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Capri: Vini dall'essenza di mare

Lo stupendo golfo di Napoli si chiude idealmente alla vista con la sagoma dell'isola di Capri, parte integrante del panorama.
 
Eppure, la breve distanza che separa l'isola dalla città diventa incolmabile, se si pensa ai fattori geologici e culturali. Così distanti, che a scoprire Capri e a raccontarla al mondo - nel 1632 -  non fu un napoletano, ma un francese, un tale filosofo Jean Jacques Bouchard.

Questo scoglio in mezzo al mare Mediterraneo, di origine carsica, raccontato in tutte le lingue, dal fascino pagano, selvaggio, incontaminato, cosmopolita e tradizionalista, è stato meta e casa di libertini e dandy, di scrittori e poeti, pittori e attori, filosofi e pensatori.

Ogni angolo è stato fotografato, dipinto, filmato. Ogni scorcio, anfratto, grotta, spiaggia, fiordo, è da privilegiare, e ciò che rende speciale il tutto è la luce straordinariamente unica che cambia tonalità secondo il luogo.

L'azzurro delle acque della Grotta Azzurra, il blu intenso del mare a Punta Carena, la trasparenza dell'acqua a Cala Ventroso, il color cobalto del mare che circonda i Faraglioni, sono solo alcuni esempi di tonalità di luce.



Senza tener conto della struggente bellezza della sfumatura vermiglio/dorata che cala sull'isola al tramonto, dipingendola come nessun artista sarebbe capace di fare. La natura qui è stata generosa. La bellezza che si riscontra in ogni luogo è pari alle attese e alle  aspettative di chi arriva per la prima volta a Capri.

Anche Cesare Augusto ne fu conquistato, tanto da far costruire una grande villa che abitava d'estate. E di ville di epoca imperiale l'isola è piena. Una delle più belle è Villa Jovis, di possente architettura, situata sul Monte Tiberio, da dove si scorge tutto il golfo e lo sguardo arriva fino all'estremo lembo della piana di Sorrento.

Friedrich Alfred Krupp, uno degli uomini più ricchi e potenti del novecento, scelse Capri come suo buen retiro, e non ultimo Curzio Malaparte fece costruire la sua abitazione - considerata capolavoro dell'architettura moderna - a Punta Massullo, su un irto promontorio, con vista mozzafiato sull'azzurro mare.

Ma l'isola non è solo architettura seicentesca, ville imperiali e cauto modernismo di Villa Malaparte. È anche - soprattutto - natura, e il giro dell'isola via mare consente di scoprirne la "naturalezza" in luoghi come le rocce dirupate, nelle grotte, nei fiordi e nelle spiagge minuscole incontaminate, di selvaggia identità.

Anche lungo le viuzze scoscese che collegano i due comuni: Capri ed Anacapri, è possibile rilevare la vegetazione dai tratti lussureggianti, fatta di macchia mediterranea, intervallata da orti e viti, separati da muri a secco che delimitano le case rustiche di origini contadine.

Dal punto più alto di Capri, Monte Solaro con la sua rupe calcarea, inizia un fitto bosco che volge fino alle prime case di Anacapri, scendendo per pendii erbosi e siepi, intervallate da macchie di mirto e rosmarino, di genziana e ginestra. Inoltre si scorgono oleandri, limoni, palme, ulivi, capperi, lentischio, menta, finocchietto, lavanda e bougainvillea, dai fiori bellissimi color del vino. A farla da padroni, però, sono il pino marittimo, il frassino e il fico.  La macchia mediterranea negli anni ha preso il posto anche dei vigneti che un tempo attorniavano il faro di Anacapri.

I vitigni presenti in questo lembo di terra sono la ciunchesa (biotipo di uva greco), il biancolella, la falanghina, la ventrosa, il piedirosso e l'uva rassa. Vitigni, questi, che da disciplinare di produzione concorrono alla Doc Capri, una delle prime denominazioni di origine controllata della Campania, risalente al 1977, voluta dall' ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone, che dell'isola era frequentatore e appassionato.



La Denominazione di Origine Controllata Capri Bianco è riservata a vini provenienti da vitigni di falanghina e greco minimo 80%, oppure falanghina 50% ed il restante di vitigni autorizzati per la provincia di Napoli. Per la Denominazione di Origine Controllata Capri Rosso sono impiegate uve provenienti da vitigni piedirosso minimo 80% e il restante 20% di vitigni autorizzati per la provincia di Napoli.

Un tempo la viticultura era estesa nelle zone orientate a sud/ovest, in modo che l'uva usufruisse della luce del sole e al tempo stesso fosse protetta dalle correnti fredde proveniente dal nord. I vigneti erano presenti alle falde del Monte Solaro, sfiorando i 500 m per poi scendere fino ai 200 m slm, nelle zone di Migliera, Guardia e Damecuta, nel comune di Anacapri.  Altri impianti erano visibili nelle zone di Villa Jovis, a Vervoto, a Maruscella e a Lo Fuosso, nel comune di Capri. Tutti coltivati nelle poche aree pianeggianti dell'isola e lungo gli scoscesi pendii, su terrazzamenti piccoli, di circa un ettaro.



