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SULLE TRACCE DEL MOSCATO DI SCANZO

Cosa distingue una vacanza da un viaggio? Apparentemente nulla sembra differenziare le due cose, per andare in vacanza dobbiamo viaggiare.

Allora qual è la vera differenza? Credo che tutto sia raccolto nel viaggiatore. Quando lo osserviamo ha uno zaino colmo ma “leggero”, scarpe comode perché spesso deve camminare, un libro perché non esiste un viaggio senza un libro e un diario, per convertire in caratteri le emozioni.

Oggi vi consiglio un viaggio. Esiste un piccolo spicchio di terra, in provincia di Bergamo, più precisamente a Scanzorosciate che viaggiatori appassionati di viticoltura e di enologia eroica, dovrebbero scoprire o più giustamente riscoprire e riassaggiare.

Nel comune di Scanzorosciate, le dolci colline marnose del Monte Bastia lasciano spazio a piccole stradelle con le quali è possibile raggiungere le cantine che magistralmente producono da moltissimi anni un “miele nero”, un vino degno di essere annoverato tra i migliori vini passiti italiani e, perché no, del mondo.

Questo vino è il Moscato di Scanzo, il quale riceve la denominazione d’origine controllata e garantita (D.O.C.G.)  il 12 febbraio 2009. Da questa data Scanzorosciate col suo Moscato diviene la più piccola d’DOCG d’Italia e meta di grandi appassionati di questo esaltante prodotto.

Partiamo alla scoperta di questo prezioso vino, conosciuto e commercializzato sin dalla notte dei tempi. Il Moscato di Scanzo deriva dalle omonime uve che maturano su piante allevate a pergola o con sistemi d’allevamento come il casarsa o la spalliera.

A fine estate, l’uva saluta la vendemmia della uve compagne delle zone limitrofe bergamasche, merlot, cabernet e altre varietà, che sono state raccolte nelle prime decadi di settembre, il Moscato saluta le prime giornate d’autunno, venendo raccolto verso i primi giorni di ottobre, accumulando un grado alcolico minimo naturale di 12%.

Questa condizione è la garanzia per ottenere un prodotto superlativo che finito sarà attorno ai 16%.

I grappoli  vengono raccolti con delicatezza e riposti in plateaux o cassette di legno o plastica dove andranno in contro all’obbligatorio appassimento per un minimo di 21 giorni dove raggiungerà un grado zuccherino minimo di 280 g/l.

Il mosto, nei primi giorni di Novembre, è il giusto premio in profumi, aromi primari e secondari che il nostro viaggiatore ottiene entrando in cantina.

Ottobre e Novembre sono, da disciplinare, i mesi in cui il moscato si realizza nelle numerose cantine, dove enologi, viticoltori e cantinieri danno vita ad un vero e proprio capolavoro.

Le migliori annate del Moscato sono degustabili in questi meravigliosi luoghi dove il nostro viaggiatore può avere nelle mani un vino dal colore intenso, quello che ricorda in colore e profumi le ciliegie marasche più scure. L’invecchiamento regala, al naso più fino, ricercati sentori di pepe nero, spezie e cuoio. Avvolgenti profumi di frutti di bosco, vaniglia e prugna stramatura, donano un’avvolgenza calda e suadente. Un vino setoso, prezioso e pregiato che vizia il nostro palato, lo avvolge elegantemente e lo conduce nei più bei momenti della meditazione.

Questo meraviglioso vino quest’anno ha incontrato come tanti vini italiani le difficoltà legate al clima. Le impietose precipitazioni estive hanno, infatti, minato la sua produzione che in talune cantine è stata sospesa.

Quest’annata, registrerà una grave perdita per il panorama enologico nazionale , una mancanza grave che tuttavia dovrà portare i produttori del moscato, nelle annate future, a sforzarsi maggiormente. L’attesa per gli amanti di questo vino, sarà trepidante ma sicuramente ripagata dagli sforzi futuri dei produttori.

La strada da percorrere, nonostante le difficoltà, è segnata dal desiderio di continuare a produrre un passito unico nel suo genere capace di essere sia una nuova scoperta per gli avventurieri sia una riconferma per i suoi amanti.
Ultima modifica ilLunedì, 03 Novembre 2014 16:17

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