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Il Soave: quando l’intreccio tra territorio e stile diventa vino

“Il vino è poesia della terra” diceva Mario Soldati. E il Soave è un vino che incarna perfettamente questa poesia rendendo intimo il legame tra identità di territorio e stile. Nasce nell’arco orientale di colline della provincia veronese, ai confini con la città di Vicenza, in un’area vitivinicola carica di storia e unica al mondo dal punto di vista geologico: suoli vulcanici millenari e importanti sedimenti calcarei, ricchissimi di fossili, conferiscono a questo vino quella particolare unicità che lo rende poesia di territorio.
 
Gli scenografici mosaici delle verdi valli d’Illasi, di Mezzane, d’Alpone e del Tramigna cullano da secoli i vigneti di Garganega – detta comunemente Soave – da cui si ottiene questo vino bianco, famoso in tutto il mondo, nelle declinazioni DOC, Classico DOC, Superiore DOCG e Recioto di Soave DOCG. Eccezionali condizioni pedoclimatiche, caratterizzate da inverni non particolarmente rigidi ed estati temperate, hanno permesso che la Garganega trovasse qui il suo habitat ideale. Da sempre quest’uva ha la capacità di leggere e interpretare fedelmente le mille sfaccettature dei diversi terroir nei quali cresce rigogliosa. Grazie a questa particolare sensibilità, al suo carattere elegante e alla finezza delle sue sfumature floreali, nel Soave si è sviluppato il concetto di Cru. I Cru del Soave, ossia le cosiddette “vigne storiche”, corrispondono a sessantaquattro areali di produzione, ognuno contraddistinto da una peculiarità: il terreno, l’esposizione, la tessitura idrogeologica, ecc. Da aprile scorso sono entrati ufficialmente nel disciplinare di produzione con la definizione tecnica di “menzioni geografiche aggiuntive”. Questo è uno step fondamentale per consentire al Soave di presentarsi sui mercati esteri arricchendo la propria identità con una veste importante: quella “storica”, propria di un vino figlio del grande lavoro dei vignaioli in una delle aree a vocazione vitivinicola tra le più antiche del panorama mondiale.



Un vino legato sin dall’antichità alla storia, se è vero che la bellissima terra da cui nasce trae il nome di Soave dagli Svevi, i quali nel 568 arrivarono qui capitanati da re Alboino. Numerose sono le testimonianze della coltura della vite in queste aree, dove la storia del vino si è intimamente intrecciata a quella di un territorio che, con lo splendido manto di colline vitate accarezzate dal sole, è una continua sorpresa. Già in epoca romana questo comprensorio era definito “pagus”, ossia un territorio vitivinicolo circoscritto e contraddistinto da un’ottima posizione e ricche coltivazioni di vite. Non è difficile trovare, passeggiando per questi declivi di impareggiabile bellezza prevalentemente punteggiati dalla tradizionale forma di allevamento a pergola veronese, svettanti campanili e resti di antiche edicole votive, caratteristici muretti a secco e vigneti storici di oltre cento anni ancora produttivi e coltivati con le tecniche di viticoltura eroica. Un terroir dalla notevole valenza storico-rurale se si pensa che il Soave accrebbe la propria fama intorno al ‘900, quando le principali cantine veronesi ne incominciarono la promozione sui principali mercati nazionali ed esteri fino a meritarsi l’ambito primato di vino italiano bianco più amato ed esportato nel mondo. Nel 1931 con un Regio Decreto si ebbe il primo riconoscimento del “Vino tipico Soave”, che portò nel 1968 alla Denominazione di Origine Controllata. L’aggiunta di “Classico” alla Denominazione “Soave” indica il vino ottenuto dalla vinificazione di uve coltivate nell’area più storica e antica, quella dei comuni di Soave e Monteforte d’Alpone.



Il Soave è un vino dal carattere poliedrico e dinamico. La poliedricità di questo vino è da ravvisarsi nelle diverse pratiche di coltivazione o enologiche: l’utilizzo della forma di allevamento a pergola veronese o a spalliera, il grado di maturazione delle uve, la scelta di macerazione delle bucce prima della fermentazione o l’affinamento sulle fecce e l’impiego o meno del legno.  Normalmente vinificato in purezza, trova nel tocco sapido e vivace di un altro vitigno storico autoctono, come il Trebbiano di Soave, il partner ideale per la Garganega. Aggiunto all’uvaggio in piccola percentuale, ne esalta la struttura e ne amplia la ricchezza aromatica e la longevità, permettendo a questo vino di appropriarsi maggiormente dell’importante dimensione del tempo. Anche lo Chardonnay può concorrere a comporre il blend, ma in percentuali decisamente minori. La leggiadrìa delle seducenti note floreali di fiori bianchi, il tipico sentore di mandorla, la piacevole freschezza del sorso e l’eleganza proprie della Garganega, unite alla complessità della trama minerale dalla quale traspare l’identità vulcanica dei terreni tufacei, sono tutti elementi caratterizzanti l’essenza profonda del territorio, che ritroviamo condensata  in poesia all’interno del calice.
Ultima modifica ilMartedì, 14 Novembre 2017 14:53

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