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La Valle D’Aosta dal punto di vista vitivinicolo: una realtà difficile… ma vincente

Terrazzamenti Terrazzamenti
La Valle d’Aosta, una pietra preziosa incastonata tra le vette più alte d’Europa, un angolo di paradiso dove la natura offre paesaggi incantati ed emozioni indimenticabili.
Tra queste montagne la viticoltura troneggia da secoli, testimonianze rinvenute in alcuni scritti di Giulio Cesare (nel “De Bello Gallico”) e di Plinio (nel “Naturalis Historia”) riferiscono l’esistenza di una florida attività vinicola durante il dominio dei Romani nella “Vallis Augustana”.

Verso la fine del 1800 la superficie viticola valdostana sfiorava i 4000 ettari; oggi si raggiungono appena i 500 ettari,  con una quantità produttiva modesta ma qualitativamente eccezionale.
Dalle parole del Dott. L. F. Gatta riportate sul suo “Saggio sulle viti e sui vini della Valle d’Aosta” pubblicato nel 1838,  si intuisce e si interpreta perfettamente l’impegno e la fatica che ancora oggi vengono richiesti a coloro che hanno scelto di dedicare la propria vita alla vigna in questa realtà. Egli scriveva: “Per piantare un’erta a vigna, vangatela ben bene, cominciasi a costruire muri, a fognare, in senso diverso da quello del pendio, e spesso ad angolo retto con esso, lunghe fosse profonde 60 centimetri, e larghe in proporzione, od anche formelle, entro le quali, dispostivi dapprima in fondo alcuni fasciatelli di sermenti ricoperti di terra, si piantano linealmente le propaggini, si letaminano, e  si riduce il terreno a pianerottolo: poi si passa ad un nuovo muro, ad una nuova fossa, ad un nuovo piano, ed a tanti più in su quanti concede il terreno…”

La viticoltura in Valle d’Aosta si estende per circa 80 km sulla sinistra orografica della Dora Baltea, sui versanti più agevoli e soleggiati, per un dislivello di circa 1000 metri. Si parte dai 350 m. slm di Pont Saint Martin per arrivare ai 1200 m. slm di Morgex, ai piedi del massiccio del Monte Bianco, in condizioni territoriali e climatiche sempre più estreme.

Numerosi vitigni autoctoni sono stati salvati e prolificano attualmente dando origine a vini unici ed eccezionali; tra questi nomino il Petit Rouge, il Vien de Nus, il Cornalin, il Neyret, il Fumin e il Prié Blanc, quest’ultimo coltivato ancora oggi a piede franco su pergole molto basse e ad altitudini che sfidano la sopravvivenza di qualsiasi altro vitigno.

Allo stesso modo vengono valorizzate altre importanti tipologie di vite che a queste condizioni climatiche ed ambientali assumono caratteristiche finali diverse da quelle comunemente conosciute. Un esempio lampante è il Chambave Muscat, un moscato unico nel suo genere che stupisce per il netto contrasto tra naso e palato, come anche il Nebbiolo della bassa valle, qui meglio conosciuto col nome “Picotendro”. Non da meno si riscontrano risultati eccellenti con la coltivazione di altri noti vitigni come lo Chardonnay, il Pinot Nero, il Pinot Grigio, il Muller Thurgau, il Gamay e altri ancora che andremo piano piano ad analizzare visitando le numerose aziende produttrici presenti su tutto il ristretto territorio valdostano.

Tanto lavoro è stato svolto e con grandi sacrifici oggi la vasta gamma dei vini proposti dalla Valle d’Aosta ha raggiunto livelli qualitativi davvero invidiabili. Sono attualmente operative ben sei cantine cooperative e una trentina circa di aziende agricole private. Continuate a seguirci per scoprirle, conoscerle ed accompagnarle nella loro evoluzione.


Ultima modifica ilGiovedì, 06 Ottobre 2011 06:01

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