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Il Pecorino di Offida: una storica riscoperta.

Nonostante la lunga tradizione viticola italiana, che affonda le sue radici sulle opere dei grandi trattisti latini, da Catone a Varrone, da Columella a Plinio il Vecchio, che furono i primi a trattare in modo specifico le pratiche viticole, i vini marchigiani non erano particolarmente menzionati.
Nell’epoca dell’Impero Romano il benessere economico, di alcuni ceti dominanti, aveva spinto a ricercare nuove selezioni per rispondere alla domanda dei nobili e dei nuovi ricchi. In questo periodo il vino era una bevanda “nobile”, uno status symbol.

La caduta dell’Impero porta al progressivo abbandono delle tecniche viticole e dei vitigni selezionati, nuovamente recuperati nel medioevo. Tra i vitigni più celebri troviamo il Trebbiano della Toscana e delle Marche.
Si deve aspettare il 1500 quando, oltre alla fama del Sirolo marchigiano, selezionato dalla corte di Ippolito d’Este, a Ferrara, si hanno le prime notizie riconducibili al vitigno Pecorino. Si tratta delle uve “dolci vissane” coltivate nelle colline tra Teramo e Macerata. I vini ottenuti venivano conditi con uve moscatelle ed erano molto apprezzati, al pari dei trebbiani.

Anche Plinio parla di alcuni ottimi vini fulvi e bianco-dorati realizzati con l’aggiunta di vino moscatello, di buona consistenza, tanto che sopportano di essere trasportati per mare, che hanno la loro specifica origine nei terreni ricchi di sostanze solforose, esposti al sole e moderatamente umidi dell’Appennino. In particolare si parlava di vini assai potenti prodotti nei territorio ascolani dell’alta valle del Tronto specie nelle zone intorno ad Acquasanta.
In epoca medioevale la vite veniva coltivata in vigneti specializzati posti preferibilmente nei centri abitati e protetti con un recinto detto “clousura” realizzato in genere con siepi vive.

La lenta diffusione della mezzadria determina l’abbandono delle vigne a favore degli arativi vitati. Le viti venivano disposte in filoni paralleli sparsi sui campi secondo le perfette forme geometriche della folignata, maritate a sostegni vivi, generalmente costituiti da alberi campestri potati a imbuto.  Inoltre la volontà di non ridurre la produzione dei cereali determina un rallentamento dello sviluppo viticolo, tanto che nel 1800 in una rilevazione catastale risultano solo 128 ettari di vigne nella provincia di Ascoli Piceno per lo più concentrate nel territorio di Arquata del Toronto.
Proprio in quest’area vi era la presenza di metodi tradizionali di coltivazione della vite e di antiche vigne, che probabilmente hanno resistito all’attacco della filossera. Ed è da questa zona che provengono i vitigni poi utilizzati per la produzione dell’attuale vino Pecorino.

Il Pecorino viene già nominato nei primi studi sulle viti della Provincia di Ancona, nel 1871, eseguiti dalla Commissione Ampelografica nominata dal Ministero dell’Agricoltura.
Nel successivo lavoro del 1873 vengono evidenziate, oltre alle caratteristiche ampelografiche, anche la storicità del pecorino: “si coltivava da gran tempo un po’ ovunque con maturazione precoce”.

L’origine del nome sembra derivare dal fatto che il vitigno fosse molto appetibile dalle pecore al pascolo nelle zone di alta collina. Un vitigno antico quindi che è conosciuto anche con altri nomi quali Moscianello, Mosciolo e Mosciolino che riconducono probabilmente alla forma non compatta del grappolo; altri nomi da citare sono Pecorino di Osimo in provincia di Ancona, Vissanello (da Visso) in provincia di Macerata oppure Pecorino di Arquata, Pecorina Arquatanella, Arquitano, Promotico, Vecià in provincia di Ascoli Piceno. Quanto all’origine si parla di una vecchia varietà di origine marchigiana.

Nonostante la storicità e i buoni presupposti sulla qualità dei vini il Pecorino scompare progressivamente dalle vigne delle Marche centro-settentrionali, mentre la sua coltivazione rimane concentrata nell’area picena. Sono i contadini piceni, particolarmente attaccati alle tradizioni, a mantenere e ricercare nei resti delle alberate mezzadrili o in qualche residua vigna di montagna questa antica varietà per riproporla all’attenzione del consumatore e dei tecnici esperti.

Nei primi anni ottanta arriva da Guido Cocci Grifoni la realizzazione di un primo impianto nell’ottica di avviare le sperimentazioni sul campo. Ed ecco arrivare nel 1990 la prima produzione di vino ottenuto da uve Pecorino vinificate in purezza.

Successivamente la produzione del Pecorino si concentra principalmente nell’area di Offida, ma non solo, con il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata “Offida Pecorino” nel 2001.

Una storia che dimostra come l’Italia sia un paese unico dal punto di vista ampelografico. Altra dimostrazione, non meno importante, riguarda il rapporto uomo-vigneto, un sistema che rimane in equilibrio grazie alla volontà di ricercare e rivalutare i vitigni antichi d’Italia. Il Pecorino resta e resterà un esempio molto importante di vino recuperato dalla tenacia dei viticoltori che adesso attende di avere l’adeguata promozione per valorizzare il lavoro svolto.

Non rimane che attendere la pubblicazione della scheda del vitigno e della DOC Offida con le relative considerazioni di carattere sensoriale. Presto su vinoway.

Bibliografia: La riscoperta del Pecorino, Storia di un vitigno e di un vino, Tecniche Nuove.

Ultima modifica ilVenerdì, 15 Luglio 2011 10:55

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