Due aziende, La Caprense e la Vinicola Tiberio - quest'ultima fondata più di cento anni fa - per anni hanno prodotto vino sui duecento ettari vitati. Da qualche tempo hanno ambedue abbandonato il progetto.  

Oggi la viticultura sull'isola si riduce a poco più di una quindicina di ettari, la maggior parte dei quali sono vigneti abbandonati, mentre quelli produttivi vengono gestiti da contadini anziani che sono la sola memoria storica della viticultura caprese.

Le superfici vitate attualmente si trovano tra Marina Grande nel comune di Capri e la Migliera ad Anacapri. In questa ultima località la resa delle uve  - intesa in qualità - è superiore rispetto ad altri siti dell'isola.

Le vigne sono prevalentemente a piede franco e a bacca bianca. La ciunchesa ( greco) e la falanghina esprimono in modo egregio su questo terreno la loro natura, mentre è coltivata solo una piccola percentuale di uva piedirosso, in quanto è una delle uve più difficili da gestire nel ciclo vegetativo, e trova la sua zona elettiva nei terreni dei Campi Flegrei.

A determinare la particolarità dei vini di Capri è un elemento fondamentale della viticoltura: la composizione del suolo. L'origine del terreno in questo caso è calcarea, con presenza di miscela eterogenea di terreno naturale, unita poi a particelle di carbonato di calcio. Nello specifico, la composizione del terreno costringe le radici della pianta di affondare in profondità nel sottosuolo, alla ricerca di acqua e nutrimento.

Questo importante dettaglio influisce sulle caratteristiche organolettiche dei vini -  dall'aspetto visivo al sapore - regalando quel "gusto di terroir", che conferisce loro una chiara personalità, con richiamo al territorio.

I vini di Capri hanno una presenza di salinità accentuata, di spiccata acidità e di bassa gradazione alcolica (non superano i 12 gradi). Le vigne sono allevate con il tradizionale sistema "alla puteolana o spalatrone" di origine etrusca, consistente in una pergola dove la pianta è fissata ad un tutore e i tralci seguono un percorso naturale, arrivando a lunghezze anche di venti metri.
La maturazione delle uve in genere avviene alla fine di settembre per i vitigni a bacca bianca e nella seconda/ terza decade di ottobre per quelli a bacca rossa.

Oltre a pochi contadini, oggi anche la famiglia Koch, è impegnata nella salvaguardia della viticoltura caprese. Anni addietro si oppose all'abbandono dei vigneti e grazie alla volontà e alla temerarietà del giovane Andrea, discendente della famiglia, continua a produrre vino nella piccola cantina Scala Fenicia di proprietà.

I vecchi vigneti, misurabili in metri anziché ettari (si tratta di meno di un ettaro) si inerpicano sul fianco del Monte Passetiello e sono suddivisi su quattro terrazzamenti, in  posizione unica. Le viti vengono allevate con il vecchio sistema tradizionale e condividono lo spazio con piante di limoni e ulivi. Si coltivano solo uve a bacca bianca autorizzate dal disciplinare di produzione della Doc e la produzione si aggira sulle 4.000 bottiglie.

Anche Raffaele Pagano, eclettico e originale vignaiolo in Irpinia, affascinato dalla viticultura di Capri si è impegnato nel rilancio. Grazie al Console Svedese Staffan De Mistura, dal 2009 è riuscito a far partire un progetto dalle ampie prospettive. Con la linea "Joaquin Dall'isola" produce mille bottiglie di Doc Capri bianco, da vigneti situati ad Anacapri, in uno dei luoghi più suggestivi dell' isola, nei giardini della Ottocentesca villa museo di Axel Munthe. La storia della villa è parte integrante della storia dell'isola: fu concepita per essere inondata dal sole, dal vento e dalla voce del mare. Qui le viti crescono con questi elementi.

Oramai la viticultura di Capri si è ridotta a pochissimi ettari e si spera che la sensibilità, dimostrata dai due produttori citati, possa fare da traino per altri, che intendano promuovere uno dei vini più affascinanti del sud Italia. Un vino di spiccata tipicità e di antichissime tradizioni, apprezzato dai romani e lodato dall' Imperatore Tiberio. Vero e proprio patrimonio di tradizioni e cultura che ha rischiato di svanire.

I vini dell'isola di Capri sono carichi di sole e di salsedine, profumano di cedro, di fiori di campo e di ginestre. Al gusto esprimono sapidità e freschezza. Hanno elevata qualità e anima mediterranea. Sono seducenti ed unici, come l 'isola che li produce…
Ultima modifica ilVenerdì, 10 Febbraio 2017 09:25

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