Log in

Terra Dauna: autoctoni e paesaggi incontaminati

Il territorio più stretto e lungo d'Italia, la Puglia sembra anche essere la regione più bella del mondo, non soltanto secondo la Lonely Planet, ma lo sostiene anche il New York Times. E nella parte piu a settentrione, a confine con il Molise, la Campania e la Basilicata, si estende un territorio tra l'Ofanto ed il Fortore, che prende il nome di Daunia e si identifica con l'area della provincia di Foggia. Affonda le radici culturali della sua storia e del suo nome nell'antica leggenda di Dauno figlio di Licaone, approdato in Italia con i fratelli Iapige e Peucezio.
 
Un'area che abbraccia sia l'estesa pianura del Tavoliere che il Gargano, un massiccio promontorio che funge da barriera naturale per i venti freddi provenienti dai vicini Balcani.

Qui si fondono antitetiche caratteristiche della natura che danno origine ad un paesaggio variegato in cui elementi che appartengono alla pianura e alla montagna si fondono col mare.

Verde, lussureggiante e fitta, la vegetazione del Parco Nazionale del Gargano, raggiunge la costa e si sporge in aspri spuntoni di roccia sul mare, formando grotte che si lasciano invadere dall'acqua, con fondali ricchi di indimenticabile fascino. Un mare incontaminato,  profondo e cristallino, dove tra Mattinata e Vieste, in quella che è la Baia delle Zagare, la Bandiera Blu è perenne. Mentre, dal versante opposto, è l'immensa distesa del Tavoliere che guarda al promontorio nel suo dolce degradare verso un paesaggio pianeggiante e privo di asperità fino a lambire i confini della Murgia barese.



Le caratteristiche morfologiche determinano un clima tendenzialmente continentale con inverni molto freddi, spesso ricchi di neve e gelate, ed estati lunghe e a volte torride. I suoli, piuttosto profondi, hanno una buona capacità drenante con bassa dispersione di acqua. Qui, il terreno si presta molto bene alla coltivazione della vite, poiché è in grado di assicurare un buon apporto di liquidi e sostanze minerali.

Infatti, la locale tradizione vitivinicola affonda le sue origine già in epoca romana, e le tracce ci dicono che persino i pellegrini di passaggio verso la Terra Santa, solevano  bere il vino di queste zone, in un'atmosfera allegra e conviviale, comune ai pellegrinaggi dell'epoca,  e di cui anche il noto "Canterbury Tales" ce ne dà uno spaccato.

Quest'area è ricca di terreni calcarei, argillosi e sabbiosi, un terroir in cui le uve a bacca bianca trovano una delle espressioni migliori, come nel caso del Bombino Bianco. Le origini di questo vitigno sono tuttora poco chiare, forse proviene dalla Spagna, ma quello che risulta certo, è che si è fatto notare per l'abbondanza delle sue produzioni. Il vino che se ne ricava presenta un colore giallo paglierino con aromi fruttati di mela e camomilla ed una piacevole mineralità con risultati di grande pregio anche nella spumantizzazione.



Ma questa è patria anche di vitigni a bacca rossa, e tra gli autoctoni meno diffusi, sulle colline argillose e calcaree di Orsara tra 500 e 600 metri di altitudine si coltiva un vitigno molto raro, il Tuccanese e di cui si sa poco. Forse fu introdotto in Puglia  nel XIV secolo, all'epoca della dinastia angioina. Ci sono tracce che fanno pensare che possa provenire dalla  Sicilia, ma nulla è dimostrato.

Il vitigno si presenta con grappoli di piccole dimensioni, ben compatti e con un'ottima resistenza alle difficoltà ambientali. La sua maturazione avviene piuttosto tardi, ad ottobre inoltrato. Nella vinificazione dà buoni risultati con un colore rubino inteso, sentori di  frutti di bosco e speziatura. Al sorso si presenta con una buona acidità e ritorni di frutti rossi con un buon corpo. I pochi viticultori che lo allevano, risultano essere gli unici suoi veri conoscitori.

