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Valle d'Itria: paesaggi incantati e vitigni autoctoni

La propaggine meridionale  dell'altopiano  delle Murge, lì dove si incontrano le province di Bari, Brindisi e Taranto, si affaccia  sulla Valle D'Itria,  un territorio  turisticamente  tra i più  noti della Puglia, che si estende tra i comuni di Locorotondo, Cisternino e Martina Franca, abbracciando parte del territorio di Alberobello, Ostuni e Ceglie Messapica.
 
Un luogo affollato  di turisti, soprattutto stranieri, per tutto l'arco dell'anno e noto ovunque per i suoi centri storici, che si presentano con uno scenario da favola, di  singolare  bellezza artistica, stradine costeggiate  da pregevoli palazzi signorili con  balconate in ferro battuto ornate da ghirlande, putti,  festoni dell'arte barocca. E poi ancora antiche chiese, caratteristici slarghi, angoli di strada estremamente  curati, ciuffi di gerani pendenti, ornamento sul bianco  a calce delle pareti, oppure a fomare delle aiule tra i vicoletti.

Tutto nei borghi antichi, dalle graziose casette a "cummerse" con i tetti spioventi ricoperti di chiancarelle, insieme  alla cura e all'armonia dell'abitato, contribuisce a redere unici questi luoghi, tanto che Locorotondo  ha meritato  la Bandiera  Arancione 2012 del Turing Club Italiano. La rotondità  del centro storico, a cui si deve il suo nome, è  tra le caratteristiche  più  interessanti,  oltre al suo belvedere che  affaccia  sulla valle. Mentre, Cisternino  risulta tra i 100 borghi più  belli  d'Italia, e Martina Franca, durante  l'estate,  è uno dei maggiori poli di attrazione  turistica per il noto Festival  della Valle  d'Itria.

Il suo toponimo potrebbe derivare dal culto orientale della Madonna di Odegitria, importato dai Monaci Basiliani che, nel 977 si insediarono nel territorio, dando vita al popolamento di questo luogo, scenario da incanto, punteggiato da trulli che trovano qui la loro massima concentrazione. Di sera le luci creano uno spettacolo  da presepe che si articola tra avvallamenti  e colline.

Infatti, più che di  una vera e propria valle, si tratta di una profonda depressione carsica al termine della Murgia, totalmente  ricoperta di verde tra boschi, uliveti, frutteti, vigneti, e da sempre vocata all'allevamento di uva a bacca bianca. Un tripudio infinito di sfumature  cromatiche che si alternano e si mescolano tra il rosso della terra, il verde delle colture e dei piccoli boschi di querce insieme al bianco dei trulli. Nella sua singolarità rappresenta  l'esito di una secolare integrazione tra componenti naturali e fisiche del territorio  e sviluppo antropico, caratterizzato dai  campi in una fitta rete di piccole proprietà, suddivise da muretti a secco, così unici nella loro struttura, che potrebbero  presto diventare patrimonio dell'UNESCO.



Qui il clima si contraddistingue per gli inverni rigidi e le estati solitamente calde, ma mitigate da una costante ventilazione con importanti escursioni termiche giorno-notte. Il terreno è  di natura calcarea e argilloso - calcareo con una tipica colorazione  rossa. Una zona particolarmente  vocata alla viticoltura, legata al Bianco Martina e al Bianco Locorotondo con le sue DOC, produzioni tipiche del territorio. 

Testimone della tradizione e vocazione vitivinicola del luogo ne è anche la presenza dell' importante  Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura "Basile Caramia" che ha sede nell'incantevole Masseria Ferragnano di Locorotondo. Il centro funge da collegamento tra il mondo produttivo  e le istituzioni dedite alla ricerca e sperimentazione  nel settore  dell'agricoltura e nello specifico della viticoltura,  per migliorare dal punto di vista qualitativo e produttivo le colture locali e allo stesso  tempo contribuire ad innalzare il livello culturale dei tecnici ed operatori agricoli, insieme ad una attività di selezione, miglioramento e conservazione di cloni.

