Log in

Il Monferrato: perdersi per potersi ritrovare

Percorrendo l’Autostrada A26, ad un tratto si mette la freccia e si esce a Casale Monferrato; qui la strada maestra si trasforma in modo rapido e sfuggente in piccole stradelle...
Queste, spesso dissestate, spesso longilinee, mutano il nostro incedere regolare in un sali e scendi di colline, rese verdi dai vigneti e giallo dorato delle piantagioni di grano.

Spesso zona di passaggio che porta alle ben più famose “Langhe”, il Monferrato è come un anziano signore, che ci prende sulle sue ginocchia e ha una storia da raccontare.

Nel tardo dopoguerra, ad inizio degli anni ’60, è iniziata la rivalorizzazione della viticoltura e dell’enologia di questa regione, all’epoca ancora di forte retaggio contadino.

In tempi moderni stiamo assistendo alla scoperta delle zone più vocate e dei vitigni più adatti ad una produzione di qualità che sta portando i vini monferrini a spalleggiare con i più noti delle vicine Langhe.

Qui Barbera, Grignolino e Freisa, insieme a Dolcetto e Nebbiolo compongono l’intero reparto vitivinicolo.

Principe indiscusso della storia del vino del Monferrato è la Barbera che per assurdo è quella con la storia meno documentata, che però riveste tutt’oggi il ruolo di maggior notorietà.

Ciò si deve, in parte, alla grande versatilità e capacità di adattamento di questa uva.

In passato era considerata uva per ottenere esclusivamente vini dal carattere rustico, “beverini” e semplici: era il vino dei contadini.

Grazie ad alcuni produttori lungimiranti però, quest’uva ha subìto un’evoluzione e si è notato come, grazie ad alcuni accorgimenti (ad esempio l’impiego di barrique ), i vini derivati dalla Barbera potessero essere molto interessanti.

Grazie alle caratteristiche varietali e al polimorfismo sensoriale della Barbera, legata in modo viscerale al terreno su cui nasce, essa è capace sia di offrire vini freschi e di pronta beva, che versioni molto più eleganti e complesse, dove l’esuberanza “giovanile” viene sapientemente fatta maturare nel legno.

La zona del Monferrato storicamente era quella della Barbera più “beverina”, dove veniva enfatizzata l’acidità e la nota fruttata, oggi però molti produttori stanno rimarcando la capacità di quest’uva a sostenere invecchiamenti e dare alla luce vini molto più articolati.

Viaggiando all’interno della regione e andando alla scoperta di questa varietà scopriamo che ad Asti risulta più alcolica e rotonda, con un’acidità meno “spigolosa” ed una struttura più complessa; nelle Langhe invece si trasforma e diviene più raffinata, con un’acidità molto più armoniosa e un bouquet più complesso ed elegante.

Interessantissimo notare come il territorio influenzi e modifichi quest’uva all’interno di un’unica regione, come una collina, un suolo, un contadino, possano reinterpretare un vino.

È questo il fascino indiscusso dell’enologia italiana, ed è questa la strada giusta da percorrere: la territorialità!

In un bicchiere di vino devo respirare, devo sentire, devo percepire l’inclinazione geografica, devo chiudere gli occhi e riuscire ad essere trasportato là, in mezzo alle colline ed ai vigneti.

La Barbera è tutto questo, grazie al duro lavoro di alcune aziende, è riuscita ad elevarsi ed oggi ha l’incommensurabile responsabilità di rappresentare un territorio.
Continuando questo viaggio nel Monferrato, Freisa, Grignolino e Dolcetto ci accompagnano come amici sinceri.

Queste varietà hanno una storia molto più antica ma, nonostante il retaggio, ancora oggi vengono preferite alla Barbera o al più interessante e sicuramente remunerativo nebbiolo.
Il Grignolino è uno dei più antichi vitigni piemontesi e trova la sua zona di nascita nel territorio tra Asti e Casale Monferrato.

Il nome deriva quasi sicuramente da “grignole” termine dialettale astigiano che indica i vinaccioli particolarmente numerosi, tipici di quest’uva.
È un vitigno molto esigente in fatto di clima e terreni, risulta infatti di difficile coltivazione e vinificazione, è però in grado di dare prodotti molto originali ed imprevedibili, a volte con risultati sorprendenti.

Tendenzialmente poco sfruttato per l’invecchiamento è  meraviglioso come possa, ad opportune condizioni, donare vini molto interessanti ed intriganti sempre grazie al colore scarico, che ne fa un vino da capire e scoprire.

Perdersi fra le colline del Monferrato è l’unico modo per ritrovarsi davvero, scoprendo le perle enologiche più rare, quelle piccole e nascoste...

È capace di emozionare le persone più curiose, quelle che ancora oggi vogliono scoprire un territorio all’interno di un bicchiere di vino senza preconcetti, senza congetture e lasciarsi trasportare  dall’inebriante profumo di mosto.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.