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Sagrantino: Il "Principe" d'Umbria

Sagrantino di Montefalco Sagrantino di Montefalco
Volendo definirlo con tre termini non ho il minimo dubbio: struttura, potenza, longevità.
Volendo definirlo con tre termini non ho il minimo dubbio: struttura, potenza, longevità.

A mio modesto parere è un Vino che nulla deve invidiare ai mostri enologici “sacri” d'Italia, purtroppo a lui manca solo un po' di blasone rispetto ai “cugini” di altre regioni, ma su tutti gli altri fronti è un cavallo di razza pronto a sfoderare tutte la sua innata qualità enoica.

Sto parlando del Sagrantino di Montefalco, la Docg ottenuta nel 1992 e fiore all'occhiello della potenzialità vitivinicola umbra, ennesimo esponente della nutrita schiera dei grandi Vini rossi italiani.

Nel nome stesso della denominazione è racchiuso il valore del prezioso binomio qualitativo fra Vitigno e Territorio, testimone ulteriore dell'importanza di esaltare l'intimo legame che storicamente si crea fra Uva, Vigna e Microclima.

Come spesso accade ci sono ipotesi diverse relative alle origini di questo nobile Vitigno, la più accreditata sostiene che sia stato importato in Umbria dall'Asia Minore da alcuni frati francescani, qualcuno invece parla del risultato di successive selezioni di cloni locali.                                          

Di fatto possiamo ritenere il Sagrantino come un vitigno autoctono talmente è radicata la sua coltivazione nella ristretta zona di Montefalco e comuni limitrofi: qui come in nessuna altra parte i Vini derivanti da questa uva sono in grado di esprimere qualità organolettiche di così alto livello.

Quando si parla di Sagrantino è doveroso citare Arnaldo Caprai, considerato il primo grande fautore del successo di questo Vino, che ne ha esportato la tipicità fuori dai confini umbri, facendolo conoscere ed apprezzare a livello internazionale. All'inizio degli anni '70 comprese le enormi potenzialità di questo Vitigno Autoctono, decise quindi di scommettere fortemente sullo studio/sviluppo della coltivazione e vinificazione di questa nobile uva, dal carattere non facile da addomesticare.

Fu così che sfruttando il suo potenziale economico, la passione e l'amore per la Terra Umbra investì tempo, energie e denaro per dare il primo fondamentale slancio verso la consacrazione del Sagrantino di Montefalco,  allacciando anche preziose collaborazioni con istituti di ricerca universitari, al fine di sviluppare al meglio la profonda conoscenza di questo Vitigno.

Sulla scia del lavoro di Arnaldo Caprai diversi vitivinicoltori ebbero l'entusiasmo necessario per investire anima e corpo nella valorizzazione del Sagrantino, con la ferma presa di coscienza di avere nella propria Terra una preziosa “rarità” in grado di entrare nell'olimpo dei grandi Vini rossi italiani.

Come spesso accade anche per fuoriclasse come Barolo, Barbaresco e Brunello, anche nel caso del Sagrantino di Montefalco ci si trova di fronte ad un Vino non facile da capire ed apprezzare, non si concede con semplicità a chi lo degusta, bisogna conoscerlo soprattutto per decifrare le sue potenzialità organolettiche. Il Sagrantino infatti è un'uva che contiene una elevata quantità di polifenoli, in particolare di tannini, proprio per questo sia in Vigna che in Cantina ha bisogno di grande cura e competenza per poterne ricavare un grande Vino. E' fondamentale sfruttare una adeguata maturazione fenolica delle uve, ma soprattutto un opportuno affinamento in legno ed in bottiglia, al fine di domare l'imbizzarrita carica tannica che renderebbe il Vino troppo astringente se non intelligentemente gestita.

Il disciplinare di produzione prevede che debba affinarsi per almeno 30 mesi prima di essere messo sul mercato, di cui almeno 12 mesi in legno, di fatto molti produttori preferiscono farlo evolvere in botte/barrique per periodi di tempo molto più lunghi dei minimi richiesti, così da agevolare il raggiungimento del miglior equilibrio.

Il Sagrantino di Montefalco è solitamente dotato anche di un'alta percentuale di estratto secco, caratteristica che contribuisce in modo fondamentale a definire la sua possente struttura di grande Vino rosso, infatti nelle sue migliori espressioni quando lo si degusta offre la sensazione di essere quasi “masticabile”, tanta è l'estrazione di frutto in esso presente.

