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Nero di Troia. Riscoperta di un antico vitigno.

Nero di Troia. Riscoperta di un antico vitigno. Nero di Troia. Riscoperta di un antico vitigno.
“Vitigno tra i più antichi e caratteristici della Puglia Centro-Settentrionale, potrebbe essere originario dell’Asia Minore (Troia) e giunto in Puglia durante la colonizzazione ellenica, oppure il suo nome potrebbe derivare dal centro pugliese in provincia di Foggia (Troia) o ancora dalla città albanese di Cruja, vernacolizzato in Troia”.


Così lo descrive il Prof. Donato Antonacci, direttore del CRA-UTV (Unità di ricerca per l’uva da tavola e la vitivinicoltura in ambiente mediterraneo – Turi BARI), in uno dei suoi ultimi lavori, I VITIGNI DEI VINI DI PUGLIA.

L’Uva di Troia, conosciuta ai più con uno dei suoi sinonimi, Nero di Troia, è il terzo grande vitigno autoctono e storico della Regione Puglia..ma solo in ordine di entrata. Le sue origini sono incerte e molteplici sono le leggende legate al territorio nel quale ancora oggi si coltiva.

Si racconta che la coltivazione del Nero di Troia nel nord barese debba la sua origine a Diomede, figlio di Tideo, re di Argo, che a detta di Omero fu condottiero degli Argini durante l’assedio di Troia. Nella Daunia quest’ultimo fondò diverse città, ragion per cui il suo nome si diffuse a tal punto che le popolazioni indigene gli consacrarono non solo città, templi e santuari, ma anche le stesse Isole Diomedee (le conosciutissime Isole Tremiti).

Quest’ultima ipotesi fa riferimento al periodo della dominazione spagnola della città di Troia, in particolare al Governatore della giurisdizione, Don Alfonso d’Avalos, originario della regione gallizio-catalana della Rioja. Costui ritenne che i suoi nuovi possedimenti avevano le caratteristiche idonee alla coltivazione della vite, per cui decise di impiantarvi dei vigneti, ed in particolare una varietà di vite proveniente dal suo paese di origine, che acquistò in breve tempo la fama di Nero di Troia.

“L’Uva di Troia è un vitigno carico di personalità, forse più di altri, ma anche suscettibile di interpretazioni inattese quali ad esempio le lavorazioni in Bianco e Rosato.” Queste le prime impulsività rilasciate da Cristoforo Pastore, Consulente Enologico da generazioni, il quale prosegue come un fiume “Le superfici vitate a Nero di Troia in Puglia, dopo essersi letteralmente decimate nell’ultimo trentennio passando dai quasi 5.000 Ha del 1982 fino ai miseri 1.700 Ha del 2000, stanno cominciando letteralmente a ricrescere e su di una superficie vitata complessiva pugliese pari a 120.000 Ha con una produzione di vino che sfiora i 7 milioni di Hl.” 

Questo vitigno occupa oggi il 2,5% della produzione delle nostre vigne, pertanto rimane il vitigno tra i più antichi e caratteristici della Puglia centro-settentrionale. Diffuso principalmente nei territori delle provincie di Andria, Barletta e Trani, così come nella Capitanata (Apricena, Ascoli Satriano, Bovino, Cerignola, Foggia, Lucera, Manfredonia, Ordona, Orsara di Puglia, Ortanova, San Severo, S. Ferdinando di Puglia, S. Paolo Civitate, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Trinitapoli, Troia).

“Un Vitigno Aspro, Difficile, assai Tardivo, che risente maggiormente dei ritardi nella comparsa dell’Invaiatura e dell’accorciamento della fase di Maturazione dovuto ad andamenti stagionali particolarmente sfavorevoli; potremmo definirlo un vitigno un po’ bizzoso, una specie di Primadonna dell’enologia, assai esigente dal punto di vista dell’intensità luminosa e della temperatura.” Prosegue Pasquale Pastore, fratello (anche sul lavoro) di Cristoforo e assai amante del Nobile Vitigno. Aggiunge considerazioni tecniche proprie del Vitigno: “L’Uva di Troia è anche il vitigno tannico per eccellenza grazie alla sua elevata dotazione in flavonoidi delle bucce, le quali però non hanno un elevato contenuto in pigmenti colorati (Antociani) rispetto ad altri vitigni come ad esempio quelli internazionali ma la loro natura è del tipo nobile e sono detti anche Tri-sostituiti (Malvidina e Petunidina), sono cioè più stabili nel tempo e pertanto meglio strutturati contro le Ossidazioni.”

Il profilo Polifenolico del Nero di Troia è assai complesso e quanto mai interessante. Ad una ricchezza tannica notevole si accompagna un alto grado di polimerizzazione di tali componenti che sono rappresentati per più del 60% da polimeri tannici ad alto peso molecolare che, al saggio organolettico, si apprezzano per la loro morbidezza, per l’estrema voluminosità al palato e per la moderata astringenza. “Il mosto che se ne ottiene non è particolarmente ricco di acidità organica, specie quando le uve raggiungono maturazioni ottimali e pertanto, se fermentato con adeguate enologie – prosegue Cristoforo – che prevedono un accorto uso delle temperature e dei tempi di macerazione, dà dei vini assai morbidi, vellutati, poco acidi e mai inariditi da secchezze finali; dal punto di vista aromatico (intendendo per aroma la confluenza a livello retronasale delle sensazioni olfattive e gustative) una giusta maturazione dei grappoli ed un corretto protocollo di vinificazione, consentono di ottenere vini giovani con spiccate e costanti note floreali e fruttate di violetta e mirtillo che, presenti costantemente, riducono alle caratteristiche varietali descrittive del vitigno. Con l’affinamento emergono poi note di confettura di ciliegia, tabacco e speziato in genere (pepe nero) anch’essi assunti a precisi e riconoscibili descrittori dei caratteri organolettici varietali e pertanto fattori di forte tipicità.

Il Nero di Troia è stato riconosciuto come Varietà di Uva Nera da vino con D.M.A.F. il 25 maggio 1970, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.149 del 17 giugno 1970.

Solo successivamente e dopo anni di lotte di-vine, si è riusciti ad ottenere il riconoscimento della DOC Tavoliere delle Puglie, con DM del 7 ottobre 2011 e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 241 del 15 ottobre 2011 (modificato con DM del 30 novembre 2011 e pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza – Vini DOP e IGP).

Successivamente, a febbraio 2012, con l’intento di valorizzare ma soprattutto di tutelare sia il vitigno che lo stesso territorio, si è costituito un Consorzio con questa duplice la finalità.

A tal proposito il Presidente Antonio Gargano afferma: “La valorizzazione di un territorio è molto importante e noi del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della DOC Tavoliere delle Puglie Nero di Troia ne siamo convinti. La convinzione prende forma soprattutto quando riusciamo a portare a termine tutte le nostre proposte, le nostre idee, riuscendo a far coesistere diverse realtà vitivinicole.” 

E con questa ultima considerazione, concludo questa DOC-umentazione su uno dei vitigni più autorevoli della Regione Puglia.
Ultima modifica ilLunedì, 18 Novembre 2013 10:30

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