Log in

La Tintilia: una storia affascinante

Dopo un breve silenzio, il Molise ritorna oggi ai lettori di Vinoway, per raccontare una storia affascinante, tracciare un racconto d’altri tempi, delineare una storia: il suo Autoctono, “ La Tintilia”.

La Tintilia per anni, forse troppi, è stata considerata un biotipo del Bovale Grande sardo.

Invero, la Tintilia arriva in Molise non dalla Sardegna, bensì direttamente dalla Spagna ed arriva qui, in questa estrema regione  del regno delle due Sicilie, per Amore.

Sì, per Amore. Perché la storia, la leggenda se più vi aggrada, vuole che il primogenito del conte Carafa, nobile di origine napoletane, discendente dai nobili Caracciolo, nel 1300 si innamori della figlia di un luogotenente dei Borboni di origine spagnola.

I due convolano a nozze e, come vuole la tradizione, la sposa porta in dote il vino per il banchetto nuziale e, udite udite,  gli invitati si deliziano con uno straordinario vino spagnolo, dal colore rosso rubino, forte ed intenso come l’amore, fruttato e dolce come la sposa.
Ma, ahimè, la dolce sposa si ammala e ben presto lascia nella disperazione l’inconsolabile Conte Carafa che, nel vano tentativo di alleviare il suo dolore, commissiona in Spagna alcune marze di quel vitigno il cui nettare aveva allietato le sue nozze, ed impianta così in agro di Ferrazzano tra i comuni di Mirabello e Gildone la prima vigna di Tintilia.

E il racconto ci porta a scoprire un'altra curiosità: sapete l’origine del nome Carafa ?

Neanche a dirlo, capostipite dei Conti Carafa fu Gregorio, figlio di Giovanni Caracciolo, detto Carafa perché ricopriva la carica di concessionario della gabella sul vino detta “Campione Carafa”, una tassa sui consumi, l’antesignana dell’odierna IVA.

Fin qui la leggenda. La scienza ci dice invece che la Tintilia proviene dalla famiglia delle Tintorie Spagnola, arrivata come attesta Raffaele Pepe, in uno scritto del 1811, in Molise ad opera dei soldati borbonici, stanziatisi in Molise.

Vitigno rustico di buona vigoria, resistente agli sbalzi termici e alle gelate ben si acclimatò sul finire del 1300 in Molise, tanto da diffondersi nelle zone interne e grazie al colore rosso rubino e alla forza del vino che se ne produceva , filari di Tintilia vennero  messi a dimora nei vigneti per irrobustire i vini prodotti.

La Tintilia si diffonde così in tutta la regione ma, a causa della sua scarsa produttività, di fatto  ha grappolo spargolo con acino piccolo ricco di vinaccioli, a partire dagli anni 60  viene espiantata e sostituita con altre viti alloctone quali Sangiovese, Cabernet, Merlot oltre al Montepulciano e Aglianico, a maggiore produttività che assicuravano ai viticultori rese maggiori, con maggiori marginalità.

La riscoperta e la rinascita di questo vitigno si deve alla lungimiranza di alcuni agronomi, tra cui Michele Tanno e Mario Stasi, che hanno creduto nella valorizzazione di quest’autoctono e alle ricerche genetiche eseguite dal Dipartimento di Agraria dell’UNIMOL di Campobasso, che ne  sancirono l’autoctonicità tra la fine degli anni 90 e gli inizi di questo secolo.

Oggi, la Tintilia rappresenta il vino di punta del Molise e ne esprime il carattere forte , la territorialità, l'asprezza e la morbidezza delle sue colline.

Ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, specie in gioventù, al naso sentori di frutta rossa che a secondo del terroir vanno dalla ciliegia matura ai piccoli frutti rossi, alla prugna, arricchiti da note speziate di pepe, liquirizia, che si evolvono in radice di liquirizia, note tostate di cacao e caffè, mentolate di eucalipto, quando passiamo da vigneti allevati su terreni sabbiosi a altitudine comprese  tra i 200 e i 300 m. slm a vigne impiantate su terreni collinari, rocciosi, al altimetrie tra i 400 e 600 m.slm.  Al gusto si presenta pieno, con una buona persistenza e buona presenza di tannini che sono sempre eleganti, e mai aggressivi.

Predilige affinamenti in acciaio, per non stravolgerne le note speziate caratteristiche del vitigno dovute a quella ricchezza di tannini e antociani propri dell’uva stessa, anche se oggi diverse sono le espressioni di Tintilia affinate in legno, sempre di secondo e terzo passaggio per preservare le note proprie di questo nobile vino. Qualità e caratteristiche che sempre più si stanno affermando tra i consumatori, specie di quelli più attenti, che sono alla ricerca di vini che parlano del territorio, dei luoghi, del carattere dei suoi abitanti.

La Tintilia del Molise DOC è tutto questo. E' un molisano d'eccellenza e per questo suo forte legame con il Terroir è auspicabile che presto si possa parlare di sottozone per sancire la capacità di questo vitigno ad esprimersi in modo diverso a secondo delle zone di produzione.  

Un passaggio che garantirebbe un salto di qualità per meglio valorizzare, attraverso un vino, un’intera regione e suoi viticultori, il cui impegno e lavoro su produzioni di qualità, sta premiando l’immagine del Molise vitivinicolo.

Favola, racconto, narrazione. La realtà dell'autoctono molisano: la Tintilia.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.