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IL MOSCATO DI SARACENA

Gli amori nascono sempre da un incontro. Il mio per i vini dolci ed i passiti  è scoccato in una degustazione del Vinitaly  2005 condotta da Enrico Bernardo su ”I Passiti d’ Italia e d’ Europa”  l’ ultimo vino era  una Malvasia delle Lipari che mi  lasciò un’ intensa ed  indimenticabile emozione ed una voglia di rincontrarla presto anzi ….prestissimo.

In realtà  quell’amore era solo sopito dentro di me, io nasco Sibarita e divento Sommelier,   vivo  in Calabria vicino a da quel che resta (poche tracce archeologiche ) di Sibari la città mito  della Magna Grecia che qui ancor di più  ha fatto splendere la  filosofia, il teatro,  le arti, il culto dell’ospitalità  e la ricerca del bello che ritroviamo nelle meravigliose ceramiche rosse e nere dei crateri a forma di calice. Greche sono  le uve   che ci regalano meravigliosi  vini dolci: la Malvasia, che prende il nome da Monemvasia , cittadina del  Peloponneso, il  Moscato che i coloni greci, che portarono con loro i semi o i tralci per poterlo coltivare qui nelle loro colonie. Il Greco bianco.

Il vino dolce nella cultura greca era presente in tutte le occasioni di festa, nei momenti felici della vita e soprattutto nel corso dei simposi, cene  fastose con musica e arte dirette dal “simposiarca” padrone   assoluto  della serata nella scelta dei cibi, delle  danze, dei giochi. Il dolce dei passiti,  faceva il resto favorendo i discorsi filosofici e la libertà dei sensi ,  che giocavano o venivano soggiogati  da …..Eros.

Affacciata  alla splendida Pianura di Sibari, situata alle falde del Parco nazionale del Pollino troviamo  Saracena. Terra antichissima che  fiorì col nome di Sestio, edificata dagli Enotri. Fondata intorno al 2256  A.C.  nel 900 dell'era cristiana, venne poi conquistata dai Saraceni da cui prese il nome. Qui viene prodotto il Moscato di Saracena etichettato  IGP Calabria  e non con la  DOP Terre di Cosenza in quanto  presente sino a qualche anno fa solo come  prodotto  di consumo proprio.

In ogni casa si produceva il moscato e    l‘unicità di questo  singolarissimo vino dolce sta proprio nel fatto  di essere arrivato  a noi grazie a questa continuità  garantita  dai Saracinari che nei secoli si è  tramandata da padre in figlio da nonno in nipote. Oggi un gruppo di  aziende guidate  da imprenditori validi e coraggiosi   ha riportato il moscato passito  (dicitura anomala anch’ essa!) con l’utilizzo   di moderne tecniche   enologiche  di saracena ad un’ eccellente espressione  qualitativa.

Siamo di fronte ad un vino figlio della Storia che riesce per alcuni  istanti  a riportaci   indietro di millenni .

E’ un vino passito che  si produce con un procedimento antichissimo; prevede la concentrazione del mosto ottenuto da spremitura soffice di uve di vitigni autoctoni antichissimi, la Malvasia, la Guarnaccia e  l’Odoacra (a “Ddurusa”  che sta per odorosa), attraverso un processo di sapiente e lenta bollitura e  l’appassimento per alcune settimane del Moscatello autoctono, seguito da rigorosa  selezione dei grappoli.

I due mosti quello concentrato e quello passito vengono poi uniti e la fermentazione che segue è condotta con lieviti naturali in acciaio. Unendo l’ appassimento dei grappoli e la concentrazione  del mosto conferiscono affascinanti tonalità di colore, riflessi meravigliosi e profumi evoluti  e  dopo una lunga e lenta fermentazione seguita con amorevole attenzione  si ottiene un vino un po’ passito un po’ liquoroso.

ll Moscato di Saracena condiviso  ed “ascoltato” insieme agli amici o anche da soli  riesce in un attimo, come  sanno fare solo i  grandi vini unici e rari, ad immergerci  subito nell’ atmosfera  e nei luoghi della Magna Grecia  e della  Sibaritide.

Osservando i suoi lampi di luce che illuminano l’ambra color dell’ oriente, odorando i suoi profumi dei giardini mediterranei, gustando il dolce calore, la freschezza ed il sale, odore tipico di queste terre antiche…

A me piace “ascoltarlo” anche da solo...
Con il moscato di saracena  ho scoperto il piacere di perdermi  nei brillanti  riflessi dorati del suo colore   ambrato , nei profumi delicatamente eterei   intenso e coinvolgente  di miele, fichi secchi, mosto cotto,  nei sentori vanigliati, nelle note balsamiche e minerali  con un finale di scorza di clementine di Sibari  disidratata.

Nel  gusto dolce  avvolto da un  intensa freschezza che gli dona equilibrio e  accarezzato da lievissimi aromi agrumati, insieme alle  sapidità marine  di fondo  mi  lascio andare...

A Saracena, paese aperto  al “forestiero ”  ospite  Sacro  come in tutte le culture di derivazione greca del mediterraneo il turista ritrova tutto l anno l’ atmosfera di fratellanza e allegria della festa di San Leone    festeggiato due volte l'anno, il 19 e 20 febbraio e la seconda domenica di agosto.
Durante la fiaccolata sacro si mischia al profano. Si  accompagna il Santo  con tarantelle e canti popolari sino alla sua chiesa dove  in  un atmosfera coinvolgente e suggestiva  si levano grida inneggianti al santo : Viva Sant  Liun! Semb' Sant Liun !  Si Ritorna insieme al "fucarazzo" del rione,  grande falò che si accende e intorno al quale   si balla e si mangiano i "cannaricoli", dolci tipici della festa , sorseggiando il Moscato .

E poi tutti a tavola! 

Maccarùni a  firrit,  maccheroni di pasta fresca, ottenuti da un impasto di farina, acqua e un pizzico di sale, cavati a mano con un ferro e conditi con ragù e pecorino piccante. Le Mazzacòrde   involtini fatti con un pezzo di fegato o polmone  di agnello o capretto e  foglie d’alloro.
I Siccatìddri  fette di zucchine,  melanzane, pomodorini e peperoni seccati , utilizzate per fare  delle gustosissime frittelle.

Alla prossima!

Ultima modifica ilMercoledì, 18 Febbraio 2015 10:04

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