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Il decalogo del Timorasso

Esistono decaloghi per ogni cosa: quello della moglie perfetta, dell'amicizia, dello sportivo, della raccolta differenziata, del bersagliere... Quindi ho deciso che anche il mio amato Timorasso deve averne uno tutto suo, per imparare a conoscerlo ed apprezzarlo.
 
Ed ecco quanto ho elaborato nei miei tour nei Colli Tortonesi, patria di questo grande autoctono.

1. Nasce in zone splendide, vai a visitarle! Magari la provincia di Alessandria non sarà in cima alla tua lista dei luoghi da visitare, ma le valli in cui viene coltivato – Val Grue, Val Curone, Valle Ossona e Val Borbèra- hanno un loro fascino.



2. E' un'uva bianca con carattere e personalità che rischiava di scomparire, un po' a causa della fillossera e un po' a causa del predominio delle uve rosse piemontesi, ben più famose, o di altre meno difficili da coltivare. E già questo me la rende simpatica.



3. E' un vino ricco di freschezza e soprattutto di mineralità, grazie al terreno calcareo, marnoso e tufaceo delle sue colline, con grandiosi profumi di acacia, tiglio, miele e albicocca.

4. “Il bianco che più assomiglia ad un vino rosso”, dicono in molti. E infatti è ricco di corpo, ha un elevato estratto secco, un contenuto alcolico attorno al 14%.

5. “Più è vecchio, più è buono”, si sente spesso tra i produttori. Quindi se è giovane, dimenticalo in cantina ancora un po'. Da disciplinare deve subire un invecchiamento di almeno 10 mesi, ma generalmente viene lasciato sui suoi lieviti molto più a lungo, perché si presta ottimamente a lunghissimi invecchiamenti.



6. Se l'hai appena stappato e versato, dagli il tempo di aprirsi o non lo apprezzerai nella sua veste migliore: ha bisogno di molta calma e pazienza. Non mettergli fretta!

7. L'avete già capito, è un bianco molto particolare e quindi la sua temperatura di servizio è quella dei bianchi importanti e strutturati, attorno ai 14°C.

8. Se non potete fare a meno delle bolle, nella sottozona “Terre di Libarna” viene fatta  un'apprezzabile e interessante spumantizzazione.

9. Se non potete fare a meno del dolce, le notizie sono meno buone: al momento non si ha notizia di una versione passita, anche se la buona spalla acida e il contenuto zuccherino teoricamente sarebbero favorevoli; purtroppo però il grappolo è molto compatto, quindi non si presta facilmente all'appassimento.

10. Osiamo qualche abbinamento? Non è vino da relegare ad aperitivi ed antipasti, ma piuttosto formaggi saporiti come il locale Montèbore, per esempio, e poi funghi, trippa, baccalà, crostacei, molluschi e pollame (anche speziati!); fino ad arrivare all'estremamente raffinato, come scaloppe di foie gras e piatti al tartufo.

Mi fermo qua ma spero di aver incuriosito qualcuno.

Un caloroso grazie a tutti gli amici e produttori piemontesi che mi hanno fatto amare il Monferrato e i suoi vitigni. Non provo a farne un elenco perché sono tanti e rischierei di dimenticarne qualcuno!

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