Log in

La Puglia del vino

Sempre complesso e delicato delineare e descrivere i caratteri enologici delle regioni italiane per ricchezza di storia, tradizioni e presenza di vitigni a volte millenari.
Non fa eccezione la Puglia, dove la coltivazione della vigna ha preceduto la colonizzazione greca e dal Salento alla Daunia vive un presente dinamico e in via di trasformazione. Inseguita purtroppo da una fama negativa di regione serbatoio di mosti o di vini da taglio, a partire dagli anni ’90 ha cercato di svincolarsi da questo suo passato compiendo un deciso il salto di qualità.

Oggi il livello dei vini è certamente buono grazie all’intervento di validi agronomi ed enologi che hanno sicuramente contribuito ad elevare, ma soprattutto ad esaltare, le ottime qualità intrinseche di uve spesso di grande valore organolettico. Un percorso di qualità culminato di recente con i riconoscimenti delle DOCG, denominazioni  di punta di cui la Puglia era rimasta a lungo priva. E che si sia intrapreso un circolo virtuoso indirizzato verso vini di qualità elevata è dimostrato anche dal fatto che, tendenzialmente, negli ultimi anni si sta registrando un aumento delle produzioni  delle uve a Doc: insomma niente più tendoni traboccanti di numerosi quintali di uve.

Il Tacco è una regione geograficamente singolare con un terroir che beneficia dei preziosi venti di mare, di un clima temperato e di buone escursioni termiche specie nella Daunia, nella Murgia, ai confini con la Basilicata e nella Valle d’Itria; da sottolineare inoltre che le temperature medie estive registrate non sono mai le più elevate del sud, tutto ciò a vantaggio della bontà delle uve.

Come accade anche in altre regioni, anche in Puglia sotto il profilo enologico si può parlare di zone o macroaree nella maggior parte dei casi coincidenti un po’ con quelli che sono i confini delle IGT; infatti attualmente le principali produzioni vinicole sono localizzate nella zona del tarantino  -superficie quasi raddoppiata negli ultimi anni,- nell’area di Castel del Monte, nel territorio salentino, nella Daunia e nella zona di Brindisi. E proprio nella zona più a sud della Puglia, a cavallo tra le provincie di Lecce e Brindisi, possiamo collocare uno dei territori enologici più conosciuti e rinomati: il Salento, zona in cui le cui grandi affermazioni dei vini vanno di pari passo con lo sviluppo di un turismo legato alla bellezza delle coste, dei paesi, della campagna e di una gastronomia con punte di eccellenza. Questa zona è legata storicamente alla presenza di un vitigno di forte personalità come il Negroamaro, nome che sembrerebbe composto dalla somma latina e greca degli aggettivi niger e mavros ovvero nero-nero, ripetizione che rafforzerebbe il riferimento ad una decisa pigmentazione delle uve, una struttura compatta non priva di buon tenore alcolico. Varietà più coltivata in Puglia e tra le prime dieci in Italia, è stata condannata fino a qualche decennio fa ad essere utilizzata per il taglio o per mosti concentrati, ma grazie ad alcuni produttori pionieri e a un mercato fortunatamente in via di cambiamento, il Negroamaro attuale rivela tutto il suo carattere capace di donare vini forti e solari come la terra da cui proviene. Quando non è vinificato in purezza, spesso lo troviamo in compagnia della Malvasia nera, solitamente più morbida e vellutata dando origine alla denominazione storica “Salice Salentino”.

Ma non solo di vini rossi vive il Salento perché è qui che nel lontano 1943 è stato imbottigliato il primo rosato d’Italia. Ed è proprio a questa tipologia ricca di charme e piacevolezza in Puglia vengono dedicate numerose manifestazioni.

