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Carignano del Sulcis: enclave prefillosserica

Il Sulcis, uno scrigno abbracciato da un massiccio montuoso affacciato sul mare e sulle isole di Sant’Antioco e San Pietro isolato dal resto della regione. Un enclave prefillosserica dove il Carignano trova la sua massima espressione mondiale.

Terra di conquista da sempre, dai Nuraghi ai Fenici, che qui costruirono i primi porti commerciali, dai Vandali ai Saraceni, fu teatro della battaglia del Sulcis durante la prima guerra punica che contrapponeva le più grandi potenze navali del VI secolo: i Romani ed i Cartaginesi.

Nel Medioevo furono gli ordini monastici a spingere la ricolonizzazione delle campagne sulcitane, abbandonate in seguito alle continue incursioni dei pirati Saraceni. Nacque così Tartalia, l’odierna Tartalias e Villa della Chiesa, oggi Iglesias.



Dopo vari avvicendamenti tra famiglie nobili e feudatari iberici nel XIV secolo, furono la peste ed i conflitti mai sopiti a far nuovamente spopolare il Sulcis, definito dallo storico Giovanni Francesco Fara tota silvestris et derelicta (terra selvatica ed abbandonata).

Fu il governo spagnolo a trovare la soluzione definitiva tramite la costruzione di torri costiere di difesa ed allo spostamento dell’antica città costiera di Teulada nella piana di Tuerra, accessibile solo tramite una stretta valle facilmente difendibile.

Teulada diventò così l’avamposto delle terre del Sulcis e si iniziarono a sviluppare tante piccole fattorie fondamentalmente autonome: i furriadroxius e i medaus, che solitamente sorgevano nei pressi dei luoghi di culto, dando origine a villaggi chiamati boddeus.

La maggior parte dei centri abitati del Sulcis si sono sviluppati fra il Settecento e l'Ottocento per espansione dei boddeus, mutuando i propri nomi da quelli degli antichi centri medievali scomparsi.

L’industria enologica è nata in tempi più recenti, nel 1932, anno di fondazione della Cantina Sociale di Calasetta seguita nel 1949 dalla Cantina Sociale di S. Antioco e dalla Cantina Sociale di Santadi nel 1960.

Ben di più antiche origini, invece, è la comparsa dell’uva Carignano detta anche Carignan o Axina de Espana, ovvero uva di Spagna, probabilmente arrivata durante la dominazione Spagnola o ancor prima durante il periodo in cui i Fenici ed i Cartaginesi fondarono in questi luoghi le città puniche di Solci e Nora, oggi S. Antioco e Pula.

Questa seconda tesi però è meno attendibile in quanto il Carignano veniva spesso confuso dai non addetti ai lavori con l’algerino Aramon, uva qualitativamente inferiore ed utilizzata oggi in Linguadoca per produrre vini di massa.

Al contrario il vino DOC “Carignano del Sulcis” è uno dei grandi vini rossi della Sardegna e senza dubbio occupa con onore i primi posti nelle classifiche dell’enologia mondiale grazie alle sue caratteristiche ed al suo stile unico.

Dal punto di vista organolettico si presenta di colore rosso rubino più o meno intenso, vellutato, straordinariamente equilibrato, con profumi di prugne, ribes, spezie dolci, pepe, dal gusto caldo, intenso e persistente.

Oltre alle tipologie rosso e rosato è prodotto nelle tradizionali menzioni “riserva”, “novello”, “superiore” e passito. Notevole l’attaccamento del disciplinare alla tradizione ed alla qualità; nella tipologia “Superiore”, infatti, le uniche uve ammesse sono quelle da vigne allevate dal nobile e qualitativamente inarrivabile sistema ad alberello.

Il Carignano ha acquistato una meritatissima notorietà internazionale anche grazie al lavoro dell’enologo di fama mondiale Giacomo Tachis, che ha saputo esaltare la sinergia tra il vitigno Carignano ed il terroir del Sulcis. L’apprezzamento e la fiducia di estimatori del vino di qualità hanno completato il quadro.



Il Carignano ama i terreni tendenzialmente sciolti ed i venti provenienti dal mare, ricchi di salsedine, ha trovato quindi nel Sulcis la sua terra di elezione, raggiungendo livelli impareggiabili nei terroir dell'isola di Sant'Antioco e San Pietro, dove le sabbie hanno saputo proteggere le radici franche di piede dei suoi alberelli, permettendo uno scarso sviluppo vegetativo rispetto alle piante innestate e la crescita di acini piccoli, a tutto vantaggio di una ricchezza polifenolica che solo alberelli secolari sono in grado di offrire; alcuni possono raggiungere i 150 anni di età.



L'isola di Sant'Antioco infatti è di origine prevalentemente vulcanica, a tratti calcarea, con brevi tratti pianeggianti ricoperti da materiali alluvionali e sabbie. A nord dell'isola lungo la costa, giace un banco sabbioso dove si trovano le vigne più antiche e caratteristiche dell'isola.

Anche il clima fa la sua parte, secco e fresco nella zona montuosa, caldo e secco nella zona interna caratterizzata dall'alternanza di pianure e basse colline, è generalmente  di tipo sub-tropicale con temperature medie annue molto vicine ai 17°C ed una bassa piovosità che spesso non raggiunge i 600 mm annui.

Ma è il vento che caratterizza magicamente i vini del Sulcis. Il Maestrale, che da sempre segue la linea maestra, identificata sin dagli antichi greci con la penisola italica, disegna sulla rosa dei venti una retta da Nord Ovest a Sud Est. Con il suo carico di salsedine sferza la costa sud occidentale dell’isola per gran parte dell’anno, plasmandone la natura, il paesaggio ed il Carignano del Sulcis.

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