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Le potenzialità vitivinicole dell'Irpinia

Come tutti i racconti sulle origini, anche quella del popolo irpino inizia con una leggenda. Si dice, infatti, che il loro nome derivi da “hirpus”, parola osca (lingua degli antichi Italici) che significa lupo, in quanto secondo la tradizione, gli Irpini si distaccarono dai Sanniti e si stabilirono nel nuovo habitat, intorno al 500 a.C., secondo un lupo, in occasione di un “ver sacrum”, primavera sacra.
Il lupo, manifestazione di forza e fierezza, scelto come totem di questa migrazione, ha portato il popolo irpino in una terra che si riconosce per le sue verdi vallate e alture, dove si inerpicano corsi d’acqua circondati da boschi di faggi, selve di castagni ed estensioni di noccioleti. Un paesaggio ancora tutt’oggi incontaminato dove ritroviamo una bellezza più intima e segreta, più semplice e silenziosa.

L’Irpinia, da sempre, è stata terra di passaggio, di transito, di migrazioni di popolazioni, in quanto terra di mezzo, collocata tra le altre terre, tra la Campania Felix e il Tavoliere delle Puglie, tra le montagne dei Lucani e quelle dei Sanniti. Numerosi castelli e borghi medievali, siti archeologici, santuari ed abbazie millenarie, disseminati su tutto il territorio, rappresentano l’eredità di popoli mitici che hanno attraversato queste terre lasciando ognuno un pezzetto di storia, cultura ed arte. Il passaggio di colonizzatori con i loro eserciti, pastori transumanti, viandanti e pellegrini, ha contribuito, quindi, al passato e al patrimonio culturale dell’Irpinia arricchendola di folclore ed antichi saperi custoditi in ogni paese in modo singolare e caratteristico.

La cultura della vite ha origini molto antiche in questa terra; ma è soprattutto la passione nel far grandi vini la vera protagonista di questa storia. A conferma di ciò, nel 1879, nei primordi dell’unità nazionale, ad Avellino fu istituita, per iniziativa di Francesco De Sanctis, la Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia. La presenza della Scuola ha contribuito a sollevare le condizioni dell’agricoltura provinciale e soprattutto di promuovere, attraverso l’ausilio degli studi scientifici, la produzione e la diffusione del prodotto vinicolo. Nel 1892 nei locali di questa scuola ebbe luogo la prima esposizione internazionale dei filtri per l’enologia.

Vini di eccellenza sono, quindi, il frutto di una ricerca e di sacrifici che da anni vengono fatti in questo ambito; vini particolari che esprimono il territorio, un territorio fatto di piccole realtà dalle diverse caratteristiche pedoclimatiche, ognuna di queste espressione di un mondo e di una tradizione assolutamente unica; vini riconosciuti con marchi di qualità, provenienti da uve antiche, dove la conoscenza intima della materia prima è determinante per ottenere un ottimo risultato.

Il Taurasi è un vino rosso da primati: è il primo vino ad ottenere la DOC nell’Italia centro-meridionale (1970) e la prima DOCG del sud Italia (1993), primato mantenuto fino al 2003, quando si aggiungono le altre due DOCG irpine: Fiano di Avellino e Greco di Tufo. È prodotto da un vitigno antichissimo, l’Aglianico, la cui introduzione in Italia è attribuita ai Greci (“Vitis Hellenica”), un vitigno ostico e complesso, diffuso in tutto il meridione, ma che ha trovato nelle verdi colline irpine il miglior territorio per esprimersi. È un vino che sfida il tempo; il disciplinare prevede un invecchiamento minimo di tre anni, di cui 12 mesi in botti di legno, dando luogo a un vino di grande struttura, con un importante corredo tannico, intenso nel colore e nei profumi.

Il Fiano di Avellino è un bianco inconfondibile che nasce in purezza dall’omonimo vitigno. I romani lo conoscevano e lo apprezzavano come Vitis Apiana, avendo notato la particolare attrazione che quest’uva esercitava con la sua dolcezza sulle api. Le qualità aromatiche di questo vino non hanno bisogno di presentazioni. Basti dire che il Fiano è uno dei pochi bianchi italiani che si nobilitano con l’invecchiamento, esaltando, oltre all’intensità del colore e dell’odore, il caratteristico sapore che richiama quello delle nocciole tostate.

Il Greco di Tufo viene prodotto con le uve di un vitigno nobile, il Greco, per i romani “Aminea Gemina”, dapprima coltivato ai piedi del Vesuvio, poi impiantato a Tufo. Quest’area, piuttosto omogenea, è caratterizzata da terreni di origine vulcanica, ricchissima di minerali, in particolare di zolfo; ed è proprio la mineralità sulfurea, insieme all’acidità il tratto più caratterizzante del Greco di Tufo. Un vitigno complicato da coltivare, dal grappolo compatto, buccia sottile e maturazione tardiva. La superfice iscritta alla DOCG è la più piccola tra le denominazioni irpine, un’area molto limitata ma estremamente vocata alla viticoltura, tanto da poter offrire un vino dalla tipicità ineguagliabile.

Il valore dei vini irpini nasce, quindi, dall’impegno e dalla caparbietà di ogni viticoltore di adattarsi al territorio, di volgere a suo favore e a favore del prodotto le difficoltà offerte dal terreno. Con semplicità, e dando grande valore alle tradizioni e alla terra, i vignaioli hanno trasformato la regione irpina in uno dei centri più ricercati della viticoltura italiana.

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