Log in

Il Territorio dell'Etna versante Nord

Quando Davide Gangi mi chiese di parlare del territorio dell’Etna, luogo dove vivo e lavoro, pensai: ” beh, stavolta con poca fatica farò un bel lavoro, conoscendo bene questi luoghi, mi verrà facile parlarne.”


Invece sono settimane che tento, dato che per lavoro non sono uno scrittore, di organizzare le cose da dire senza fare un trattato ne’ di geologia né di viticoltura e nemmeno di ampelografia. Volevo anche evitare di parlare di Orografia, Stratigrafia o Morfotettonica, che sono quelle branche della geologia che spiegano in modo molto tecnico la composizione chimica e strutturale del terreno o di parlare di Portainnesto, Gemmo plasma e Cultivar. Ma se non inizio da queste cose non si potrà capire la grande particolarità e varietà dell’Etna, del suo territorio e dei suoi vini.

Un’ultima premessa, vi ricordo che siamo nel territorio della D.O.C Etna riconosciuta con DPR dell'11.08.1968 pubblicato sulla GU del 25.09.1968.

In poche parole vorrei chiarire perché il territorio dell’Etna é così diverso da altri, non solo alla vista ma soprattutto per l’aspetto geologico iniziando dall’Orografia; che é il settore della geografia che studia i rilievi del terreno nonché l’insieme dei rilievi montuosi in una determinata zona terrestre inclusa la relativa descrizione e rappresentazione cartografica. La Stratigrafia invece è la scienza che descrive gli strati archeologici. In particolare, sono oggetto di analisi, per ricostruire la storia degli strati, forma, concatenamento, divisione e successione.

Con questi brevi chiarimenti spero sia più facile comprendere la varietà dei terreni dell’Etna, in quanto costituiti da un vulcano che nasce circa 600.000 anni fa da eruzioni sottomarine e nel corso dei secoli è arrivato fino ad oggi a raggiungere un’altezza di 3220 m.s.l.m. dovuta ad un sovrapporsi di colate laviche, cenere e lapilli che risalgono dal centro della terra. Quindi ogni colata, ogni sovrapposizione é sempre diversa per struttura e chimica degli elementi. Di conseguenza ogni metro di terra può essere diverso dall’altro, da qui parte la tipicità e diversità dei sapori ,colori e odori dei diversi versanti.

Spero di non avervi annoiato ed inizio a parlare del Versante Nord dell’Etna  che comprende diversi comuni tra i cui Piedimonte Etneo(400mslm)  nel quale  i vigneti iniziano affacciandosi sul mar Ionio, sul confine con una piccola catena montuosa chiamata “terri janchi”  e cioè Monte Calcinera che è caratterizzato da terreni sedimentari composti da argille e banconi quarzoarenitici.

Attraverso stradine tortuose si sale circondati  da vigneti “custoditi” tra le terrazze costruite con i muri a secco (tipica tecnica etnea, consiste nel sovrapporre grosse pietre senza calce)   fino ad arrivare  Vena e Presa, piccole comunità, dove la viticoltura e frutticoltura si alterna creando scenari suggestivi con una vista panoramica sul mare di Giarre -Riposto.

Da Piedimonte Etneo grazie alla SS120 si sale con piccole pendenze verso Linguaglossa, notando sempre sulla destra Monte Calcinera che ci accompagnerà per tutto il nostro percorso ed é proprio questa la grande particolarità di questa zona.

Linguaglossa e’ compresa e compressa  in una lunga vallata a forma di lingua proprio tra Monte Calcinera e l’Etna da qui la caratteristica delle terre che a valle si mischiano tra terre bianche e terre nere dando origine a vini particolarmente complessi.

Attraversando il paese si respira l’aria di un luogo dove il cibo, l’enogastronomia ed il turismo sono parte di un’economia fortemente presente, lo dimostrano le tante macellerie, qui nasce la famosa salsiccia al ceppo ( particolare tipo di lavorazione che conferisce a quest’alimento caratteristiche uniche).

Questo Comune vanta tante particolarità che vi voglio raccontare, da qui ad esempio si estraeva la resina dei pini che serviva ad impermeabilizzare la flotta navale di Messina e Riposto, qui si tagliavano pini alti fino a 30 metri per realizzare gli alberi delle navi, qui si facevano i ”fussuni” e cioè delle grandi buche sull‘Etna che d’inverno si riempivano di neve che poi venivano ricoperte con la “filici” (felce) ed infine si vendeva la suddetta neve per preparare le famose granite .

Girando per il paese si contano forse un centinaio di piccoli ”palmenti” in disuso, in memoria di tanti contadini che  oltre a coltivare la vigna, vinificavano per poi vendere il vino ai commercianti di Riposto che lo imbarcavano e spedivano  verso  mete lontane.

