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Oltrepò Pavese: un diamante offuscato dai pregiudizi

Oltrepò Pavese, un Territorio dalle enormi potenzialità Enoiche, però vittima di uno storico scetticismo che ha impedito di affermarsi per quello che è il suo vero valore, indebolito dalla mancanza di sinergia che ostacola i Produttori nel fare sistema.

Molti “addetti ai lavori” e una parte di appassionati riconoscono all’Oltrepò Pavese il suo potenziale vitivinicolo, ma purtroppo è enorme il numero di persone che hanno un’idea distorta di quelle che sono le variegate sfumature dei Vini prodotti, con le relative virtù enologiche.

La cosa peggiore è che pure nella cerchia degli “addetti ai lavori” esiste questa enorme diffidenza: mentre il consumatore medio è spesso influenzabile dai luoghi comuni, nella cerchia degli “esperti” ci dovrebbero essere persone con una formazione di base tale da consentire un giudizio critico più obiettivo.

Perché ancora oggi molti credono che questa zona sia esclusivamente un grosso bacino da cui spillare Vini frizzanti e beverini?

Perché nonostante ci siano delle eccellenze conclamate di molti Produttori, nell’Oltrepò non si riesce a trovare la giusta coesione per sfondare definitivamente nel mercato?

Da diversi anni frequento questo Territorio, ho Degustato parecchi Vini e molti altri ne voglio ancora assaggiare, ho dialogato in modo costruttivo con diversi Produttori, soprattutto piccoli, per cui mi sono fatto un’idea di alcune dinamiche che regnano all’interno dell’Oltrepò Pavese.

Tutti i piccoli Produttori visitati mi hanno manifestato un disagio nei confronti degli organismi ufficiali, si sentono “abbandonati” e le insistenti richieste raramente sono prese in considerazione.

Purtroppo nelle decisioni strategiche il “potere” di alcune Cantine conta molto di più rispetto a quello di altre.

Inoltre se qualcuno di loro manifesta per anni tale dissenso, viene catalogato come “rompiscatole” e dissidente, per cui finisce in una sorta di “lista nera virtuale” di cui tutti negano l’esistenza, ma che di fatto alberga nella mente di chi prende talune decisioni: la conseguenza è che i dissidenti raramente vengono invitati e coinvolti in eventi/attività ufficiali.

Attenzione, quanto ho appena scritto è semplicemente la cronaca di quello che le mie orecchie hanno ascoltato da alcuni Produttori dell’Oltrepò, non ho assolutamente ingigantito i concetti: se persone diverse di zone differenti di questo Territorio hanno espresso pensieri analoghi, credo proprio che ci siano delle solide fondamenta in quello che dicono.

Si percepisce una forte disgregazione, che nel suo aspetto estremo potrebbe essere sintetizzata come una sorta di “bipolarismo” fra chi è fedele agli organismi ufficiali e chi invece viene considerato un sovversivo eretico.

Il problema vero è che in quella “lista nera virtuale” di dissidenti ci sono spesso dei Produttori i cui Vini sono obiettivamente di qualità medio-alta, in questo modo gli organismi ufficiali si perdono per strada un prezioso patrimonio vitivinicolo.

A chi conviene lasciare in panchina questi talenti, utili alla causa comune della valorizzazione del Territorio?

Attenzione, mi sentite parlare spesso di piccole Cantine, ma questo tipo di lamentele mi sono state riferite anche da un giovane Produttore che ogni anno realizza più di 100.000 bottiglie.

Per essere ancora più chiari e completi, dobbiamo anche dire che l’Oltrepò Pavese deve recitare un “mea culpa” per il mediocre livello qualitativo dei Vini prodotti da alcune Cantine, che nel corso dei decenni hanno messo sul mercato delle bottiglie dozzinali a prezzi stracciati, avendo il guadagno economico come unica prerogativa.

Il risultato è quello di abbassare il livello medio della percezione qualitativa dell’Oltrepò Pavese agli occhi del consumatore, a discapito di tutti quei Produttori che da anni lavorano a regola d’arte.

Come devono comportarsi quelle Cantine le cui richieste vengono snobbate dagli organismi ufficiali?

La soluzione migliore è forse quella che alcuni Produttori mi hanno riferito: “Vado per la mia strada, utilizzando solo le mie forze, la mia passione e la qualità del mio Vino!”.

Quando si trovano porte costantemente chiuse, quando si rimbalza per anni contro un muro di gomma, quando non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, Davide decide di affrontare Golia, il piccolo Produttore combatte nel mercato con la forza delle sue idee, con grossi sacrifici economici, ma con quella profonda passione che parla attraverso la qualità del Vino.

E chi si occupa della comunicazione nell’Enoico mondo come deve comportarsi?

Come mai negli anni la “divulgazione Enoica ufficiale” ha spesso trascurato l’Oltrepò Pavese?

Io posso tranquillamente dire quello che ho fatto e voglio continuare a fare: approfondire e conoscere l’Oltrepò Pavese senza badare a quei deleteri luoghi comuni che condannano un comparto vitivinicolo al limbo mediatico.

Pinot Nero vinificato in rosso oppure come Metodo Classico, Riesling, Croatina, Barbera, Buttafuoco Storico, Moscato di Volpara, Sangue di Giuda, sono solo alcuni esempi dell’immensa fortuna che possiede l’Oltrepò Pavese, un prezioso insieme di variegate sfumature Enoiche, spesso complementari e ognuna capace di esprimersi a ottimi livelli quando interpretata a regola d’arte.

L’Oltrepò è in grado di offrirvi anche Vini strutturati e longevi, distruggendo coi fatti gli stupidi luoghi comuni che offuscano la sua immagine: ho Degustato con enorme soddisfazione dei Vini a base Croatina degli anni ’80 e ‘90, Riesling con quasi un decennio di bottiglia alle spalle, oppure Rossi potenti e strutturati che se fossero prodotti in Piemonte o Toscana sarebbero portati in palmo di mano da molti “esperti”.

Mi sono convinto sul campo di queste potenzialità, me ne sono sempre fregato quando alcuni “addetti ai lavori” storcevano il naso mentre gli parlavo dell’Oltrepò, ho goduto vedendo lo stupore di alcuni scettici mentre Degustavano qualche “cavallo di razza” che ho proposto loro: serve l’umiltà per confrontarsi coi Territori meno blasonati.

Continuerò a dare spazio all’Oltrepò di qualità, sia quello ben visto dagli organismi ufficiali sia quello delle “liste nere virtuali”, ma soprattutto i presunti dissidenti potranno contare su di me e su Vinoway per dare voce alla qualità dei loro Vini: non troveranno porte chiuse a prescindere, perché sarà il vero valore Enoico a spalancarle.

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