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La vera storia di uno dei vini più antichi del mondo: il Falerno

Le ricerche accademiche scientifiche in materia umanistica, affermano che la crescita del progresso umano non ha mai conosciuto battute d'arresto fin dalle prime collettività umane civilizzate, da far risalire al 3.000 a.C. con la presenza dell'uomo della caverna.
 
Alla luce delle nuove scoperte geologiche e archeologiche, nonché degli studi paleoastronomici, diversi scienziati dichiarano tranquillamente che non vi è una data di avvio dell'umano progresso, in quanto l'umanitá fiorirebbe e morirebbe secondo cicli periodici.

La causa della periodicità dello sviluppo della vita umana sarebbe da ricercare nell'inversione dei poli magnatici della Terra, che provocano un indebolimento del magnetismo terrestre - privando così la Terra del suo naturale scudo - ed esponendola a collisioni meteoritiche che generano veri e propri cataclismi.



Secondo questa teoria, la Terra è stata colpita diverse volte con effetti devastanti sulla flora e sulla fauna. La scomparsa improvvisa dei dinosauri ne sarebbe una dimostrazione, così come la presenza di antichi ed enormi crateri localizzati sul nostro pianeta.

Ma anche testi non scientifici definiti "sacri", come ad esempio L' Antico Testamento, citano eventi catastrofici. In Genesi 6-8 è descritto il diluvio universale con la distruzione dell'intera umanità, salvo chi era nell'arca costruita da Noè per ordine di Dio.



Ai piedi del monte Ararat, conosciuto per le vicende bibliche legate appunto all'episodio allegorico dell' Arca di Noè, nel villaggio di Areni, a 1300 metri di altitudine, sono in corso ricerche condotte da una equipe italiana su un vitigno a bacca rossa dal nome "areni" che pare essere il padre della "vitis vinifera".



Le ricerche finora condotte dimostrerebbero che la fillossera non è mai arrivata sul monte Ararat e nemmeno ha raggiunto altri vitigni esterni al territorio. Le piante sono tutte a piede franco ed è alta la probabilità che il vitigno areni risalga alle origine del mondo!

È un vitigno molto resistente a bacca rossa, con buccia molto spessa, con note affini a quelle delle antiche varietà georgiane indicate come antenate del pinot nero. La Georgia in particolare è il più remoto centro di domesticazione della vite e in una grotta in Armenia è stata trovata la più antica cantina del mondo, con tanto di torchio e un recipiente per la fermentazione, risalenti a 6.000 anni fa.



Grazie all'archeologia molecolare si è scoperto che la vite si è propagata dal monte Ararat attraverso le montagne del vicino Oriente circa 9.000 anni fa ed è arrivata in Europa passando prima per l' Italia con i greci, che ne diffusero la cultura attraverso il Mediterraneo.

Lo afferma Patrick McGovern, esperto di vino dell'antichità, archeologo biomolecolare del University of Pennsylvania Museum di Philadelphia il quale aggiunge che solo in un secondo momento è arrivata anche in Francia.

Dalla Grecia alle coste dell'Italia, dunque fino ad arrivare in Campania, dove il clima e i terreni favorevoli hanno fatto proliferare in breve tempo la vite. I luoghi dove ha avuto origine il suo sviluppo sono l'area costiera dei Campi Flegrei ed il Sannio, da dove poi si è diffusa nel resto della regione.



Tremila anni di storia ci separano dalle prime testimonianze del vino Falerno, uno dei vini più antichi del mondo. Se il vitigno areni è il primo al mondo, il Falerno è la prima Doc del mondo.

Nonostante il riconoscimento della Doc sia arrivato solo nel 1989, storicamente infatti il Falernum è la prima Doc istituita al mondo, come attestano ritrovamenti di anfore usate per il commercio e l'esportazione del vino, provviste di etichette, con inciso anno, tipologia e zona di origine, timbro e ceralacca sui tappi.



Il Falerno resta il vino più celebrato dall'antichità, il più pregiato e ricercato. Destinato alle tavole dei ricchi, era un vero e proprio status symbol che identificava il rango di appartenenza per coloro che ne possedessero qualche anfora.

Il vino degli Imperatori. Il vino immortale, secondo il Marziale. L'area di produzione è l' “Ager Falernus” – dove si produce tutt'ora il Falerno del Massico DOP, corrispondente a cinque comuni: Mondragone, Falciano del Massico, Carinola, Sessa Aurunca e Cellole. Quest’area va dalla zona costiera (da Gaeta a Mondragone) a quelle più interne, aventi come comune denominatore la composizione vulcanica del terreno e la brezza marina, che arriva fino alle pendici del vulcano di Roccamonfina che ne delimita a nord l’estensione. Dal livello del mare si giunge fino a 350 metri di altitudine.