Tra i  vitigni più  tipici della Valle d'Itria troviamo il Bianco D'Alessano,  sulle cui origini si sa poco, se non che appartiene da tempo immemorabile a questi luoghi. L'unica documentazione  certa e relativamente  recente è del 1877, uno studio  condotto dal Rovasenda e che fa riferimento  a questo vitigno come legato all'area di Martina Franca ed a tutte le zone immediatamente  contigue. Le documentazioni lo attestano  come spesso vinificato insieme  ad altre uve poiché  privo di grandi  risultati, infatti in passato, veniva apprezzato per la neutralità del colore. Tuttora è  un'uva usata in assemblaggio poiché  poco rilevante da un punto di vista gusto - olfattivo. Conosciuta anche  con i sinonimi di Acchiappapalmento, Bianco di Lessato e Verdurino, si presenta con grappoli di dimensioni medio - grandi, di forma conica o cilindrica, pittosto compatti, con o senza ala. I suoi chicchi sono dotati di buccia spessa, di colore giallo e ricoperti di molta pruina. La caratteristica  che lo rende apprezzabile è la sua adattabilità ed una buona resistenza alle malattie crittogamiche, alla peronospera e allo oidio.



Martina Franca, invece,  potrebbe essere il luogo d'origine dell'Impigno, un vitigno a bacca bianca molto antico, e molto diffuso in Valle d'Itria, soprattutto intorno alla provincia brindisina. Ha grappoli alati e di medie dimensioni e ben compatti, i chicchi si presentano di un colore verde tendente all'ambrato e sono generalmente  dotati di buccia sottile con poca pruina, ha rese pittosto alte ed è dotato di grande vigoria e grande resistenza alle malattie, con una notevole adattabilità all'ambiente. Nella zona è anche noto con i nomi di Uarnaccia e Cannamelu. Quasi mai vinificato in purezza, ha colore paglierino e risulta ricco di profumi  che vanno dalla pesca agli agrumi e al floreale, sempre piuttosto  asciutto, ricco di freschezza,  acidità e finale sapido. Nonostante risulti sempre  delicato e qualitativamente  apprezzabile, il suo consumo è circoscritto alla zona di produzione.

Tra gli autoctoni antichi , quasi scomparsi e di recente riscoperto e valorizzato c'è il Marchione, vitigno a bacca bianca conosciuto anche col nome di Maricchione, col quale viene riportato nelle documentazioni del Frojo nel 1881. Storicamente presente nelle colture ad alberello dei vecchi vigneti pugliesi è  sempre stato consociato a vitigni più  noti e di maggiore  diffusione. Il nome richiama quello di un castello in agro di Conversano, ma non si può  con certezza ricondurlo a quest'ultimo. Da tempo viene incluso nelle produzioni locali delle DOC, ma solo di recente è  stato recuperato, selezionato e migliorato. Il vino ha un colore  giallo paglierino, mediamente intenso, con espressioni floreali molto fini e sentori di erbe aromatiche e frutti a polpa gialla. Al palato ritornano il fruttato ed il floreale, con una gradevole  intensità, ma una persistenza non molto elevata.



Anche il Maresco, vitigno a bacca bianca, conosciuto col sinonimo di  Maruggio, appartiene  a quegli autoctoni su cui si è  voluto  puntare l'attenzione per valorizzarli con attente selezioni. Studi sul nome lo hanno messo in relazione con la cittadina di  Maruggio nel tarantino, trovando una connessione  col nome di un'erba, il Marubbio presente nella zona e che un tempo si usava aggiungere  al vino per conferire particolari proprietà terapeutiche. Il filtrato è  di un bel giallo paglierino, intenso, limpido, con fini note  olfattive floreali  di rosa e violetta insieme a sentori erbacei ed un ritorno fruttato. È un vitigno che si presta molto bene alla spumantizzazione grazie alla tenuta della sua acidità  e alla persistenza gustativa.



