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Il lungo viaggio del Syrah, dall’Iran alla Toscana alla ricerca del terroir perfetto.

Il lungo viaggio del Syrah Il lungo viaggio del Syrah Il lungo viaggio del Syrah
Che il Syrah sia uno dei vitigni più affermati al mondo, con circa 150.000 ettari vitati dal Brasile all’Australia è ormai noto e risaputo.
Rimangono ancor oggi in ombra le sue origini ed in essere le sue grandi espressioni.  Sicuramente, parlando delle origini, doveroso é l’accostamento con la città di Shiraz, nell’antica Persia. (Capitale della Persia e centro di Poesia durante la dinastia Zand, oggi importante centro culturale riconosciuto al mondo anche per uno dei più grandi mercati al coperto).

Purtroppo oggi le regole islamiche hanno fatto perdere la passione per questo vitigno. Un vero peccato, dato il favorevole clima sub-continentale temperato della zona….  Inoltre bisogna ammettere che il vitigno di cui si parlava in Persia (lo Shirazi) era a bacca bianca e non nera, e per giunta l’acino era molto più grande.
Una legenda, che vedrebbe i suoi natali in Egitto, racconta invece dell’amore di Cleopatra per il Syrah; un’altra racconterebbe che siano stati  i Siracusani a promuovere la cultura del vitigno nel Mediterraneo grazie agli scambi con gli Egiziani.  (Oggi in Sicilia è ottimo anche l’esperimento di Syrah vinificato in bianco).

Probabilmente gli artefici del successo del Syrah nel bacino del Mediteraneo furono i soldati romani che al ritorno dalle campagne di conquista vennero premiati con dei grandi e fertili terreni nella valle del Rodano dove iniziarono a piantare con successo questa vite.

Ma ancor più veritiera, la teoria del Professor  Attilio Scienza, della facoltà di Agraria di Milano, secondo il quale sono stati i Focesi dalla Grecia a portarlo in Europa attraverso Venezia e la zona del laurei, (nel dna del laurei c’è  syrah).  Ciò sembra ancor più possibile dato che il vitigno soffre la siccità.

Certo è che a rafforzare il concetto dei natali incerti e delle poche nozioni al riguardo di tale vitigno, in Italia, ancora negli anni 70 non si erano comprese le grandi potenzialità, anzi direi venivano per lo più sottovalutate come nel caso della Toscana dove il Syrah veniva utilizzato per correggere il vino a base Sangiovese.

Solo in questi ultimi decenni, ed è nostro orgoglio, l’Italia  è riuscita ad affermare con successo la cultura di vitigni internazionali di qualità: alcuni produttori hanno iniziato a credere nella coltivazione del Syrah in purezza, e grazie all’operato di questi “imprenditori”controcorrente si e’ riusciti a fare emergere il giusto connubio tra terroir, vitigno e coltivatore.

In Toscana ad esempio, nella zona di Cortona sono stati tra gli altri, i Tenimenti Luigi d'Alessandro e anche il giovane Stefano Amerighi (classe ’74) e declamare il successo del Syrah in purezza.

Grazie a terreni appropriati per questo vitigno:  medio impasto con una forte percentuale di argilla e limo che se uniti ad un grande irraggiamento, rendono queste colline particolarmente vocate al vitigno come dimostrato anche dagli studi del Professor  Attilio Scienza negli anni ottanta.

La maturazione tardiva dello Syrah implica grandi fattori di rischio per i produttori Toscani ma forse è questa la grande scommessa di enologi e vinicoltori che dalle condizioni limite fanno emergere la maggiore forza e vigore come in una grande scommessa di vita.

Stefano Amerighi per produrre il suo Syrah non filtrato ed eccellente, deve ad esempio dedicare 670 ore annue di  lavoro per ettaro, seguire i dettami di anni di studio di biodinamica, seguire gli umori della luna, avere una resa minima per ettaro, rischiare il tutto durante la vendemmia tardiva. Ma è anche vero che così facendo si raccoglie il frutto quando la cuticola (la pelle della bacca) diventa translucida assottigliandosi in maturazione  ed è proprio in questo momento che  la caratteristica della natura aromatica del frutto si esprime al meglio. (La syrah è aromatica in pianta in maturazioni equilibrata e ottimale).

Per concludere vorrei ricordare che stiamo parlando dell’unico grande vitigno internazionale femmina che non si impone omologando il proprio frutto, ma assorbe dal terroir diventando un vino sempre personale.  E’ quindi questo uno dei grandi esempi di vitigno internazionale veramente evolutivo e diverso da vigna a vigna.



Ultima modifica ilVenerdì, 01 Aprile 2011 16:58

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