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Trento DOC: la culla del Metodo Classico

Le chiamano “bollicine di montagna” è uno dei Metodo Classico più antichi del nostro Bel Paese, ed è grazie a lui se oggi molti possono produrre questa tipologia di vino in ogni regione d’Italia.

Come succede nell’eterna gara di meritocrazia, mai posta ai voti ma sempre in auge, tra Franciacorta e Champagne, anche il Trento DOC ha vissuto e vive ancora le sue personali sfide: sia con lo Champagne, con il quale da sempre condivide il primato pioneristico spumantistico nelle corrispettive nazioni, sia con il Franciacorta contro il quale la lotta si combatte a fette di mercato.

Lo spumante Trento DOC rappresenta un vino che viene prodotto con Metodo Classico o Champenoise, il quale prevede rifermentazione in bottiglia con aggiunta in quasi tutti i casi di “liqueur di tirage” (un composto di vino e zucchero che permette tale rifermentazione).
Sul disciplinare molti sono i parallelismi che si possono fare, sia con i Franciacorta che con il resto dei vini che seguono tale metodo enologico.

In Trentino il territorio è dei più variopinti e diversificati con forti escursioni termiche tra giorno e notte alle diverse altitudini (da 200 a 900m. s.l.m.), che donano uve un’acidità più che esaltante adatta per la spumantizzazione.

Dal lago di Garda alle Dolomiti, a partire dal 2009, i vigneti del Trento DOC sono iscritti al Patrimonio Mondiale dell’Unesco come segno tangibile e riconoscibile di pregio e bellezza.
È la prima denominazione del nostro Paese riservata esclusivamente al metodo classico e la seconda al mondo dopo lo Champagne.

Disciplinare molto serio e rigoroso, prevede il solo utilizzo in blend o in purezza di Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero o Pinot Munier. Come spesso succede in Franciacorta col Satèn, anche in Trentino i vini dal bouquet più morbido sono prodotti con lo Chardonnay, le altre uve concorrono alla produzione di Trento DOC rosato o “Blanc de noir” da un blend delle uve a baca scura.

Personaggi che hanno fatto sì che oggi il Trento DOC si stia imponendo per qualità e valori territoriali sono sicuramente Arminio Valentini e Giulio Ferrari.
Il primo fu sindaco di Calliano, località della Vallagarina, che intorno al 1760 serviva la Casa Imperiale d’Austria con uno “Champagne” prodotto in loco.

Il secondo invece lasciò un segno indelebile col suo enorme sforzo, producendo le prime grande bollicine del Trentino, con una fama che ancora oggi fregia di gloria il nome Ferrari.
Nel 1984 per volontà di alcuni produttori viene fondato l’Istituto Trento DOC che nel 1993 crescerà fino a veder riconosciuta la DOC e che poi nel 2007 diviene un marchio collettivo territoriale.

Strategica e intuitiva  fu la creazione di un marchio che unificasse gli sforzi dei produttori di questo metodo classico sotto un nome che si identificasse in modo pragmatico e intimo col territorio di Trento.

Oggi sono 43 le aziende che fanno parte del marchio Trento DOC e sono destinate sicuramente a crescere sotto l’ala forte e dagli alti standard qualitativi di questa piccola parte d’Italia.
All’interno della grande famiglia di questi meravigliosi spumanti si annoverano aziende tra le più celebri d’Italia come: Ferrari F.lli Lunelli, Letrari, Cesarini Sforza, Altemasi, Abate Nero e ancora Marco Tonini, Giorgio Zeni e tantissimi altri che con gli anni sono riusciti ad imporre alti livelli qualitativi ai loro vini.

Forti dell’esaltazione del territorio i produttori si sono svegliati in tempo, hanno infatti vissuto per troppo tempo all’ombra dei cugini francesi e bresciani, muovendosi con sapienza si sono imposti di fare gruppo e portare insieme la bandiera del Trento DOC nel mondo.
Esso è destinato a crescere e a raggruppare sempre più produttori, pionieri ieri di un metodo che oggi riscontra successo su tutte le tavole.

I trentini dovranno esser capaci di stare al passo coi tempi, ascoltando le esigenze del consumatore, mantenendo nel contempo sapienza e capacità enologiche che da sempre li hanno distinti sin dal principio.

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