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Sagrantino: l'autoctono dell'Umbria

Il Sagrantino è un vino dell’ Umbria che esce allo scoperto, conquista il mercato e l’ interesse del panorama vitivinicolo italiano.  Una fama che fino a poco tempo fa era più leggendaria che effettiva. Il passo decisivo, con il recupero del vitigno, è stato fatto dalla famiglia Caprai, dopo oltre 10 anni di ricerche, condotte da un team di dieci agronomi guidati dal professor Leonardo Valenti dell' università di Milano.

Dal latino sacer o perchè utilizzato nei riti religiosi la sua storia ci racconta l’evoluzione e le ipotetiche origini; sarà l'Itriola, citata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historiae”, tipica uva del territorio di Montefalco, che alcuni studiosi ritengono assimilabile al Sagrantino o un vitigno importato dall’Asia Minore dai seguaci di San Francesco o ancora un vitigno autoctono? Sinceramente, senza nulla togliere alle ipotesi degli studiosi, per noi contemporanei il Sagrantino è un patrimonio ampelografico italiano. Quindi rispondiamo: “un vitigno autoctono coltivato nella zona di Montefalco”.
La presenza del vitigno in questo territorio è molto antica. Valide testimonianze documentano la sua coltivazione a partire dal 500. Difficile ricostruire con esattezza l’evoluzione in tempi così lontani. Cerchiamo allora di fissare alcuni avvenimenti cruciali che hanno dato slancio e hanno portato alla nascita della nostra DOCG Montefalco Sagrantino.
Nel 1500 un'ordinanza comunale stabilisce ufficialmente la data d'inizio della vendemmia a Montefalco.
Nel 1600 il legato di Perugia , cardinale Boncompagni,  inasprì severamente le sanzioni stabilite dallo statuto comunale, in materia viticola. Segno dell’ importanza che la vite aveva in queste zone.
Nel 1800 il Calindri, nel suo "Saggio geografico, storico, statistico del territorio Pontificio", cita Montefalco “al vertice dello Stato per i suoi vini”. In quel periodo iniziano ad arrivare importanti riconoscimenti al Sagrantino.
Nel 1900 alla Mostra enologica dell'Umbria, Montefalco è definita centro vinicolo più importante della regione.
Il 30 ottobre 1979 il riconoscimento della DOC Montefalco.
Il 5 novembre 1992 il riconoscimento della DOCG Sagrantino di Montefalco.

Il territorio di coltivazione e produzione del Sagrantino si trova al centro dell'Umbria, un’area totalmente collinare, con ottime esposizioni e con particolari caratteristiche geologiche. La zona privilegiata per la coltivazione è Montefalco, ma sono coinvolti anche Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’ Umbria, tutti in provincia di Perugia.

Dal punto di vista geologico l’ area a più alta vocazione viticola si trova in  corrispondenza della grande bacino tiberino. Questa fossa tettonica, definita graben, attraversa tutta l’Umbria a partire da nord, per poi dividersi in due parti nei pressi di Perugia: ad est fino a spoleto e ad ovest, fino al lago artificiale di corbara. La depressione lacustre ha richiamato nel tempo il deflusso idrico, con depositi di materiale detritico e/o alluvionale molto adatti alla coltivazione della vite.

Il vitigno Sagrantino è a bacca rossa, predilige terreni a medio impasto (siliceo-argillosi).Ha una produzione irregolare. Resiste molto bene ai freddi invernali e primaverili, tollera abbastanza bene l'oidio e il marciume, mentre è facilmente attaccabile dalla peronospora, soprattutto sulle foglie. Oggi, grazie agli studi condotti da Marco Caprai, la sua peculiare caratteristica di elevata carica polifenolica è stata addomesticata esaltando nello stesso tempo le sue caratteristiche organolettiche che rischiavano di essere sovrastate dall’aggressiva presenza dei tannini.

La produzione

La produzione del DOCG Sagrantino di Montefalco prevede due versioni:secco e passito.
L'invecchiamento minimo previsto dal disciplinare, per entrambe le versioni, è di 30 mesi, di cui almeno 12 in botti di legno. La versione secca deve avere un titolo alcolometrico minimo di 13 gradi. La versione passita deve avere un titolo alcolometrico di almeno 14 gradi e prevede un tradizionale processo d'appassimento, congeniale a questa tipologia. La resa per ettaro deve essere di 80 q/ha.

In degustazione

  • Colore: colore rosso rubino intenso, talvolta con riflessi violacei, tendente al granato con l'invecchiamento.
  • Profumo: delicato intenso e persistente. Sentori di more di rovo, prugna, vaniglia, sezie e cuoio.
  • Gusto: strutturato, elegante e di grande personalità.
  • Abbinamenti: paste consughi di carne, arrosti di carni rosse,porchetta al finocchio.
  • Abbinamenti regionali: salumi umbri, piatti al tartufo nero, polpette all' umbra
  • Temperatura di servizio: 18-20 °C.
Ultima modifica ilGiovedì, 08 Aprile 2010 19:40

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