Log in

Pinot Nero Oltrepo' Pavese: identità da definire

Parlare del Pinot Nero in Oltrepò Pavese è sempre cosa gradita: ci dà infatti modo di approfondire uno dei vitigni più nobili che esistano, soffermandoci sugli aspetti che hanno fatto di quest’uva un vero e proprio simbolo di questo territorio.


Oggi gli ettari qui coltivati a Pinot Nero sono circa 2800; questi sono numeri che potrebbero concedere ad ogni azienda di variare molto la produttività, grazie all'enorme variabilità clonale raggiunta negli anni.
Per anni il panorama collinare, che dalla pianura costiera del Po arriva sino a 700m s.l.m., è stato il palcoscenico delle scelte enologiche più disparate che hanno coinvolto questa nobile uva.

Terza denominazione italiana per superficie vitata e prima per la coltivazione del Pinot Nero, l’Oltrepò ha sempre avuto un’identità enologica da primato ma con un “tallone d’Achille”.

Come è noto quest’uva è difficile da gestire sia in vigna che in cantina: è infatti caratterizzata da una carica antocianica incostante e strettamente dipendente dal terroir.
Risulta però versatile e proprio per questo si è sempre prestata agi usi più disparati: vinificazioni in bianco frizzanti, in vini rosati prodotti con metodo Martinotti ed infine in vini rossi fermi.

Solamente in tempi più recenti è stato introdotto il Cruasé, uno spumante metodo classico D.O.C.G. ottenuto con le sole uve di Pinot Nero.
Il nome Cruasé deriva da “cru”, ovvero selezione, e dalla parola “rosé”, anche se in questa zona veniva utilizzata la parola dialettale “cruà” per indicare il vino locale.

Moltissime sono le aziende che producono il Cruasé con buoni risultati qualitativi, ponendo in esso le speranze di recupero ed esaltazione dell’intero Oltrepò (anche se questo processo sta andando troppo a rilento).

Un terra affascinante e completa come questa, però, necessiterebbe di un maggiore collegamento tra vino e territorio.
Oggi il Cruasé è un marchio collettivo che raggruppa circa cinquanta aziende che possono sfruttare tale nome per la produzione di un Metodo Classico D.O.C.G. con circa l’85% di uve Pinot Nero e un affinamento minimo di 18 mesi sui lieviti.
Solo i soci iscritti al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese possono fregiarsi di tale denominazione e quindi produrlo.

Lo sforzo di creare un’identità comune è in atto, le attività e la valorizzazione dell’intero comparto vini dell’Oltrepò dovrebbe iniziare a coinvolgere sempre più piccole e medie realtà dalle ottime capacità.

L’introduzione del Cruasé ha sicuramente vivacizzato l’enologia pavese, che per anni è stata frammentata e concentrata sulla produzione di enormi quantità di vini dal dubbio impatto qualitativo.

Il Pinot Nero, nonostante gli sforzi operati dai produttori dell’Oltrepò, ha ancora molto da dare, soprattutto se pensiamo alle eccezionali produzioni altoatesine e francesi (Borgogna) ma, gli amanti di quest’uva, possono trovare ottimi esempi (vinificato in rosso) in molteplici aziende: Vercesi del Castellazzo, la Tenuta Mazzolino e Le Fracce, giusto per citarne alcune...

Qui quest’uva, vinificata in rosso, dà vini dal colore rosso rubino piuttosto carico (a seconda delle esposizioni dei vigneti), con un’eleganza olfattiva sempre molto marcata e di grande spessore. In bocca, quei pochi vini meglio riusciti sono caratterizzati da un buon equilibrio e notevole complessità.

Il Pinot Nero, si può dire, è già il simbolo di questa zona, sia a livello qualitativo, che identificativo.

Per concludere, a mio avviso, la questione sta solo nel porre una maggiore attenzione alla produzione e alla valorizzazione di quelle realtà che hanno già raggiunto un ottimo livello qualitativo.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.