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Il "carattere" dei Vini Molisani

Ritorniamo in Molise, bella e piccola regione confinante con l'Abruzzo, dalla cui costola nascono, nel lontano 1963 (anche se come unità territoriale fu creata nel 1221 con il nome di Contado di Molise da Federico II), la Campania e la Puglia.

Tre regioni caratterizzate da una produzione vinicola di un certo rilievo sia qualitativo che quantitativo.  

Il Molise amministrativamente è diviso in due province, Campobasso e Isernia. Dal punto di vista vitivinicolo, ha sempre sofferto di una certa inadeguatezza nella capacità di produrre vini di qualità, ingiustificata, ma comunque vissuta come una sorta di complesso d’inferiorità rispetto proprio alle regioni confinanti. Sul finire degli anni sessanta, però, si comincia a profilare un'inversione di tendenza.

E' la Regione Molise a promuovere  l’impianto di nuovi vigneti, con vitigni internazionali , Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Merlot, con l’intento di implementare l’offerta di mosti volti a far uscire la regione da quell’anonimato che l’aveva caratterizzata fino a quel momento. La viticultura, che nell’antichità era concentrata soprattutto nella provincia d’Isernia, dove vivevano i Pentri, tribù Sannita dedita principalmente alla pastorizia e alla viticultura, trova nel tempo ampie aree in provincia di Campobasso. Soprattutto in quella parte della regione, detta Basso Molise, che dalla città capoluogo, lungo il fiume Biferno, arriva fino alla costa, territorio un tempo coltivato prevalentemente a cereali..  

Oggi il Molise enologico esprime quattro DOP: Molise ( con o senza indicazione varietale), Biferno, Pentro e Tintilia. Le prime tre denominazioni sono legate geograficamente al Terroir, la quarta all'unico vitigno autoctono regionale che ha comportato la sua valorizzazione sottraendolo all’oblio del tempo, attraverso un paziente lavoro di ricerca, scoperta e messa a dimora delle viti.

Cosa dunque si produce in Molise? Questa è la domanda che il lettore si pone.

“Rossi...” soprattutto vini rossi ”... siamo gente di montagna” risponderebbero i Molisani, “beviamo vini rossi”.

Il vitigno più diffuso è il Montepulciano che, però, a causa di una serie di controversie sorte con i cugini Abruzzesi ed i Toscani, non può comparire in etichetta accanto alla denominazione Molise DOP. Sempre il Montepulciano concorre poi  alla produzione del Biferno, in uvaggio con l’Aglianico, antichissimo vitigno di origine ellenica, re delle produzioni campane.
Dopo Montepulciano ed Aglianico interessanti, in termini di quantità,  sono anche le produzioni di Merlot e Sangiovese.

Tra i bianchi spiccano il Trebbiano, la Falanghina, il Greco, il Bombino, lo Chardonnay, il Moscato  e la Malvasia, quest’ultima spesso utilizzata in uvaggio per ammorbidire ed arricchire di profumi altre uve.

I vini rossi molisani, leggendo il territorio, esprimono il carattere di queste genti, forti, robuste,  sono di un bel colore rosso rubino intenso con note spesso porpora, che riportano al suolo molisano, alle produzioni di frutti di bosco e amarene di cui il Molise è ricco e che poi, con un adeguato passaggio in legno, evolvono su note terziarie.

I bianchi, a loro volta, ci parlano di sole, di mare, sono di un bel colore giallo paglierino, spesso intenso, di bella e sostenuta acidità, accompagnati da una sapidità che non sempre ti aspetti e che, ad esempio, caratterizza molto falanghina e  greco. Vitigni, questi ultimi, che allevati in quella fascia di terroir più vicino alla costa, ricca di calcari bianchi e sabbie, esprimono delle straordinarie note sapide che nulla hanno in comune  con i pari vini  prodotti dai cugini campani.

Cugini, cugini, spesso questo termine ricorre nel linguaggio dei Molisani. E sì, come dicevamo prima Marsi Peligni, Marrucini, Frentani, Pentri... siamo Tutti Sanniti.

Ci siamo dimenticati di Pentro e Tintilia? Ma no, di loro parleremo la prossima volta.

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