Nel territorio compreso tra Cerignola e Vieste è possibile trovare un antico vitigno a bacca rossa, le cui primissime notizie risalgono al 1874, è il Somarello Rosso, conosciuto anche col sinonimo di Somariello. Il nome, come si può dedurre, deriva dall'abbondante fruttificazione dei suoi ceppi, che producono grappoli di grosse dimensioni e che, lo rendono simile ad un asino, chiamato volgarmente somaro, per la sua capacità di portare molti pesi; il motivo per cui i contadini gli hanno attribuito il nome di Somarello.



Se ne ricava un filtrato rosso rubino brillante non molto intenso, ma aromaticamente complesso, caratterizzato da note floreali di rosa, violetta e gelsomino, a cui si accompagnano note di frutti rossi, tra lampone, fragola, amarena e mora. Ha una persistenza gusto-olfattiva abbastanza buona, mentre la struttura risulta piuttosto debole. Questo è il motivo per cui il vitigno si presta meglio alla vinificazione di rosati freschi, aciduli ed aromatici, oppure a quella in bianco, con vini dal colore giallo paglierino intenso con sfumature dorate, di buona struttura e media aromaticità.

Ma sicuramente tra gli autoctoni, il vitigno qui maggiormente diffuso è il Nero di Troia. E se le origini del vitigno non sono certe, certo è invece il legame con la città  di Troia (FG). Le ipotesi su come e quando sia giunto in questa zona sono diverse. Una di queste si intreccia con la leggenda del mitico Diomede, eroe della guerra di Troia, amico di Ulisse, giunto dall'Asia Minore, che avrebbe portato con sè le marze di questa varietà di uva introducendola in Puglia.



La seconda delle ipotesi, e che trova fondamento nelle ricerche degli studiosi, fa pensare alla presenza di questa varietà, già prima dell'arrivo degli Ellenici. Infatti, si pensa che le  antiche popolazioni indigene, sia Dauni che Peuceti, già conoscessero e coltivassero la vite, una varietà locale riconducibile appunto al Nero di Troia.

Ma tra le tante ipotesi non è da escludersi quella che lega quest'uva alla possibilità che sia stata importata dalle vicine coste albanesi, dal piccolo borgo di Cruja, chiamato in modo dialettale Troia. Tuttavia, a prescindere dalle leggende che ne attestano la provenienza, è  del 1875 che il Nero di Troia compare nei documani ufficiali e negli studi ampelografici condotti dal prof.Frojo.

Esistono diversi cloni disponibili, i due principali sono uno a grappolo più grande e tozzo, chiamato propriamente Uva di Troia e l'altro con un grappolo cilindrico, più piccolo, con acini piccoli e serrati e denominato Summarello, quest'ultimo prodotto soltanto nella città di Troia e nelle zone limitrofe.

Per lungo tempo a questo vitigno non è stato dato il rango che gli spettava, considerato soltanto idoneo a rafforzare vini più deboli. Tra l'altro, non viene considerato un cultivar facile in quanto raggiunge la maturazione ottimale piuttosto tardi, verso fine ottobre, con tutti i rischi di importanti danni che potrebbero prodursi a seguito di eventi climatici.

La sua valorizzazione è recente, risale alle ultime due decadi, quando sono stati fatti investimenti al fine di ottenere vini in purezza da Nero di Troia di notevole eleganza e qualità per rispondere alle richieste dei mercati internazionali che hanno intanto rivolto il loro interesse verso gli autoctoni.

Al termine dell'affinamento, questo è un vino che porta con sé il carattere del territorio, con colore rubino intenso e tannini eleganti, ma mai domati, di notevole struttura, di gusto austero con sentori di more e liquirizia e con speziatura e legno, anche senza che abbia fatto barrique.

È possibile anche incontrarlo nella vinificazione in rosato, ed i sentori sono più freschi e fruttati. Originale e di notevole carattere sono le sperimentazioni con questo vitigno nelle spumantistica pugliese, in cui frutti rossi e mineralità assumono grande efficacia portati in superficie dalle bollicine della carbonica.

La Daunia rimane un'area che tra natura e storia conserva ancora una forte identità  territoriale visibile attraverso i suoi prodotti, gli antichi borghi medievali, tra i quali Bovino, uno dei cinque borghi più belli d'Italia e bandiera Arancione del Touring Club Italiano, i numerosi siti archeologici e le strade del vino, con le sue DOC che percorrono i comuni di Apricena, Lucera, San Paolo di Civitate e Torremaggiore.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.