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Vitovska, espressione del Carso

Vitovska, espressione del Carso Vitovska, espressione del Carso
Il territorio dove vorrei portarvi è particolare e unico: siamo in quel lembo di terra che fa da confine tra Italia e Slovenia, parte dal mare e sale verso le colline e l’entroterra.


Non ci addentriamo troppo però, restiamo sempre vicini al mare, il quale come vedremo entra in gioco nel determinare la particolarità di un vitigno autoctono: parliamo di Vitovska e della zona che va dal castello di Duino, poco dopo Monfalcone, fino alla penisola istriana, sulla fascia collinare a ridosso del mare.

Cresce solo qui la Vitovska, in questi terreni carsici, battuti dalla bora e dove l’acqua non è costante, a volte si nasconde e le viti devono imparare presto a sopravvivere. Non si trova da altre parti, si è adattata qui, a questo terroir. Il nome ha ovviamente origini slovene e le varie ipotesi lo indicano come derivante dalla cittadina di Vitolje come piuttosto dal  termine “Vitez” ovvero “vino del cavaliere”, ma quella più vera sembra essere legata al nome sloveno usato nell’ottocento per indicare i tralci di vite tagliati durante la potatura: “Vitovje”.

La Vitovska è il vino che probabilmente meglio rappresenta l’aspetto rurale del territorio del Carso istriano; era prodotto per proprio consumo dalle famiglie contadine e spesso assemblato con la Malvasia Istriana. L’attenzione iniziata alcuni anni da parte di produttori per la sua vinificazione in purezza è accompagnata anche dalla tradizione in questa pratica, che prevede la macerazione sulle bucce, anche prolungata, l’affinamento in botte – sia barrique ma spesso tonneau – e la non filtrazione.

Come potete immaginare ne deriva un vino fuori dal coro, a volte difficile da comprendere se non si guarda il bicchiere attraverso la lente della territorialità e della storia. E qui bisogna aprire una parentesi: amo e ricerco gli aspetti più vivi e storici nel vino come nel cibo, ma quando vengono portati all’estremo, producendo ad esempio un vino che rischia di saltare la barricata in nome della tradizione, resto sempre interdetto.

In alcuni casi la Vitovska arriva a questi estremi, e faccio fatica a vederla come un’originalità, mi chiedo piuttosto se non si tratti di un ritorno al passato, ai vini di 50 anni fa con i difetti del tempo. Però mi piace, mi intriga degustarne le varie interpretazioni e mettere alla prova olfatto e palato. Escono belle cose, ci sono produttori seri che lavorano bene con ottimi risultati.

Non sono tutti uguali i vini di Vitovska, variano molto in base alla vinificazione e all’affinamento, ma possiamo dare delle indicazioni degustative, che denotano un colore giallo intenso e, nel caso delle mancate filtrazioni, anche una velatura. Al naso ho profumi intensi, come la frutta gialla matura, ma anche candita, note resinose, minerali e a volte con sentori marini. L’aspetto floreale si concentra sulle varietà più ruvide dei fiori campestri.

Al palato si presenta con una bella acidità e struttura; sapido e avvolgente, con sentori di frutta bianca e di erbe aromatiche. Sapido e lungo nel finale.

E’ una degustazione da provare, una esperienza che merita di essere fatta, soprattutto se riuscite ad essere a giugno a Trieste per l’evento “Mare&Vitovska” dove si incontrano le interpretazioni del vino con quelle del pesce. Fino a qualche anno fa si svolgeva al castello di Duino (e vi lascio immaginare l’ambientazione!), ora alla pescheria di Trieste.


Ultima modifica ilVenerdì, 13 Dicembre 2013 10:38

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