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Un viaggio nell'antico Sannio: il Pentro

Proviamo ad accendere i riflettori su di un territorio che vede l'accampamento de La Pineta di Isernia, il  primo popolamento umano del continente europeo, la maestosità delle Mainarde, i verdi boschi che racchiudono la sannita Pietrabbondante e la piana olearia del venafrano.




Signori, è la provincia di Isernia in Molise, poco più di 85mila abitanti, paesaggisticamente  da favola, nel quale insistono anche due riserve naturali, inserite nel programma MAB  Montediezzo  e Collemeluccio, caratterizzate da una forte biodiversità e, poi, le catene montuose delle Mainarde e del Matese, ricche di torrenti e piccoli fiumi di rarissima bellezza.

 
Una provincia rappresentata dal punto di vista vitivinicolo dal Pentro, una tra le prime DOC del Molise datata 1983. Essa è caratterizzata dalla presenza di  due soli produttori, e da una produzione davvero esigua che non supera le 10.000 bottiglie.  

Il Pentro rosso e rosato viene prodotto, a far data dal 2014, con uve Montepulciano per un minimo dal 75% all’80% e Tintilia per un minimo che va dal 20% al 25%; il bianco, invece, con uve Falanghina 80% e Trebbiano Toscano max 20%.  Il nuovo Disciplinare tiene conto delle uve che, tipiche del territorio molisano, ne rispecchiano il carattere e la tradizione d’impianto, sostituendo di pari gli alloctoni  Sangiovese e Bombino bianco ( che originariamente rientravano nella produzione del Pentro doc), con Tintilia e Falanghina.

Il territorio a DOC comprende solo 17 comuni situati nella provincia d’Isernia, sui 52 che la compongono, i cui vigneti sono situati su terreni collinari caratterizzati da presenze di gessi, sedimenti lacustri ,ricchi di calcari e pietrosità che fanno da contraltare a un paesaggio che sembra essersi fermato nel tempo.

E questo effetto straordinario lo riscopriamo nel Pentro rosso, un vino dal colore rosso rubino carico, con sentori di frutta rossa, spezie, finale di tostato,  tannini robusti, e potenti come i pastori Pentri, ma mai aggressivi, perché il popolo Pentro  è contraddistinto da determinata docilità, da rude forza, da semplicità dei sentimenti, da grande generosità.

Un vino che pur non avendo una spiccata acidità è destinato ad un lungo invecchiamento in grado di conferirgli un timbro deciso ed elegante al tempo stesso. Oggi, in commercio, troviamo l’annata 2010.

L'ambiente, la maestosità delle montagne, la forza dei costoni, la dolcezza della piana, i tanti piccoli paesi abbarbicati quasi a difesa di quei calanchi fanno del Pentro non  solo un vino, ma il rappresentante di un territorio la cui storia si rilegge nelle tante testimonianze dell’antica Roma, disseminate in tanti centri, anche se le radici sono quelle profonde della civiltà sannita che sfidò la potenza romana fino a battere moneta con il nome Italia.

Quel  Sannio ricco di  di tribù che popolavano Abruzzo, Campania, Lazio e Molise fin dal IV secolo A.C..

I Sanniti erano originariamente costituiti da quattro tibù : i Pentri, i Carricini, i Caudini e gli Irpini, più tardi si formarono i Frentani, i Marrucini, i Marsi, i Peligni, i Sanniti, furono i primi ad usare il nome Italia per indicare quella parte del territorio che si affacciava sul mar Tirreno.

 Popolazione di pastori guerrieri si insediavano nei vari territori in virtù del pratica del Ver Sacrum , una sorta di emigrazione forzata, secondo la quale i SACRATI, individui prescelti fin dalla nascita venivano sacrificati agli dei attraverso,l’allontanamento, una volta adulti, dal nucleo di appartenenza, per andare in cerca di un nuovo territorio dove insediarsi,seguendo il pellegrinare di un animale sacro; in tal modo il sacrificio agli Dei coincideva con l’espansione della popolazione.

I Pentri popolavano il centro del Sannio, tra le catene montuose delle Mainarde e del Matese, in quella che oggi è la provincia di Isernia con le punte di Aesernia (oggi Isernia) e Venafrum (oggi Venafro).

Questo popolo di agricoltori-pastori-guerrieri, migrante per vocazione, rese fertile la provincia d’Isernia, implementando la coltivazione della vite e, non a caso, i vini di queste terre erano molto ambiti dai Romani, che fecero della regione, una volta sconfitti i Sanniti, la vigna dell’impero romano.



Negli ultimi anni questa parte di territorio ha conosciuto l'implementazione dell’olivicoltura, anch'essa cara ai Romani, ma la sua vera anima raccoglie ancora, come in un scrigno del IV secolo A.C., il  Pentro doc.

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