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Franciacorta vs Champagne: a cosa serve il paragone?

Percorrendo i paesaggi che da Brescia portano al lago Sebino ci troviamo immersi in quella che da una sessantina d’anni è considerata una delle culle del Metodo Classico italiano.

È uno di quei territori dove borghi, ville e castelli fanno da guida alla scoperta di un vino: il Franciacorta D.O.C.G.

La bellezza si perde tra il saliscendi delle colline di natura morenica, dove le strade serpeggiano portandoci alla scoperta di questo vino.

Il nome Franciacorta deriva dalle parole “franchae” e “curtes” in riferimento all’esenzione dai dazi di cui godevano molte delle sue corti, appunto zone franche, gestite principalmente da monaci.

L’enologia di questo territorio ha subito una metamorfosi netta, partendo da una produzione di vino mediocre, arrivando ai giorni nostri a quello che oggi si può considerare uno dei cavalli da tiro dell’intera enologia nazionale: il Franciacorta D.O.C.G.

Dalla Sua nascita ad oggi, questo vino è sempre stato messo a confronto con il ben più noto Champagne.

Diciamolo però una volta per tutti, non stiamo assistendo ad una corsa di cavalli!

Qui non vince chi arriva prima, non tanto perché non vi sia confronto, ma piuttosto perchè gli esemplari in gara sono di due razze completamente diverse.

Il paragone, spesso ostentato e volutamente cercato, tra il francese e l’italiano, non regge!

Non si parla solo della qualità intrinseca dei prodotti, bensì di terroir completamente diversi, rese e viticolture dissimili, metodi di produzione paralleli che non si incontreranno, probabilmente, mai.

Nella Champagne le rese ed i vigneti cambiano, le tecniche di produzione sono differenti e ci troviamo a cozzare contro un concetto di cuvée spesso totalmente unico ed inimitabile.

Alla Franciacorta va fatto un plauso per esser stata in grado di apprendere il più possibile dalla tensione enologica della regione dello Champagne, va detto che l’allievo ha imparato bene dal maestro.

Se lo Champagne può vantare più di trecento anni di storia, il Franciacorta si è avvalso di sessant’anni di sforzi enologici, mediatici ed economici che sono riassunti nel crescendo del numero di bottiglie prodotte e vendute ogni anno.

Le simmetrie con i francesi sono da ricercare nella varietà di uve utilizzate: Pinot Bianco, Pinot Nero e Chardonnay; queste tre uve sono alla base degli sforzi dei tecnici, che in breve tempo sono stati capaci di versare nei bicchieri, diverse tipologie di Franciacorta D.O.C.G. dal Bianco, al Rosè, al Saten, arrivando poi alle versioni Riserva e Millesimato.

Negli ultimi decenni il vino di qualità sta divenendo una cultura che, lentamente, ma in modo prepotente ha dato una forte e non ancora definitiva spallata alla viticoltura di “quantità”.

Oggi bere vino ha un significato molto importante.
Pensando al bere Champagne o Franciacorta si è spesso portati a pensare ad eventi speciali, feste o avvenimenti, dimenticando di essere al cospetto di un vino: seppur distinti da nette acidità gli champagne, e da un maggior fruttato nei Franciacorta, questi sono in grado di spalleggiare le più importanti portate sulle nostre tavole, spesso facendo arrossire grandi rossi o bianchi d’annata.

La grande capacità dei produttori “franciacortini” è stata di aver avuto un intento comune, i circa 200 soci si sono riconosciuti, nel 1990, sotto un unico nome: Franciacorta.

Questo ha permesso a produttori di ogni caratura aziendale di presentarsi al mondo con un prodotto unitario, forte ed identificativo.

La produzione di questo vino, come dicevamo, è ancora relativamente recente e ancora si trovano dei Franciacorta dove l’enologo ha voluto concedere un carattere diverso, unico e personale.

Succede, forse, perché  si sta cercando la quadratura del cerchio, un carattere che si sta ancora oggi formando con il passare del tempo.
Questo è un vino in continua evoluzione e bisognerà imparare a riconoscere e valorizzare questo inestimabile patrimonio enologico.

Con questo trend il futuro non potrà che essere roseo per il Franciacorta D.O.C.G. arrivando mano nella mano con l’amico francese, che non potrà fare altro che aprire la porta, accoglierlo alla sua tavola e dire: “sono secoli che ti stavo aspettando!”.

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