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Viaggio nel Carso alla scoperta del Terrano e della Vitovska

Viaggio nel Carso alla scoperta del Terrano e della Vitovska Viaggio nel Carso alla scoperta del Terrano e della Vitovska Viaggio nel Carso alla scoperta del Terrano e della Vitovska
La mia prima volta sul Carso è stata una occasione ricca di prime esperienze; la prima volta che ho bevuto vino Terrano e Vitovska, la prima volta che ho mangiato carne di capriolo e meno importante la prima volta dell'anno che ho passeggiato lungo il mare.
Il Carso mi ha subito affascinato con la sua specificità. E' sicuramente una zona atipica e non solo dal punto di vista morfologico. La storia che ha caratterizzato quest’area dell'odierna Italia nel corso dei millenni ha segnato la terra, le persone e le tradizioni, e questi segni sono tuttora piuttosto evidenti. La guerra di trincea della Prima Guerra Mondiale, le foibe alla fine della Seconda Guerra Mondiale e il modificarsi continuo dei confini sono eventi che ancora rendono l'aria di una densità particolare.

La gente è atipica. Come il territorio. Il suolo è  costituito da rocce bianco-grigie di composizione calcarea- gessosa, disgregate e modellate dalle acque superficiali e sotterranee. E' una terra brulla esternamente, ha un aspetto arido e ostile. Ma è fertile, da frutti variegati e succosi. Come l'uva prodotta in tutta la regione.
Il ventaglio ampelografico del Friuli Venezia Giulia è, infatti, molto ampio e la qualità dei vini prodotti, soprattutto i bianchi, eccezionale. I vigneti spesso sono impiantati a spalliera e protetti contro i numerosi caprioli ghiotti d’uva. La tipicità dei vitigni è garantita dai molti autoctoni, per lo più coltivati solo in questa zona. Nel Carso in particolare, sotto l’omonima DOC, in particolare si producono due vini: il Terrano, anche detto Sangue del Carso e citato fin dall’antichità da Greci e Romani e la Vitovska, vitigno probabilmente di origine Slovena.

In una notte girovagando per la zona ho avuto l’opportunità di assaggiare questi due vini e non solo. Ci siamo imbattuti, non del tutto casualmente in una tipica personalità carsolina, un uomo molto attaccato alle sue origini e alla sua terra, nella sua osteria o meglio Gostilna (come si dice in sloveno). Entrando (di venerdì sera) ci ha subito colpito l’anomala, eccessiva calma. La sala principale era totalmente vuota, e solo nell’area di entrata usata come wine bar erano seduti 4 o 5 clienti. E’ stato quindi facile avere il tavolo migliore e sedersi vicino al caminetto. Nonostante la desolazione, la sala era perfettamente preparata. Quello che avremmo poi scoperto proprietario del ristorante e buon esperto di vini, ci ha velocemente servito nell’ordine un bicchiere di vino Terrano, un fantastico tris di primi e subito dopo capriolo con polenta. Cucina tipica, tradizionale preparata piuttosto semplicemente con ingredienti genuini. Il risultato era eccellente, gustosissimo.

Ma la piega presa dal resto della serata era ancora inattesa. Una volta nutriti e abbondantemente soddisfatti nel gusto, e pronti per andare ci siamo ritrovati nel mezzo di un’inaspettata conversazione sulla viticultura e le tecniche di vinificazione e affinamento usate nell’area, fino a poi trovarci quasi involontariamente con un bicchiere di vino davanti. Il vino non era un vino qualsiasi, ma una Vitovska lasciato a lungo macerare sulle bucce e quindi dal colore intenso e ramato. Al naso odorava di nocciole tostate e albicocca. In bocca aveva una masticabilità e cremosita anomale per un vino bianco ma ancora una buona acidità e intensa persistenza.

Bisogna sottolineare che in passato la Vitovska veniva spesso usata in uvaggio con altri vitigni, soprattutto Malvasia Istriana ma piu’ recentemente le sue caratteristiche sono state riscoperte e rivalutate da vari coraggiosi produttori. E’ un’uva difficile ma capace di sopportare le frustate della Bora, che da vini bianchi freschi dal profumo delicato di fiori e frutta, soprattutto pera e che in bocca presenta una buona acidita e freschezza. E sicuramente le tecniche usate nella zona da alcuni produttori (lunga fermentazione sulle bucce e affinamento in anfora) ne esaltano le caratterische arricchendone complessita’ e mineralita’.  Essendo un vino sconosciuto al mio palato e alla mia mente la Vitovska mi ha estremamente stupito, al contrario del Terrano sul quale avevo gia’  letto molto.
Per quest’ultimo il  soprannome Sangue del Carso non e’ casuale visto che la ricchezza di ferro nel suolo della zona gli conferisce un colore rosso porpora tendente al rubino  molto intenso e profondo. E' prodotto per vinificazione di Refosco d'Istria (anche chiamato Terrano a sua volta), varieta' della famiglia dei Refoschi, le specie autoctone più caratteristiche della Doc Carso. E’ difficile da lavorare in quanto teme molto il sole. Oltre alla concentrazione di ferro si distingue per un naso ricco di frutti di sottobosco, lampone mirtillo, ribes e per una spiccata acidità in bocca, fino a quasi tendere all’asprezza ma di solito piacevolmente bilanciata da un corpo medio e da tannini vivi anche se non troppo maturi. E’ un vino dal leggero grado alcolico e non adatto ad un lungo invecchiamento ma si accompagna molto bene alla cucina del luogo che è semplice, contadina e ricca di selvaggina.

E’ stato molto interessante per me scoprire questa terra di confine, i suoi sapori e la sua gente. E’ una terra dal carattere forte che offre panorami, vini e cibi sorprendenti forse non sufficientemente conosciuti; il che purtroppo li rende ancora difficilmente gustabili fuori regione….bisogna avere la fortuna di trovarsi li ed essere pronti ad incontrare l’ oste giusto!!


Ultima modifica ilSabato, 09 Aprile 2011 15:51

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