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LA MALVASIA DI BOSA: UN VINO DI IERI CON GLI OCCHI NEL DOMANI

Foto di Strada della Malvasia di Bosa Foto di Strada della Malvasia di Bosa
Chiudo gli occhi e ancora mi ritornano in mente le corse che da bambino facevo nelle strette strade del paese, la mia casa, quella di mio nonno è nel cuore del centro storico, un su e giù di strade strette, ciottolose su svariati livelli legate tra loro da ripidi scalini. Bosa, il mio secondo luogo di nascita.

I miei valori sono legati a questo luogo indissolubilmente, saldati col calore, lo stesso che solo il solleone che picchia incessantemente d’estate su tutta l’Isola sa dare.

Uno dei borghi più belli d’Italia, sito sulla costa centro occidentale della Sardegna. Un paese che si perde nella notte dei tempi, prima i fenici che incrociarono le loro rotte economiche con l’Isola sarda, poi i romani che edificarono il primo centro urbano lungo il fiume Temo e successivamente la famiglia Malaspina che nel 1112 d.C. costruì il meraviglioso castello che spicca all’apice del centro storico e ancora oggi è magnificamente il baluardo di una città e di una collettività cittadina.

Mio nonno. Lui fu il primo a farmi assaggiare quello che poi diventò uno dei vini che si legarono di più alla mia fede enologica: La Malvasia.

Questo vino è tanto legato al paese di Bosa quanto lo stesso con la Malvasia. Un legame di sangue, anzi di mosto che da sempre inorgoglisce ed intestardisce coloro che la producono.

Agli inizi degli anni ’70 il Ministero delle Politiche Agricole approva la D.O.C. Malvasia di Bosa, da quel momento un prodotto antico, la cui vinificazione si intreccia nella storia della città, inizia a cercare il suo posto nell’enologia italiana.
I vigneti si distribuiscono nella zona geografica della Planargia, nei paesi vicini, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes e Modolo, tutti in provincia di Oristano.

La Malvasia di Bosa negli anni ha subito un’evoluzione sul disciplinare.

Oggi si producono tre varianti. La prima dolce dal colore giallo paglierino dorato, nettamente aromatica e con un gusto fruttato molto intenso che viene vinificata in acciaio e venduta immediatamente dopo 6/7 mesi. La seconda è la versione spumantizzata con metodo Martinotti che dà un prodotto fresco che va dal demisec al dolce con note floreali e netti profumi legati all’uva malvasia appassita. In fine il prodotto per eccellenza, che da sempre viene elaborato.

Un vino che rappresenta tutto, in un contesto enologico dove spesso la superbia e la presunzione di molti produttori tende ad anteporsi al prodotto stesso.

La Malvasia di Bosa per antonomasia si annovera nella categoria dei vini da meditazione, categoria di stampo degustativo, ma non c’è cosa più vera se pensiamo che persino gli anziani di un tempo, mio nonno in primis ad un forestiero che si avvicinava per la prima volta a quel vino suggerivano di prestare attenzione dicendogli che “sa tazza kérede arrigionada”. (trad. bevete piano, ragionateci su)

Un tempo, questa tipologia era l’unica vinificata. Oggi molti appassionati sono legati a questo vino proveniente da uve stramature colte nella prima decade di ottobre, quando i grappoli hanno subito un appassimento sulla pianta. Il disciplinare prevede un invecchiamento minimo di due anni in botti di castagno.

L’invecchiamento conferisce a questo vino un profumo unico nel suo genere, la mandorla e le note di fico secco ne fanno  un vino amabile, elegante e complesso che ben accompagna la pasticceria tipica bosana. Il modo migliore per gustare questo meraviglioso vino è berlo fresco, non ghiacciato con una Zia che sforna amaretti caldi dal forno a legna.

Quando si parla della Malvasia di Bosa, ancora oggi risulta difficile riferirsi ad una realtà unificata. La zona vitata negli ultimi anni è andata riducendosi e anche consorzi e cooperative non sono mai riusciti ad ottenere Unità di intenti coi propri associati.

Alcuni produttori ci stanno riuscendo, saggiamente stanno proponendo questo interessantissimo vino ad un pubblico sempre più vasto. Sono ancora troppo pochi i viticoltori con questa missione, innumerevole risulta la quantità di produttori, proprietari di piccolissimi vigneti, i quali spesso troppo testardamente e gelosamente costudiscono il proprio prodotto per una vendita privata.

Un contesto invidiabile, quello che si staglia sulle coste del mar di Sardegna, a Bosa, che porta profumi dal mare che l’uva maestosamente è capace di conservare e donare al viticoltore al momento della vendemmia.

La Malvasia di Bosa è un prodotto eccellente, basterebbe pochissimo perché il Mondo lo conoscesse per quello che Deve essere e non per quello che potrebbe potenzialmente diventare.

L’intento dei produttori, maestri nel vinificare questo vino antico, dovrebbe iniziare ad essere quello di portare la Malvasia di Bosa fuori dall’Isola, sotto un unico nome, utilizzando quello che madre Natura gli ha donato sia a livello paesaggistico sia enologico come bandiera.

Un territorio splendido, con possibilità enormi, ancora potenzialmente inespresse, quello di Bosa che dovrebbe esser portato nel mondo come glorioso custode di valori che sin dai tempi antichi si concentrano nel territorio sardo.

Ultima modifica ilGiovedì, 15 Gennaio 2015 10:02

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