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Viaggio in Basilicata tra Aglianico del Vulture e paesaggi incontaminati

È attraverso la penna di Carlo Levi,  con il suo romanzo "Cristo si è fermato  ad Eboli", che per la prima  volta i riflettori vengono puntati sulla Basilicata. Lo scrittore la presenta come una terra immersa in una realtà  in cui il tempo scorre incurante delle trasformazioni  in atto  nel mondo. Ogni  anno appare "....identico al precedente, e a tutti  quelli che sono venuti prima, e che verranno poi nel loro  indifferente  corso disumano."
 
Questa era l'immagine della Basilicata fino agli inizi degli anni '70, quando è  partito il progetto di recupero dei Sassi di Matera.

Chiamata anche Lucania, Strabone, storico del I secolo a.c. la definisce "....il territorio posto  tra la costa del Tirreno,  dal Sele al Lao, e quella dello Ionio, da Meteponto a Sibari....". Sebbene i confini  dell'epoca fossero un pò diversi dagli  attuali, la zona si estende grossomodo secondo questa descrizione. La regione appare poco estesa, ma con una grande diversità ambientale.

Sei diverse sottozone la caratterizzano, insieme ad una varietà climatica che va dal mediterraneo  al continentale. È bagnata da un versante dal Mar Ionio, con le sue ben note località di Metaponto e Policoro, che offrono ampie spiagge di sabbia finissima o di ciottoli, e tutto intorno fitte pinete oppure gruppi estesi  di eucalipto.

Dall'altro versante troviamo il Mar Tirreno, col Golfo di Policastro. Qui il paesaggio si presenta ricco di boschi tra montagne e promontori che improvvisamente  si tuffano in mare, in acque limpide, cristalline. Il verde costiero raccoglie una miriade di piccole spiagge, alcune raggiungibili solo via mare. Maratea, sul Tirreno, offre lo scenario di 30 Km di stupefacente bellezza, in un litorale  che ospita quella che Legambiente,  attraverso un concorso sul web, ha eletto come la spiaggia più  bella d'Italia del 2016. È la spiaggetta d'I Vranna. Nascosta tra un gruppetto di scogli, tra il Porto e la Marina, offre lo spettacolo di una stupenda cavità, chiamata grotta di Giorgio. Il mare si insinua al suo interno come una gemma preziosa, i sui riflessi lasciano senza respiro.   



Questa è una regione che non si visita per caso, chi sceglie di soggiornarci è perché desidera vivere un'esperienza fatta di luoghi  in cui il silenzio, la natura, e il fascino  delle tradizioni locali portano lontano  dagli stili di vita consumistici. Un groviglio di strade strette e tortuose, si inerpica tra boschi e montagne, per condurre a piccoli borghi sopra i 1000 metri di altitudine. È proprio questa conformazione del territorio  che favorisce la conservazione delle tradizioni locali. Di stupefacente bellezza è la zona dei laghi di Monticchio, punto di riferimento  del turismo in Basilicata. In provincia di Potenza, raggiunge i 1.327 metri di altitudine, ed è  totalmente  coperta da fitti boschi di castagno.



Il Lago Grande e il Lago Piccolo, dalla forma tondeggiante, sono i due specchi di acqua che occupano  i crateri di un vulcano ormai spento, il Vulture. Il vulcano, attivo fino al Pleistocene Superiore, ora appare ricoperto da una fitta e lussureggiante vegetazione, esito di una fertilità del terreno tipica delle zone vulcaniche. Tutta l'area, con ampi spazi naturali  incontaminati, si estende per una superficie  interessante sia da un punto di vista paesaggistico che  storico.
Qui, in questa fertilissima terra vulcanica, trova il suo ambiente ideale, il suo terroir, l'Aglianico del Vulture. Il vitigno è presente in Basilicata dall'epoca dei Greci. Vi giunse intorno all' VIII secolo a.c.. Elleanico era il suo antico nome, e  riconduce direttamente alle sue origini, alla provenienza da territorio ellenico. Nel corso dei secoli la pronuncia si è  evoluta  sino a  giungere  a noi col nome attuale di Aglianico.

Il grappolo, piuttosto  piccolo, si presenta con acini di colore blu-nero intenso. La colorazione intensa dei mosti e il suo grande corpo, in passato  lo hanno vocato a a vino da taglio per filtrati più  scarichi in colore e più  leggeri.

L'Aglianico del Vulture è conosciuto quasi esclusivamente come vino rosso fermo, sebbene il disciplinare  preveda anche la tipologia Aglianico del Vulture Spumante DOC. In questa  versione il vino si carica di brio e leggerezza, diventa il fresco protagonista di aperitivi estivi, arricchiti da prodotti della tradizione lucana.

Nella sua versione di vino fermo, la sua tenuta di colore, rosso rubino impenetrabile, i profumi fruttati di grande intensità, che con il tempo si evolvono in sentori di spezie, fiori appassiti e tostatura, impone la sua gradevole personalità, il legame  con il  territorio, con un richiamo al vulcano spento, a cui il suo stesso nome rimanda.

Taglieri ricchi di salumi locali, tra prosciutti, capocolli o salsicce secche condite di San Severino  Lucano, insieme  a scagliette di pecorino di Filano o di canestrato di Moliterno, e caciocavallo podolico, si accompagnano in un abbinamento  di sapori e profumi autoctoni.

La Basilicata nel suo banchetto di infinite possibilità  enogastronomiche, apre un ventaglio di occasioni per visitarla ed apprezzarla attraverso la scoperta di deliziosi angoli di mondo, di sapori, profumi e una natura tutta da scoprire.

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