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Il Mar d’Aglianico

Grappolo di Aglianico winenews.com Grappolo di Aglianico
Ultimamente mi è capitato spesso, un po’ troppo spesso, di dover inviare rettifiche ad articoli che parlavano del vino Aglianico del Taburno o del suo territorio. Certo, la legislazione italiana, la ricchezza ampelografia del nostro territorio e (nel nostro caso) una storica assenza di comunicazione, contribuiscono alla confusione ed ecco che, dopo aver decantato le caratteristiche del nostro rosso, si consigliano etichette del casertano, o che alla falde dei nostri monti spunti il mare e che al Vinitaly ci si annoveri tra i protagonisti dello stand irpino!
Comunità dell’Aglianico unitevi! Verrebbe da sollecitare, per marcare le differenze e le unicità di ogni vino e del proprio terroir. Bene. Provo a fare un po’ di chiarezza (specie per i nordici… anch’io nonostante la mia passione per la geografia tentenno a rammentare dove il vercellese lascia il posto al novarese o dove il Nebbiolo da Barolo diventa Gattinara).
 
L’Aglianico è un’uva, eccola qua, coltivata in vari areali del Sud Italia, con diversi cloni e differenti risultati in bottiglia. Concorre alla produzione di diverse DOC e raggiunge le sue massime espressioni anche ‘disciplinari’ in Campania e Basilicata con tre Aglianico DOCG:
 
- Aglianico “Taurasi”: è prodotto in un’area che comprende 17 comuni dell’Irpinia (provincia di Avellino/Campania). E’ un vino DOCG ottenuto dal vitigno Aglianico (è consentito l’uso di altri vitigni a bacca rossa fino ad un massimo del 15 %), e invecchiato tre anni in botti di rovere. “Taurasi” è anche il nome di uno dei principali comuni di produzione.

- Aglianico del Vulture è prodotto in provincia di Potenza/Basilicata, (Vulture è il nome del vulcano spento che da millenni domina il territorio di allevamento dei vigneti). L'Aglianico del Vulture è un vino DOC, nell'agosto 2010 la tipologia "Superiore" è divenuta DOCG. 
 
- Aglianico del Taburno è prodotto sempre in Campania, provincia di Benevento nota anche come Sannio, (Taburno è il monte che caratterizza il territorio di produzione che comprende 11 Comuni).
E’ l’ultimo ad aver ricevuto la “garantita”.
 
Come per molti vini “disciplinati” le operazioni di vinificazione, di invecchiamento e affinamento obbligatorie e di imbottigliamento devono essere effettuate all’interno del territorio amministrativo dei comuni di produzione delle uve, ragion per cui un Aglianico prodotto a Caserta o Salerno o in Puglia, ma anche a Telese Terme (che è in provincia di Benevento) non potrà appartenere ad uno dei 3 Aglianico di cui sopra.
Dunque amici che fate degustazioni, che scrivete, che suggerite…please, prendete nota.
 
Vi racconto qualcosa in più del Taburno. Sono cresciuta in uno dei comuni che produce oltre la metà dell’Aglianico e ho visto scorrere davanti a me damigiane di vino del contadino, imbevibile e che macchiava tutto se cadeva. Sapeva d’uva quello si, di tannini, saprei dire ora, e di frutta rossa matura. Niente spezie, niente pepe, nessun terziario, si beveva giovane sennò era buono per l’aceto. Del resto era destinato agli uomini duri, per noi donne e ragazzine si producevano bianchi dolci e spesso frizzanti con uve malvasia, moscato e forse un po’ di falangina.
Io all’epoca bevevo birra. Salvo poi viaggiare in Toscana o in Veneto e scoprire che il vino (buono) si beveva ovunque nei bar, anche a bicchiere.
 
Angelo Pizzi prima, Luigi Moio poi segnarono la svolta convertendo in produzione di qualità i vini della Cantina del Taburno fondata nel 1972 che oggi conta 300 soci conferitori. Questo succedeva negli anni 80’/’90, era del post-metanolo. Da allora altri piccoli produttori hanno iniziato a convertire raggiere e tendoni in spalliere, ad imbottigliare, invecchiare, imparare. Oggi producono l’Aglianico del Taburno 24 cantine. Vecchie guardie, giovani agricoltori, semplici “eredi” di una tradizione millenaria in un territorio rurale estremamente caratterizzato. Poche o nessuna similitudine con il capoluogo partenopeo e con il popolo napoletano, i Sanniti sono un’altra razza:, duri, torvi, scontrosi lontani dalla solarità mediterranea ma più vicini all’autenticità dei territori interni, quelli appunto lontani dal mare e dalle contaminazioni.

Seguiteci, vi racconteremo poi la storia di ognuno di loro.

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