Altro autoctono a bacca bianca è il Minutolo, conosciuto  anche come Fiano della  Valle  d'Itria, Fianello, Fiana, Moscatella,  Fiore Mendillo. A partire dagli anni '60, ha rischiato di scomparire quando i tradizionali  impianti ad alberello  monovarietali e poco produttivi, furono sostituiti da impianti a spalliera,  varietà  di maggiore resa. Il vino ha  uno spiccato colore  giallo paglierino con una intensità aromatica di pregio che vira dal  floreale alle erbe selvatiche e verso i frutti a polpa gialla. Al palato un'accattivante agrumato verde si accompagna al fruttato e al floreale con note gustative intense. La sua acidità  e aromaticità lo rendono particolarmente adatto alla spumantizzazione.



Diffusissima è la Verdeca, uva a bacca bianca con acini di colore verdastro,  da cui ha origine il nome. È  conosciuta con diversi  sinonimi: Albese Bianco, Verde, Verdera, Verdesca, Verdisco Bianco, Vino Verde. In passato era poco apprezzata e perciò  destinata alla produzione di  vini dolci e vermouth, ma nell'ultimo decennio ha riscoperto una valorizzazione della sua identità  in purezza. I vini risultano di belle tonalità giallo paglierino con sfumature verdoline, dotati di freschezza ed acidità, sono piuttosto leggeri e con delicato bouquet che va dai fiori di campo all'agrumato, con prevalenza di bergamotto, e fini sentori di frutti esotici.



Non mancano vitigni a bacca rossa come l'Ottavianello, un autoctono coltivato nell'area di Ostuni e che con ogni probabilità  ha origini nel comune di Ottaviano nel napoletano. Le fonti parlano di una sua introduzione  in Valle  D'Itria ad opera del Marchese di Bugnano a fine '800. Studi sulla genetica lo accumunano in qualche modo con vitigni  come il Cinsault diffuso nel sud della Francia  e l'Hermitage coltivato in sud Africa. È un vitigno  con abbondante produttività e  che si adatta facilmente a qualsiasi  ambiente pedoclimatico. Con grappolo medio, piramidale e compatto, è dotato di acini viola con buccia pruinosa. Si ha un filtrato generalmente usato in  assemblaggio che dà origine alla DOC di Ostuni , ma anche prodotto  in purezza, i risultati  sono apprezzabili. Rosso  rubino con bei sentori di frutta rossa e viola, ha un tannino delicato e un buon corpo.



Diffuso qui sin dall'antichità, il Susumaniello  ha probabili origini dalmate ed il nome è certamente  dovuto alla sua abbondante  produttività, anche se nel tempo tende a diminuire.  È conosciuto  anche con i sinonimi di Somarello Nero, Zuzomaniello, Cozzomaniello. Ha grappoli di forma allungata, piramidali, con chicchi consistenti e con buccia pruinosa. Il filtrato è  di colorazione intensa, tanto  che in passato veniva usato solo  come prodotto di aggiunta per i blend. Riscoperto recentemente in purezza, dà vini con bei sentori di frutta rossa, prugna e frutti di bosco, con un finale speziato di pepe e vaniglia. Nella vinificazione  in rosa i risultati sono di grande finezza e freschezza, con bouquet  floreale,  e sentori di lampone e visciole.



Turisticamente  attivi tutto l'anno, i centri della Valle d'Itria hanno un fascino ineguagliabile, si presentano con  un gioco di strade attraversate da archi di passaggio  che conducono in modo casuale a piccoli locali che servono le proposte della gastronomia tipica. Primo fra tutti il famoso Capocollo di Martina riconosciuto Presidio Slow Food e poi ancora carne alla brace, piatti di orecchiette  con ragù di polpette e braciole, formaggi e mozzarelle  preparati da mastri casari locali, piatti della tradizione contadina, assemblati in un trionfo di colori e profumi, oltre a pasticcerie artigianali e forni che attirano con il profumo dei  dolci tipici tra cui il Biscotto di Ceglie Messapica Presidio Slow Food.

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