Log in

Amarone DOCG: tra mito e realtà

Amarone DOCG: tra mito e realtà Amarone DOCG: tra mito e realtà
Un vino rosso che impressiona positivamente al primo assaggio?
L’Amarone della Valpolicella, o, più semplicemente “Amarone”.
Al secondo assaggio riesce a trasmettere esaltanti sensazioni gustative incredibilmente complesse e affascinanti, evidenziando una notevole struttura; è il vino che mette d’accordo il mondo degli esperti e quello degli appassionati, arricchendosi sempre più di un pubblico giovane ed esigente, lo prova l’avvicinarsi sempre più delle donne al mondo del vino.
Forse sono proprio questi gli elementi dello strepitoso successo nazionale, ma soprattutto internazionale dell’Amarone, un vino che oltretutto è molto legato alla tradizione e al territorio scaligero.

Sembra ieri quando, agli inizi degli anni novanta, è stato modificato il disciplinare di produzione edito nel 1968, stabilendo che il “Recioto Amarone della Valpolicella” diventasse semplicemente “Amarone della Valpolicella”, eliminando definitivamente il rischio che il vino secco “Recioto Amarone” venisse confuso con il vino dolce “Recioto”. Questo cambiamento ha fatto chiarezza nel consumatore, tant’è che le strade dei due vini si sono divise a vantaggio dell’Amarone.

Con il crescente successo, in tanti, si aspettavano, l’importante riconoscimento della “Denominazione d’Origine Controllata e Garantita” per l’Amarone, ma così non è stato, a causa della definizione territoriale nel quale doveva avvenire la sua produzione, tra la cosiddetta zona “Classica” (Valpolicella) e la restante area che vede inclusa la Valpantena e la zona est, quest’ultima peraltro, area in cui si è fatta strada l’azienda Romano Dal Forno che, ottenendo apprezzamenti e molti riconoscimenti ha dato lustro alla realtà veronese, così come era già accaduto all’azienda di Quintarelli Giuseppe, importante rappresentare da sempre nella zona “Classica”.
Oltre a questi “campioni” della viticoltura, in questo terroir vocato all’eccellenza, ci sono quasi 1500 aziende legate tradizionalmente all’Amarone, con un aumento sensibile di quelle a conduzione familiare, infatti nel corso della manifestazione per la presentazione dell’anteprima dell’annata 2007 svoltasi a gennaio di quest’anno, il presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, Luca Sartori, ha dichiarato che le bottiglie vendute sono passate da nove milioni a quasi 13, di cui circa l'80% vengono esportate e stappate all’estero e si è ottimisti su un mercato in continua espansione.

Dalla “G” mancata sono passati circa vent’anni e finalmente dalla vendemmia 2010 l’Amarone (e il Recioto) di tutta la Valpolicella si fregerà della DOCG.

Il sistema di produzione resta sempre il tradizionale: i grappoli sani e perfettamente maturi (vendemmia effettuata tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre), vengono messi ad appassire per circa 120 giorni, in plateaux impilati in speciali fruttai, locali ben areati costruiti appositamente sopra le cantine, oggi si fa anche ricorso a ventilazioni forzate, ma anticamente i fruttai erano posti in posizione elevate ed orientati secondo il senso di movimento delle brezze presenti nelle valli.
Segue la vinificazione (non prima del 1° dicembre), che prevede un lungo periodo di contatto con le bucce delle uve.
Il vino “atto a divenire Amarone” viene lasciato maturare pazientemente in legno per due anni (quattro per il riserva) e successivamente affinato in bottiglia per qualche mese, il titolo alcolometrico volumico effettivo deve essere minimo il 14% vol..

Il nuovo disciplinare evidenzia come la quantità di Corvina, che si può utilizzare, sia passata dall’80% al 95%, ma vediamolo nel dettaglio: Corvina Veronese (Cruina o Corvina) dal 45% al 95%, nello stesso ambito è ammesso la presenza del Corvinone per un massimo del 50% in sostituzione di pari percentuale di Corvina, per la Rondinella è previsto un utilizzo che va dal 5% al 30%, inoltre possono concorrere le uve a bacca rossa non aromatiche autorizzate e raccomandate per la provincia di Verona fino ad un massimo del 25%. Inoltre sempre il disciplinare prevede che la Produzione per ettaro non superi i 120 quintali, con cernita delle uve in vigneto e messa a riposo per un massimo del 65%. La resa massima delle uve in vino finito non deve superare il 40%; i rimanenti quantitativi fino al raggiungimento del limite massimo previsto potranno essere utilizzati per la produzione di vino con la DOC “Valpolicella” e “Valpolicella Ripasso”, ulteriori quantitativi possono essere utilizzati per i vini IGT.

Questo il sunto del nuovo disciplinare di produzione dell’Amarone del futuro.
Un futuro, sicuramente, di grandi soddisfazioni per i produttori e di tutta l’area senza distinzioni di “valli”, tutte accomunate da un’elevata attitudine alla coltivazione della vite.

Mi auguro che tutti, per curiosità o per convinzione, possano constatare di persona quello detto finora sull’Amarone, senza tralasciare quelle aziende meno conosciute che fino ad oggi non hanno avuto l’occasione di mettere in mostra le proprie potenzialità. Ed è per questo che mi permetto di segnalare due piccole cantine a conduzione familiare.

La cantina “Genio del Pago” con sede a Castelrotto di San Pietro in Cariano (zona storica), nasce da un’idea di una “squadra” di persone che si pone come obiettivo l’integrazione e la crescita in armonia con la cultura contadina del territorio, iniziando la propria attività con la produzione di 6.500 bottiglie di Amarone “Tirinto” vendemmia 2006, le quantità di bottiglie sono rimaste invariate in quelle successive. Il costo della bottiglia in cantina € 26,00.

La seconda cantina, “Corte Canella” a Cellore d’Illasi nella zona non classica, nasce dall’unione di due caratteristiche forti: l’ esperienza e l’ entusiasmo. Ad occuparsi dell’azienda sono Francesco e Veronica Venturini, padre e figlia, con una passione innata per la campagna e per il vino. Papà Francesco ha realizzato dopo tanti anni quello che da sempre era il suo sogno: vedere compiuto tra le sue mani il ciclo completo della vite, accudendo il vigneto come uno di famiglia ed occupandosi insieme alla figlia Veronica della cantina. L’esordio della famiglia Venturini è avvenuto con la vendemmia 2006 con una produzione di appena 500 bottiglie. Negli anni successivi, l’azienda è cresciuta, prevedendo le mille bottiglie per le vendemmie 2010 e 2011. Il costo della bottiglia in cantina € 30,00.

Vorrei concludere questi appunti con una frase che sembra poesia “rubata” al signor Romano Dal Forno:
“La terra ha memoria delle nostre fatiche, serba gli echi delle voci, i profumi dell’alba, il timoroso silenzio prima del temporale. Nei filari sono impressi i ricordi”.
Ultima modifica ilMartedì, 08 Novembre 2011 07:04

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.