incerta mano d’intonaco.

L’optimus potor (vero bevitore) sa quando fermarsi, non perché sia dissetato, ma perché l’ebbrezza raggiunta gli pare bastevole e il gradito effetto di quanto ha bevuto non ha bisogno di essere supportato da altro liquido. Bere finché si resta gentleman”. (Paolo Monelli, Il vero Bevitore, Milano, 1971)

La definizione di classificazione attribuita nel 1850 dai francesi, a seguito della devastante azione nei confronti della vite da parte della fillossera è stata: “Il vino è una soluzione idroalcolica di oltre 6000 microelementi e macroelementi, ottenuto per fermentazione alcolica totale o parziale del mosto d’uva o uva ammostata”.

Il vino contiene in una soluzione di acqua ed alcool, che rappresentano i componenti principali, e numerosissimi altri elementi, responsabili di azioni benefiche sul nostro organismo.
Il solo alcool, senza l’influenza di altri elementi, risulterebbe nella maggior parte dei casi dannoso agli organi del corpo umano.
Partendo dal presupposto che il vino non è un concentrato di alcool, ma come un armonioso composto di numerosi elementi di cui l’alcool è solo una parte, possiamo affermare che l’insieme di questi elementi rappresenta un giusto mix per un prodotto sano e soprattutto salutare se assunto in dosi moderate.

E’ quindi necessario ricordare che il vino è una soluzione idroalcolica di più di 6000 micro e macro elementi chimici, ottenuto per fermentazione alcolica totale e parziale di uva o mosto d’uva.
L’insieme di questi elementi rappresenta un fattore di protezione con rarissime controindicazioni mediche.
Nel 1997 il Comitato Regionale Europeo dell’OMS ha precisato che per normale consumo di alcool si intende l’assunzione di quattro bicchieri di vino al giorno.
La dose accreditata di riferimento risulta però mezzo litro al giorno di vini di media struttura, considerando che 80 gr di alcool corrispondono per l’OMS a poco meno di un litro di vino di con un volume alcolico del 10% o a ¾ di litro di vino con un volume del 13%.

Le dosi e le modalità variano però in base all’età e soprattutto all’individuo, scendendo fino ad una media di 2-3 bicchieri al giorno in soggetti anziani.

E’ stata creata una curva di accettabilità dell’alcool, in relazione all’età ed al sesso, (fonte Il Potere Curativo del Vino, G. Sicheri) di seguito riportata (vedere galleria immagini).


Ultima modifica ilGiovedì, 22 Settembre 2011 05:39

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