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Burson, eccellenza di Romagna

Burson, eccellenza di Romagna Burson, eccellenza di Romagna
La Romagna è una terra calda, ospitale e solare. 
Per lunghi anni questo territorio è stato associato alla quantità dei suoi prodotti. 


Il vino, già dal secolo scorso, era motivo di unione e socializzazione. Si beveva in famiglia, tra amici, a ogni pasto. Il vino era inclusivo, non esclusivo. Ciò che spesso si consumava era una bevanda da “tutti i giorni” che legava le persone e non si consumava solo per le grandi occasioni. La storia ci racconta di una terroir che dona vini capaci di unire e riscaldare.

Oggi purtroppo, salvo appassionati e operatori del settore, il binomio Sangiovese-Albana è l’unica cosa che viene in mente pensando a questa regione vitivinicola. I due vitigni in questione sono riconducibili all’immagine di un re e di una regina soli e incontrastati, ma c’è molto altro.

1913, siamo a Boncellino in provincia di Ravenna, nella campagna che separa la città dalla via Emilia. Ai limiti di un’area boscosa fu trovata una vite, avvolta a una quercia. La pianta dimostrò di essere resistente alle malattie fungine. I suoi acini piccoli e dalla buccia spessa erano alla base di un vino rosso dal grado alcolico non inferiore ai 14°. Il vino in questione è l’antenato dell’attuale Burson.

Nel corso dei decenni si è appurata l’unicità della pianta ritrovata e, nel 2000 è stata iscritta al Registro delle Varietà con il nome di Uva Longanesi.

Se osservate un grappolo creato da questa vite noterete che è compatto, di media grandezza, di forma allungata, ma soprattutto luminoso, opalescente. La buccia è ricoperta da una spessa pruina, cosa che rende subito riconoscibile il vitigno. 

Nel 1999 nasce il Consorzio di Bagnacavallo, del quale il Burson è il prodotto principale. Prodotto da circa una decina di aziende, questo vino si differenzia in due tipologie, “etichetta blu” ed “etichetta nera”. In particolare, con etichetta nera s’intende un vino le cui uve sono raccolte in due momenti diversi. Circa la metà del raccolto è fatto appassire per un periodo di 30-40 giorni in piccole cassette soggette a ventilazione forzata. Le uve una volta unite e fatte fermentare per un periodo di 15-20 giorni, rimangono in cisterne d’acciaio per altri 15 giorni prima di essere travasate. Il vino trascorre 12 mesi in botti di rovere da 500 litri e un altro anno in botte grande da 30 quintali. Dopo un affinamento di sei mesi in bottiglia il Burson è pronto per essere degustato. 
Il bicchiere da utilizzare dev’essere ampio e capace di dar sfogo a tutti gli intensi profumi di sottobosco. Al naso saremo colpiti da un vino con buona intensità, ampiezza e ricchezza. Aromi fruttati e speziati in bella evidenza. Il colore difficilmente penetrabile rende piacevole la vista del calice. Al palato si ritrova una morbidezza unica data dai due passaggi in legno, i tannini grazie all’appassimento di una parte delle uve sono eleganti e composti. La freschezza non manca grazie a un terreno argilloso che dona un’ottima acidità per un vino caldo e da servire insieme a pietanze importanti quali arrosti, cacciagione e stufati di carne.

Il Burson in alcune sue produzioni raggiunge l’eccellenza e nel panorama enologico romagnolo non è più un’eccezione ma una consolidata realtà. Con la sua struttura, la sua freschezza e la finezza del suo tannino rappresenta al meglio un territorio dove la vite è di casa e dove la terra è sempre stata generosa per chi ha saputo rispettarla portandola in un calice.

Al seguente link è possibile avere una panoramica delle aziende produttrici di Burson. 

Degne di particolare menzione segnalo “Longanesi daniele”, “Randi” e “Ballardini”.

In cantina il prezzo medio del burson etichetta blu e etichetta nera è rispettivamente di circa 10 e 16 euro a bottiglia.

Ultima modifica ilGiovedì, 12 Dicembre 2013 08:36

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