Il vino di questi comuni era molto rinomato sia per la struttura alcolica che per la buona acidità,  compromesso che non si trovava molto facilmente mezzo secolo fa, ma qui era possibile, perché i contadini avevano capito che coltivare uva sull’Etna e cioè sulle ” terre nere” dove si avevano acidità più elevate che sul monte Calcinera ovvero le “terre bianche” dove invece si ottenevano vini molto alcolici e ciò dava vita ad un eccellente prodotto molto ricercato.
Uscendo dalla stretta vallata si sale sempre grazie alla SS120 che attraversa ”Cerro”, una zona dove le grandi colate laviche sono un panorama sorprendentemente vivo, e dove poche realtà commerciali possono nascere visto la struttura  del terreno, ma poche centinaia di metri dopo inizia nuovamente una “vita agricola” con una grande distesa di noccioleti e terre dedicate all’ortofrutta. Arriviamo così nel Comune di Castiglione di Sicilia. Qui la viticoltura ha ridato vita ad un’economia importante dato che ultimamente molti produttori  di altre aree geografiche stanno acquistando vigneti per produrre ETNA DOC . 

Castiglione  vanta un territorio vastissimo che parte dal Fiume Alcantara, luogo suggestivo da visitare perché è possibile scendere dentro le “gole” scavate dal fiume nel quale si possono ammirare  colonnati basaltici  e arrivare fino a 3320m possedendo una parte di Cratere dell’Etna. Andando in giro per questa zona si contano decine di aziende agricole, agrituristiche e ristoranti immersi nella natura circondati dal verde e dal silenzio.
In quest’area, nelle Contrade di Rovittello, Solicchiata ,Passopisciaro, Feudo di Mezzo Santo Spirito, Passocannone e Calderara  si coltiva il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio, uvaggio che fa nascere un Etna Rosso molto concentrato e ricco grazie all’eccellente esposizione al sole (anche 2500 LUX), alla complessità dei terreni e ad un debole venticello sempre presente che permette la produzione di eccellente uva.
Da qui possiamo salire per le piccole stradine che portano a quota 1000.

Quota 1000 e’ una strada pedemontana che taglia in mezzo  l’Etna senza dover passare dai centri abitati. Parte da Linguaglossa e arriva fino a Randazzo. Da qui il panorama é bellissimo, sembra di essere sospesi sopra tutta la valle dell’Alcantara, si contano le centinaia di colate laviche ed i vigneti si contendono quel po’ di terra libera dalla “sciara” (lava); sin qui infatti ci sono impianti di Carricante, Cataratto , Minnella per la produzione di Etna Bianco DOC.

Vorrei far notare una grande particolarità legata alla Doc  Etna. I Comuni etnei interessati alla produzione del vino “Etna” sono: Biancavilla, S. Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Via¬grande, Aci S. Antonio, Acireale, S. Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana-Etnea, Milo, S. Alfio, Piedimonte, Linguaglossa, Castiglione e Randazzo, ma nessuno di questi comuni viene compreso per intero nella zona a denominazione di origine controllata, essendo il loro territorio sviluppato in aree triangolari con vertice sul cratere centrale, mentre la zona a denominazione di origine controllata interseca queste superfici nella fascia mediana.
Proprio a Randazzo finisce la nostra escursione sul “Versante Nord dell’Etna” invitandovi a visitare il centro storico medievale, la chiesa madre interamente costruita da “Pietra nera” (pietra lavica) ed il museo floro - faunistico per poi dirigersi verso il lago “Gurrida”.
Questo lago presenta delle peculiarità in quanto é l'unico lago europeo originatosi da uno sbarramento lavico e l'unica zona umida del parco dell'Etna, rappresentando una importante stazione di sosta per gli uccelli migratori. Il livello del lago dipende dall'apporto idrico del fiume Flascio che è massimo in inverno quando inonda con il suo prezioso limo questa grande conca .

Questa peculiarità, descritta nel 1815 dall'abate Giuseppe Recupero nella "Storia naturale e generale dell'Etna", venne utilizzata dai discendenti dell'Ammiraglio Nelson, proprietari della immensa Ducea, che intorno al 1850 vi fecero impiantare un vigneto di uve d'Alicante. Questi vitigni, di origine spagnola, trasportati secondo la leggenda dal bastimento "Victory", non hanno mai conosciuto il flagello della fillossera: il vigneto, infatti, viene periodicamente sommerso dal lago che così lo preserva da questa malattia, mentre con la bella stagione e il ritiro delle acque risorge a nuova vita dando un ottimo vino.

Approfitto dell’occasione per invitarvi a  visitare alcune piccole e medie aziende vitivinicole del versante, iniziando con l’Azienda Vitivinicola “Reggia Corte” che produce particolari vini da uve Alicante in territorio di Piedimonte Etneo. A Linguaglossa invece si può degustare un tipico Etna Rosso prodotto da una piccolissima produzione dall’Agricola “Cacciola” e spostandoci verso Castiglione troviamo i vigneti dell’Azienda “Girolamo Russo”, oggi gestita con passione dal figlio Giuseppe.

Arrivati a Passopisciaro  bisogna andare a trovare il Dott. Del Campo e le sue figlie che con grande fatica tra Milano e la Sicilia producono dai 2 Ettari, in contrada Passocannone,  un Etna molto elegante infine  arrivare a Randazzo e degustare il tanto nominato Etna Rosso “ Piede Franco “ della cantina Calabretta.

Spero tanto di essere stato un buon compagno di viaggio,e rivedervi alla prossima escursione nel versante Etna SUD.
Ultima modifica ilVenerdì, 20 Gennaio 2012 07:21

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.