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IL TORBATO DI ALGHERO

Molte grandi storie iniziano con “C’era una volta un re…”
Oggi vi racconterò di un vitigno le cui radici sono legate alle imprese di un re: Pietro IV d’Aragona che nel 1300 durante il regno di Spagna occupò l’isola di Sardegna.
Dobbiamo a lui l’introduzione della varietà di uva Torbato nelle zone della piana di Alghero.

È un vitigno a bacca bianca, della famiglia delle uve malvatiche e Alghero detiene ancora oggi l’esclusiva sulla sua coltivazione e vinificazione.
Questo vitigno sui cataloghi ampelografici viene indicato come “Vitis iberica”, “Turbat iberica” o semplicemente catalana ma nonostante ciò le sue origini sono da ricercarsi altrove.

E’ in Medio Oriente che questo vitigno sembra avere i suoi natali e, secondo alcune fonti, è nel bacino dell’Egeo: luogo di origine della quasi totalità delle malvasie.
È seguendo le tratte commerciali fenice che il Torbato sbarcò sulle coste iberiche dalle quali poi si diffuse ulteriormente.

Oggi l’uva Torbato viene coltivata oltre che ad Alghero anche in certe zone del Portogallo e nella regione francese della Côtes du Roussillon, ai piedi dei Pirenei.
Qui viene chiamato Malvoise de Roussillon e viene utilizzato per i “Vins Doux Naturels”.

Il Torbato non trova largo impiego in altre regioni viticole poiché risulta un vitigno caratterizzato da una produttività incostante, scarsa resistenza agli insetti e alle malattie crittogamiche.

A livello enologico inoltre si riscontra una difficoltà di vinificazione data dallo spessore della buccia, che rende i composti fenolici di difficile estrazione.

Il Torbato non si può definire un vitigno autoctono sardo bensì si può certamente asserire di come sia stato in grado di unire in modo sorprendente Italia, Francia, Spagna e Portogallo.

Sebbene le sue origini non siano italiane è proprio in Sardegna che quest’uva è stata capace di rivelare tutto il suo potenziale.
Questo territorio, caratterizzato da un clima caldo e asciutto e da terreni calcareo-argillosi, ricchi di sabbia e di ferro, dona ai grappoli forza e mineralità.

Parlando di quest’uva si deve immancabilmente raccontare di Sella & Mosca, l’azienda che ha scritto la storia di questo antico vitigno e che ancora oggi detiene l’esclusiva sulla sua vinificazione.

L’ingegner Sella e l’avvocato Mosca, più di un secolo fa, si trasferirono dal Piemonte ad Alghero, iniziando un vero e proprio progetto di bonifica dei terreni e in particolare uno pioneristico che poneva le sue basi proprio sul Torbato.

Con il passare degli anni, l’azienda algherese ha permesso a questo vitigno di adattarsi ad un territorio a lui vocato.

L’evoluzione delle pratiche vitivinicole ed enologiche del novecento e la capacità imprenditoriale di Sella & Mosca hanno permesso di esaltare tutte le potenzialità che quest’uva teneva nascoste da troppo tempo.

Oggi questa cantina conta 520 ha, di cui circa 132 coltivati a Torbato nella regione pianeggiante della “Nurra” rientrante nella D.O.C. Alghero.

Sella & Mosca è riuscita a completare un processo durato più di cent’anni che ha visto il Torbato al centro delle attenzioni dei tecnici.
Oggi questo vitigno, vinificato magistralmente in purezza, ci regala ben quattro vini differenti.

Il primo è una versione Charmat leggera e fresca, dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e un perlage finissimo.

Il secondo è una versione base, giallo paglierino, profumato e leggero che fa da collegamento con il più strutturato Terre Bianche, vino che prende il nome dai suoli calcarei in cui viene coltivato.

Infine il gioiello della cantina è la versione più evoluta del Terre Bianche chiamato Cuvée 161: questo vino dal colore dorato risulta finissimo e dai profumi ricercatissimi e complessi.

Il Torbato col trascorrere degli anni è stato capace di unire l’uva alle persone, la passione alla cultura.

Il risultato è stato che le persone hanno offerto il loro carattere al vino, che ha saputo sfruttarlo per rivelarsi come una Realtà autoctona molto importante.

Oggi il Torbato è sardo ma nello specifico algherese.

Ha un carattere preciso che trae origini dalla caparbietà del popolo dell’isola ma si discosta con estro e precisa inclinazione catalana come gli abitanti di Alghero.
Proprio come nelle grandi storie, un matrimonio perfetto le conclude.

Qui terra e uva si sono incontrate e hanno dato vita all’espressione di un vino che si è rispecchiata nella gente che lo produce.

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