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La Valpolicella: tradizione di un territorio

La Valpolicella La Valpolicella La Valpolicella
La storia geologica della zona è varia e lunga, si và da  quello marino a quello di emersione dal mare, il primo ha lasciato depositi calcarei bianchi, gialli, rosati, ricchi di fossili marini che nella Valpolicella occidentale forniscono ancora oggi  pregiati marmi conosciuti e sfruttati fin dall’impero romano.

Al periodo di emersione corrispondono depositi calcareo-marnosi, ugualmente ricchi di fossili marini ed i tufi basaltici residuo di fenomeni vulcanici; la fisionomia attuale composta da profonde vallate e lunghe dorsali collinari, sono infine il frutto delle imponenti glaciazioni dell’era quaternaria, le cui conseguenze comportarono anche la formazione dell’attiguo lago di Garda e la sagomatura definitiva dell’imponente Valle dell’Adige, un territorio quindi dalle molteplici sfaccettature dello scheletro del terreno (terroir), che porta una diversità e complessità differente sui vini proprio in ragione dell’insistenza di un vigneto in questa o quella collina o angolatura di soleggiamento stagionale.

La presenza della vite in provincia di Verona documentata, risale proprio alle ultime glaciazioni e rilevata nei fossili rinvenuti,  e ricalca l’area che comprende il Lago di Garda, la valle dell’Adige, le colline della Valpolicella e giunge  a lambire Soave; ma sono proprio le colline poste nella mezzeria del territorio che dal 1968 hanno dato il proprio nome alla importante Denominazione d’Origine  “Valpolicella”. La DOC è divisa in tre zone, quella Classica a nord-ovest di Verona e comprende Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio di Valpolicella cioè  i cinque comuni detti “storici” che per primi hanno dato vita alla denominazione.
A nord di Verona si trova la Valpantena, che raccoglie  i comuni di Grezzana e parte di quello della città scaligera, è una valle di lunghezza pari a circa  12 Km e larga  dai 2 ai 3 Km ed è parallela alla zona classica.

La terza zona è la Valpolicella est o allargata, della quale vi fanno parte le valli di Squaranto, di Mezzane, d’Illasi, di Tramigna e d’Alpone; in quest’area sono compresi i comuni di Colognola ai Colli, Illasi, Mazzane di Sotto, San Martino Buon Albergo, Tregnago e la restante parte del comune di Verona.

Alcuni storici ricondurrebbero il nome Valpolicella a Polys (Valle dalle molte) Cellae (cantine),  da qui il legame di questa terra con i suoi vini, in particolar modo il Recioto della Valpolicella e l’Amarone che sono considerati, a pieno titolo, i diretti discendenti dell’importante e antico vino “Retico” noto agli imperatori romani e tanto decantato dai poeti latini e dell’altrettanto celebre “Acinatico” sostenuto dall’importante scrittore Cassiodoro, ministro di Re Teodorico.
Nel settecento, lo studioso e scrittore scaligero, Scipione Maffei nell’importante opera “Verona illustrata”, dedicata alla storia, agli scrittori e ai monumenti della città di Verona, scriveva che “la Valpolicella fa vino d’una grazia particolare” e senza ombra di dubbio, possiamo aggiungere secondo a nessun altro vino.

Ma tornando ai giorni nostri il disciplinare di produzione prevede, per la produzione delle cinque tipologie di vino di questa DOC, tre uve autoctone principali: Corvina (dal 40 all’80%), nello stesso ambito è ammesso la presenza del Corvinone (massimo il 50%) in sostituzione di pari percentuale di corvina, Rondinella (dal 5 al 30%), inoltre possono concorrere le uve a bacca rossa non aromatiche autorizzate e raccomandate per la provincia di Verona (Molinara, Dindarella, Oseletta, Rossignola, Negrara, Forselina). A farla da padrona in questo uvaggio è la corvina, che con la variante del corvinone, sono l’ideale per la vinificazione per dare vita ad un vino rosso giovane, il Valpolicella, con un buon grado alcolico (minimo 11%) e piacevole, a seguire troviamo il Valpolicella Superiore, più alcolico (minimo 12%) e potente, con un invecchiamento minimo di un anno. Il Valpolicella Ripasso o più comunemente “Ripasso”, è entrato a far parte a pieno titolo delle tipologie della DOC negli ultimi anni con la modifica del disciplinare di produzione, una tradizionale tecnica di vinificazione tutta veronese che consiste nel rimettere nel vino Valpolicella le vinacce residue del Recioto della Valpolicella e dell’Amarone ancora piene di sostanze che serviranno a dare forza e struttura al ad un vino, il Ripasso, che può ricordare l’Amarone, ma meno impegnativo; l’alcol non deve essere inferiore a 12.50% e 13% per la tipologia Superiore; in commercio devono essere immessi non prima del 1° gennaio del secondo anno successivo a quello della vendemmia. Ma veniamo al metodo di produzione dell’Amarone, così come per il Recioto, è rimasto invariato fin dai tempi più antichi, le uve, completamente mature, vengono raccolte tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, si passa poi alla lunga e delicata fase dell’appassimento in fruttai. Alla vinificazione (non prima del 1° dicembre) segue un lungo periodo di contatto con le bucce, viene lasciato maturare pazientemente in legno per due anni (quattro per il riserva) e successivamente affinato in bottiglia per qualche mese (alcol minimo 14%), per poter diventare re dei vini veronesi con una struttura e un corpo che lo rendono unico e inimitabile in Italia e nel mondo. Per concludere in dolcezza il Recioto della Valpolicella, come già detto procede a braccetto con il fratello Amarone fino alla vinificazione, ma vede le tavole dei consumatori molto prima, con il 12% di alcol minimo, delicato e dolce. Con un pò di fortuna lo si può trovare anche nella versione spumante con spuma fine e persistente. Denominatore comune di queste perle dell’enologia italiana è la qualità e la passione di chi crede in questo territorio, infatti non a caso è arrivato il più alto riconoscimento per il Recioto della Valpolicella e per l’Amarone che dalla vendemmia 2010 potranno fregiarsi in etichetta della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita.






Ultima modifica ilSabato, 17 Settembre 2011 07:14

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