Un altro simbolo della Puglia e’ il Primitivo, uno dei vitigni più alcolici, ricchi e possenti, insomma una specie di monumento così come piccoli monumenti sono le vigne ad alberello da cui tradizionalmente nasce.
Le aree più ampie di produzione sono due: una localizzata nel Tarantino intorno a Manduria, dove questo vitigno occupa la maggior parte dei vigneti, mentre la seconda si colloca nell’agro di Gioia del Colle, zona di più antico insediamento di quest’uva. E spesso le differenze di terroir generano vini con significative differenze pur essendo legate dal filo rosso dello stesso vitigno. Le sue origini a tutt’oggi rimangono incerte, poichè  alcuni studiosi propendono per un’origine illirica, altri per una  mitteleuropea; va inoltre sottolineato che questo vitigno ha un parente stretto in California, lo Zinfandel, anche questo con derivazione etimologica controversa: nome non tanto differente dalla contrada  Sinfarosa localizzata nei pressi di Manduria, o da Sylvaner, vitigno tra l’altro a bacca bianca, tipico dell’area nordica? La vexata questio per il momento rimane aperta. Eno-dispute a parte, il Primitivo e’ un vino potente, con grande struttura polifenolica, estratto e colore superiore alla media, adatto anche alla produzione di vini dolci tanto da aggiudicarsi la prima DOCG pugliese con la tipologia ‘’ dolce naturale’’. Accanto alle tradizionali vinificazioni, di recente alcune aziende con lo stesso vitigno stanno sperimentando versioni spumantizzate in rosa, a volte con  risultati di sorprendente piacevolezza. Proprio nell’area del Primitivo non è raro imbattersi in vigne popolate da vecchi alberelli faticosi da allevare perché obbligatoriamente la lavorazione è tutta manuale, ma resistenti alla siccità e di bassa produttività media.

All’aura storica di Federico II e del suo misterioso maniero si richiamano poi le conclamate eccellenze delle tre fresche DOCG pugliesi, si tratta di “Castel del Monte Rosso Riserva”, “Castel del Monte Bombino Nero” e “Castel del Monte Nero di Troia Riserva”. Misteriosa anche l’origine del nome di quest’uva, sui sono state formulate varie ipotesi: la mitica città omerica, la cittadina di Troia nel Foggiano, o quella balcanica di ‘’Cruja’’. Onomastica a parte, il Nero di Troia e’ un’uva di grande struttura, tannica, un po’ scontrosa ma ricca di fascino. In questa zona non mancano esempi di interessanti rosati, soprattutto ottenuti da Bombino nero.

In Puglia, terra di vini rossi, tuttavia non mancano le uve bianche autoctone spesso di buon livello organolettico; la valle d’Itria è sicuramente, nel contesto pugliese, la realtà ‘bianchista’ storica ancora con le  maggiori potenzialità di sviluppo. Accanto ai tradizionali  Verdeca e Bianco d’Alessano,  base delle due doc Locorotondo e Martina Franca, negli ultimi anni il Minutolo o Fiano aromatico  ha conosciuto un vero e proprio exploit grazie alle sue intrinseche doti di fragranza, piacevolezza ed eleganza. Dal canto suo la provincia di Foggia, storico ‘’serbatoio’’ di Puglia, sta proseguendo negli ultimi anni il percorso verso la valorizzazione delle produzioni anche grazie alla volontà di molte cantine di puntare su etichette di ottima qualità e il riconoscimento della nascente Doc “Tavoliere delle Puglie” o “Tavoliere” non potrà che rafforzare questa trasformazione. E proprio questa zona negli ultimi anni si è profilata come un piccolo distretto spumantistico a metodo classico con produzioni qualitativamente di tutto rispetto, benché non manchino nella regione altri pregevoli esempi dell’applicazione di questo procedimento.

Accanto alle uve a bacca bianca come Trebbiano, Bombino bianco e Malvasia, nel Foggiano, come estrema propaggine abruzzese- molisana, si coltivano  anche Montepulciano, oltre al Sangiovese e di Nero di Troia affiancate di recente dal Tuccanese: attualmente allevato in agro di Orsara di Puglia vitigno con caratteristiche di tutto rispetto riguardo la quantità di polifenoli, intensità del colore, acidità, estratti e gradazione alcolica.

Dulcis in fundo non mancano i vini da dessert: molte le varietà di uve impiegate per questa tipologia:  dall’Aleatico, con presenza diffusa su tutta la Puglia tanto da dare origine ad un’unica Doc regionale; al Moscato, a cui è stata dedicata una doc di Trani, proseguendo dal Primitivo, la cui tipologia dolce naturale ha dato origine di recente alla Docg, alla Malvasia, vini ottenuti quasi sempre con la tecnica della surmaturazione o dell’appassimento su pianta.

Ovviamente la panoramica enologica pugliese è molto più ampia ed articolata anche grazie a valide cantine emergenti che, pur rispettose delle tradizione, puntano ad affacciarsi sui mercati internazionali con prodotti moderni ed innovativi.

Ultima modifica ilLunedì, 05 Marzo 2012 12:57

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.