Questa importante struttura, abbinata alla carica tannica ed all'alcol spesso pari o superiore ai 14%, permette al Sagrantino di avere eccezionali potenzialità di affinamento in bottiglia, consentendo di ragionare su spazi temporali anche nell'ordine dei 15-20 anni, con la certezza di avere di fronte un Vino che necessita di calma e pazienza per regalarci le sue migliori vette qualitative.

Questo non significa che quando viene messo sul mercato non sia un Vino godibile, semplicemente bisogna essere consapevoli che la sua aristocrazia enologica è una preziosa qualità che ama concedersi lentamente negli anni, mostrandoci da subito tutti i suoi possenti muscoli e lasciando intravvedere quella rara eleganza che solo il tempo saprà plasmare in una fantastica opera d'arte.

Dopo aver ammirato il suo colore rosso rubino profondo nel bicchiere, all'olfatto ci riserva un corredo aromatico di grande fascino, spesso a dominare sono degli accattivanti sentori di frutta rossa stramatura, ciliegia sotto spirito, prugna, per passare poi a note terziarie speziate e balsamiche. In bocca sale subito in cattedra la struttura possente, calda, spesso accompagnata da una gradevole morbidezza, ovviamente poi la trama tannica si fa largo per mostrare la sua virilità, ma non risulta mai sgradevole e si integra in un complesso ricco di sostanza.

La buccia spessa di cui sono dotati gli acini del Sagrantino favorisce l'attività di appassimento, proprio grazie a questa caratteristica in parallelo alla versione secca esiste quella Passita, la quale rappresenta un fiore all'occhiello dell'Umbria, un Vino che racchiude tutta la sua intrinseca potenza, affiancata ad una posata dolcezza ed una gradevole avvolgente morbidezza. Il Sagrantino di Montefalco Passito è quindi uno splendido Nettare da Meditazione, ma vista la sua struttura è l'ideale per affiancarsi con dolci a base di cioccolato, grazie all'importante e tipica persistenza gusto-olfattiva.

Come mai allora il Sagrantino di Montefalco, pur essendo conosciuto anche all'estero, non gode del “blasone” mediatico dei “cugini” Barolo, Barbaresco e Brunello? Non è facile rispondere a questo genere di domande, sicuramente ci sono diversi fattori che negli anni hanno contribuito a tale aspetto, non ne esiste uno in particolare. La zona di produzione molto piccola con un conseguente numero di Cantine non elevato è una possibile causa di questa minor conoscenza al grande pubblico, probabilmente negli anni non si è riusciti sufficientemente ad attuare quella “massa critica” necessaria per imporre al mercato la grandezza di questo Vino. Gli appassionati sono perfettamente a conoscenza di quali siano le straordinarie potenzialità del Sagrantino, un lavoro più importante deve essere fatto per colmare il gap mediatico col grande pubblico che compra Vino, affinché non sia sempre e solo affascinato dalle solite blasonate denominazioni, ma abbia la curiosità di confrontarsi con altri prodotti di pari livello qualitativo.

Terminiamo come sempre con qualche “consiglio di degustazione”, facendo riferimento a Cantine medio/piccole, con un volume produttivo inferiore a circa 100.000 bottiglie/anno e restando sotto una soglia di 25 € per l'acquisto direttamente dal produttore:

BOCALE Sagrantino di Montefalco Docg 15-20 €
CAMPO DELLA MAESTA' Sagrantino di Montefalco Docg Passito 15-20 €
FONGOLI Sagrantino di Montefalco Docg 15-20 €
MORETTI OMERO Sagrantino di Montefalco Docg         15-20 €
MORETTI OMERO Sagrantino di Montefalco Docg Passito         15-20 €
PERTICAIA Sagrantino di Montefalco Docg 20-25 €
TABARRINI Sagrantino di Montefalco Docg “Colle Grimaldesco” 20-25 €
TENUTA SAN LORENZO Sagrantino di Montefalco Docg 15-20 €
TIBURZI Sagrantino di Montefalco Docg “Taccalite” 15-20 €

Come si sarà compreso leggendo l'articolo, sono un grande estimatore di questo Vino che ha sempre saputo regalarmi grosse soddisfazioni gustative, spero quindi di aver fatto sbocciare un barlume di curiosità in tutti quei lettori che non hanno mai avuto il piacere di confrontarsi col Sagrantino di Montefalco.

Siccome più di tante parole conta molto la pratica nel Mondo del Vino, vi consiglio caldamente di “scaldare” i vostri sensi per affrontare la sua degustazione, solo in questo modo potrete comprendere sino in fondo cosa intendevo dire all'inizio quando parlavo di: struttura, potenza, longevità.

Ultima modifica ilMartedì, 14 Febbraio 2012 07:07

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