Questa zona è la parte settentrionale della Campania Felix, celebrata da autori antichi e moderni per la fertilità della terra e la rigogliosità della vegetazione. Tra essi Plinio il Vecchio, che così annota: "la celebra Campania felix, dall'insenatura di Sinuessa cominciano i pendii ricchi di viti, che producono eccezionale ebbrezza per il loro succo rinomato per tutte le terre, dalle pianure di Sezze a quelle di Cecubo, dai monti Massici, Gaurani e Sorrentini. Nessuna altra terra è più ospitale per il mare, le vigne e i famosi porti. Qui si innalzano monti cinti di vigneti, il Gauro, il Falerno, il Massiccio".



È proprio da queste terre che i Romani ricavano i vini più pregiati: il Caucino, prodotto sulla sommità delle colline, il Faustiano prodotto a mezza costa, ed il Falerno ricavato da uve coltivate da siti di pianura. Dunque vini prodotti in tre fasce altimetriche dell' Ager Falernum e con tre diverse qualità, metodo utilizzato tutt'oggi nella classificazione dei vini francesi.

Nonostante la fama ed il successo, con la caduta dell' Impero romano, del pregiato e costoso vino Falerno si persero le tracce.
 
Dopo secoli il Falerno severus, fortis, ardens, vive e ritrova il suo splendore per merito dell'azienda Villa Matilde, attraverso il lavoro compiuto dal fondatore Francesco Paolo Avallone negli anni ’50 del secolo scorso, per rintracciare quelle viti dirette discendenti delle varietà coltivate nell' Ager Falernum oltre 2.500 anni addietro.

Oggi il percorso di recupero continua con i figli Maria Ida e Salvatore, all'insegna della salvaguardia dei principi ai quali il loro padre si era ispirato, con una corretta innovazione e gestendo i vigneti secondo le logiche dell'agricoltura sostenibile. L'obiettivo è quello di continuare a produrre vini molto territoriali e che sappiano trasmettere la storia che li lega a queste terre. I vitigni coltivati in azienda  fanno parte di reimpianti di vecchi ceppi sopravvissuti alla fillossera, che colpì le vigne in Europa, alla fine dell'Ottocento. Per la Doc Falerno rosso si allevano aglianico e piedirosso, per la Doc Falerno bianco la falanghina. Vini come Vigna Caracci e Vigna Camarato hanno segnato - e segnano - la storia del Falerno, la cui eleganza e potenza, convivono armoniosamente in questi vini.



Bere Falerno significa degustare vino Doc, prodotto in provincia di Caserta, nell'area dell' Ager Falernum, con l'opportunità di conoscere tre differenti vini: il Falerno del Massico bianco, prodotto con il vitigno falanghina, il  Falerno del Massico Rosso vinificato con uve aglianico e piedirosso e con l'eventuale aggiunta minima di vitigni a bacca rossa autorizzati, ed infine il Falerno del Massico Primitivo, utilizzando uve primitivo.

Una delle aziende che produce il Falerno del Massico da uve Primitivo, è la cantina Papa. Antonio Papa, è un appassionato di storia e andare nella sua cantina significa ascoltare la storia del Falerno, anche in chiave antropologica. Percorrere quindi, pezzi di storia enologica che parte dal II secolo a.C. fino ad arrivare ai giorni nostri. Storia del vino, e dunque storia dell'umanità. L'azienda agricola Papa nasce a Falciano del Massico nel 1988 con suo padre, che si occupava di produzione di mele annurche, olio e uva. Con l'ingresso di Antonio in azienda, negli anni 90, l'asse dell'agricoltura si sposta solo sul vino.

Dalle ricerche agronomiche e storiche, Antonio scopre che il piccolo arenale di Falciano del Massico- insieme con quello di Mondragone - sul versante sud-est del vulcano di Roccamonfina, sono da sempre vocati al vitigno primitivo, il quale cresce in modo vigoroso su terreno limoso e con il clima caldo. Scopre anche in alcuni testi del 1700, antecedente la fillossera, che il vitigno primitivo veniva già coltivato in quella area, citato come primarulo e primaticcio, nomi che riportano al primitivo



È bene, a tal proposito, sottolineare che la varietà di primitivo utilizzato nel Falerno, è un clone del famoso primitivo pugliese. A fine anno verrà ufficializzata la varietà "primitivo del Massico", terzo clone dopo quelli pugliesi di Gioia del Colle e di Manduria.

L'azienda Papa produce vini da vigne secolari, le cui radici affondano nella terra amata dai Romani. I vini sono dotati di grande personalità, il Conclave e il Campantuono si lasciano ricordare per l'intensità che esprimono e per la forte impronta territoriale.
 
Parlare di Falerno è ripercorrere la storia della umanità. Berne, è assaporare il progresso dell'uomo.

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