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Il Pelaverga di Verduno

Il Pelaverga di Verduno Il Pelaverga di Verduno Il Pelaverga di Verduno
Verduno è un piccolo borgo poco distante da La Morra e posto sopra un colle più basso da cui la vista è meno straordinaria di quella del paese vicino più famoso da cui lo sguardo spazia da Barolo verso il sud dell’alta Langa e le Alpi Marittime, l’ovest della piramide maestosa e perfetta dei quattromila metri del Monviso e il nord della corona delle Alpi Graie che cinge l’inizio della Pianura Padana.
Verduno è un paese con una storia piccola ma significativa: attorno al suo castello nacque come Comune nel medioevo, passò ai Savoia col trattato di Cherasco nel 1631; nel 1737 il Conte di Santa Vittoria, poi Marchese di Verduno, Carlo Luigi Caisotti acquista il castello dalla famiglia Rachis di Racconigi e ne avvia la ricostruzione su progetto di Filippo Juvarra.
Nel 1838 il Re Carlo Alberto acquista il Castello, con l’annessa tenuta, da Opere di Carità di Torino a cui la famiglia Caisotti lo aveva nel frattempo lasciato.
Il Re affida la direzione delle terre e delle cantine al generale Staglieno, noto enologo, che qui comincia le sue sperimentazioni di vinificazione del Nebbiolo col metodo suggerito da Giulia Falletti Colbert, Marchesa di Barolo.
Nel 1909 la famiglia Burlotto acquista il castello e le terre da Casa Savoia e nel 1953 ne trasforma una parte in albergo con annesse cantine d’epoca: è un’esperienza abbastanza particolare abitare le stanze di sapore nobile, barocco, molto piemontese di questo albergo; mangiare nel ristorante che conserva tutte le caratteristiche, gli addobbi e i tovagliati d’epoca; visitarne le storiche cantine.
Bisogna ancora citare, a proposito di Verduno, il Beato Sebastiano Valfré, ivi nato nel 1629 e attivo in Torino nella chiesa di San Filippo Neri in cui svolse un’opera intensa che molto influenzò successivamente Don Bosco; fu assai impegnato durante l’assedio di Torino, confessore di Vittorio Amedeo II e, si dice, anche dell’eroe Pietro Micca; il Beato Valfré morì a Torino nel 1710.
Ritorno a Verduno per scegliere un Pelaverga come si deve, guidato dalla competenza di Massimo, titolare insieme con Gianni - che sta in cucina - della trattoria Dai Bercau che, all’ombra del Santuario del Beato Valfré, ha aperto nel 1996.
Vengo qui ogni tanto e mi ci ritrovo sempre bene perché la cucina è semplice e di territorio, il prezzo è ottimo e Massimo è uno di quelli che conosce il vino e lo tratta con amore e onestà.
Anni addietro, in occasione di una cena tra amici a base di preparazioni di ispirazione indiana, dunque molto speziate, mi venne in mente di proporre il Pelaverga come vino della serata per accompagnarne i piatti: fu una scelta dovuta più alla mia presunzione di proporre un vino che nessuno conosceva che a una ragionata analisi di abbinamenti. Fu un successo clamoroso e per me, che certo conoscevo quel vino ma non così bene, costituì una scoperta la capacità di abbinarsi così bene ai cibi speziati.
Da quella cena in poi cominciai a sperimentare il mio Pelaverga con cibi piccanti e lo trovai straordinario con gli spaghetti aglio, olio e peperoncino; fui più audace con la sardella (mia madre, che è nata a Cirò, mi dice sempre che da loro si chiama rosamarina) e scoprii un abbinamento sensazionale; altrettanto premiante non fu l’accostamento con la ‘nduja: quest’impasto di peperoncino macinato e carne di maiale, tipico della zona di Lamezia Terme, è troppo forte e richiede vini più potenti e più grassi del Pelaverga che è straordinario, secondo il mio parere, con preparazioni speziate e piccanti ma più delicate (paste, pesci e crostacei, carni bianche).
Il Pelaverga è un vino che viene prodotto solo a Verduno e in parti di due comuni vicini, la sua Doc, istituita nel 1995, è una tra le più piccole in Italia: si tratta di una produzione che rimane sotto le 100.000 bottiglie all’anno.
È un vino di colore rubino scarico, di delicata tannicità, poco acido, secco con un palato che dopo la fragola e la rosa viene conquistato da forti sentori di pepe bianco e pepe nero, comunque note di spezie che lo rendono un vino di grande tipicità e molto riconoscibile; un vino che va bevuto giovane, non oltre i due/tre anni di invecchiamento e che, in ogni caso, possiede la caratteristica di evolvere molto in bottiglia anche in così poco tempo di vita.

Il guaio del Pelaverga è che se ne produce poco e, pur a prezzi molto convenienti
(tra i 6 e gli 8 euro in enoteca), di difficile reperibilità fuori del Piemonte; però, anche ‘nduja e sardella, fuori della Calabria sono di scarsa reperibilità, ma questa è la straordinaria caratteristica del nostro Paese: vi è una tale varietà di prodotti tipici che se uno ha volontà, conoscenza, passione, curiosità e tigna riesce a fare abbinamenti, accostamenti e scoperte che sono inebrianti, il tutto mettendo insieme tradizioni e culture di territorio che hanno come base la semplicità delle preparazioni senza cadere nella tentazione di mode senza senso (vedi le scelleratezze tipo cucina molecolare).

Comunque, per dovere di cronaca devo precisare che, con l’aiuto prezioso e onesto di Massimo, ho identificato nel Pelaverga dei Fratelli Alessandria il mio preferito (ne producono non più di 9.000 bottiglie); è doveroso però da parte mia citare, tra i dieci o quindici produttori di questo vino, le cantine Commendator G.B. Burlotto, Bel Colle e Castello di Verduno: tutte aziende con prodotti di qualità (qui, ricordo, siamo nelle terre di Barolo, Dolcetto e Barbera d’Alba) e che da generazioni, spesso a conduzione familiare, operano in questo settore.


Scheda tecnica del vino Pelaverga di Verduno.

Il Pelaverga è un vino che viene prodotto a Verduno e solo in parte dei limitrofi comuni di Roddi e La Morra. Il disciplinare della Doc, istituita il 20.10.1995, specifica che dev’essere vinificato e imbottigliato nella provincia di Cuneo. Le rese previste sono di 90 ql/ha al massimo, il grado alcolico minimo è  dell’11%
 con acidità minima di 4,5. La maturazione dell’uva, che presenta acini medio-grandi in grappoli conici e spargoli, avviene nella prima metà di ottobre. Il vino deve essere ottenuto con almeno l’85% di uve Pelaverga piccolo, che non va confuso con il Pelaverga saluzzese (o Pelaverga di Pagno). Il Pelaverga è un vino di moderata alcolicità con una colorazione non molto intensa e riflessi cerasuoli o violetti, aroma speziato, profumo intenso, fragrante, fruttato, sapore secco, fresco, caratteristicamente vellutato e armonico con acidità moderata. Vino di pronta beva che viene imbottigliato nella primavera successiva alla vendemmia, evolve rapidamente in bottiglia e si beve fino a tre anni al massimo di invecchiamento. Non vengono mai prodotte più di 100.000 bottiglie per una Doc tra le più piccole. Di Pelaverga (Pelavert) si parla dal ‘400 e c’è una testimonianza della sua presenza sulla tavola di Papa Giulio II. Sante Lancerio, il cantiniere di Papa Paolo III Farnese, parla dei vini di Saluzzo con grande stima.

Ultima modifica ilLunedì, 20 Dicembre 2010 12:01

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