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L’orgoglio del Piglio

DOCG Cesanese del Piglio DOCG Cesanese del Piglio DOCG Cesanese del Piglio
E’ una bella soddisfazione per me scrivere di un vino a cui sono cosi profondamente affezionata. Non che sia il mio vino preferito (semmai fosse possibile sceglierne in assoluto uno), ma è la prima DOCG conferita alla produzione enologica della mia regione ed è un gran bel vino!
Bisogna purtroppo ammettere che in termini di qualità, il Lazio è ancora piuttosto carente, mancando a mio avviso, di una mentalità vincente che non punti esclusivamente ad un prodotto commercialmente corretto.  Non mancano i vitigni autoctoni che potrebbero garantire tipicità, né le condizioni geofisiche e meteorologiche adatte ad assicurare buoni risultati, ma la regione si dimostra ancora troppo lenta nello sviluppare e implementare tecniche di viticultura e vinificazione di qualità e probabilmente manca anche di produttori intraprendenti. Il risultato è una scarsa concentrazione di vini veramente degni di nota e che possano attirare l’attenzione di stampa e mercato.

Vista dall’estero in particolare la situazione regionale è a dir poco avvilente. La produzione enologica del Lazio per lo più, qui a Londra, è rappresentata da grosse damigiane di Frascati sul ripiano più basso degli scaffali del supermercato. Solo attraverso ricerche online si riescono a trovare distributori che commercializzano una varietà leggermente più ampia di vini e produttori della regione.
E’ forse per questo motivo che l’assegnazione nel 2008 della DOCG al Cesanese del Piglio mi rende orgogliosa. Seppure sia sindacabile che questa denominazione sia sempre e comunque una sicurezza di maggiore prestigio del vino, nel caso specifico è sicuramente il premio strameritato all’intenso lavoro dei produttori della Ciociaria e della Cantina Sociale e alle caratteristiche di questo ottimo vino che per di più mantiene ancora un eccellente rapporto qualità prezzo.

Il vino è prodotto nella zona del Frosinate, più precisamente nei comuni di Piglio e Serrone e in parte di quelli di Acuto, Paliano e Anagni su zona prevalentemente collinare con suolo di origine vulcanica e quindi caratterizzato da ottimo drenaggio. La composizione ampelografica prevista dal disciplinare prevede un 90% di Cesanese Comune e/o di Affile e un 10% di altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella regione Lazio. Il nome di questo antichissimo vitigno autoctono secondo la tradizione deriva da “caesae” ovvero luogo degli alberi tagliati, in quanto originariamente impiantato su pendii collinari in seguito a disboscamento. In particolare il Cesanese di Affile e’ un clone ad acini più piccoli, e di finezza superiore di quello Comune.

Il vino che ne risulta ha un colore rosso rubino con tendenze violacee. Al naso ha spesso sentori di macchia mediterranea, frutti rossi di sottobosco, mora, ribes e lampone, uniti a una speziatura dolce. In bocca è morbido e pastoso, di media struttura con tannini ben integrati e con una vivace freschezza. Chiaramente gli abbinamenti gastronomici sono quelli della cucina Ciociara e Laziale, timballo, pecora, bucatini all’amatriciana e agnello alla scottadito, ma personalmente credo che sia uno di quei vini che si fa bere da solo in una qualsiasi serata autunnale. E’ gustoso e piacevole; non stupisce che fosse rinomato già ai tempi dell’imperatore Romano Nerva e alla corte dei Papi Anagnini.

Infine, la speranza rimane il fatto che la meritata crescita di attenzioni e notorietà, come per esempio l’assegnazione dei 3 bicchieri del Gambero Rosso già nel 2010, non risulti in un incremento del prezzo ma porti  invece presto ad una maggiore distribuzione soprattutto nel mercato internazionale.

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