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Carema: ieri, oggi e domani...

Carema Carema Carema
Il paese di Carema con ogni probabilità risale al periodo Romano, sulla via che conduceva alla Gallia.
Il toponimo Carema deriverebbe dall’espressione Latina: Quadragesimum Lapidem Ab Augusta Petroria,ovvero quaranta miglia romane da Aosta.
Un'altra ipotesi è che l’origine del nome sia Caremam, cioè dogana.

Carema appartiene alla provincia di Torino e dista 73 chilometri da torino,confinando alla Valle D’Aosta.
Carema conta 770 abitanti su una superfice di 10,5 chilometri quadrati.

Carema è situata in una conca morenica, dove è possibile notare un’imponente serie di terrazzamenti strappati dalla montagna.
Dove si erge il vecchio borgo di origine medioevale.

Ciò che colpisce al viaggiatore recandosi a Carema, è l’architettura topiaria, come mi spiega il Presidente Gassino Viviano della Cantina Produttori Nebbiolo di Carema, persona molto gentile e disponibile a rilasciarmi alcuni piacevoli racconti.

“Questi terrazzamenti sono costituiti dall'alternanza di muraglioni a secco, con funzioni di sostegno, e di fertile terra morenica trasportata dal fondovalle. Da ogni costone s’innalzano schiere di pilastrini, in pietra e calce, dalla forma tronco-conica. Su tali colonne, sormontate da un 'cappello' di pietra, poggiano i graticci che sostengono i tralci delle viti. nel dialetto locale la struttura a pergola dei vigneti è chiamata “topia o tupiun”, mentre si definiscono “pilun” i bianchi pilasti che la sorreggono e che hanno suggerito l'insolita definizione di “templi bacchici” (renato ratti).
L'architettura topiaria è stata paragonata anche ad 'un'opera d'arte stilisticamente tra il romanico ed il gotico' (augusto cavallari murat). Secondo lo studioso torinese i pilastrini sui terrazzi pensili ricorderebbero infatti le logge continue e le arcatelle cieche delle chiese romaniche e gotiche. Al di la' del loro imponente effetto scenico, queste masse pietrose svolgono un'importantissima funzione: immagazzinano il calore del sole rilasciandolo poi durante la notte.”

E proprio questa architettura topiaria che mi ha incuriosito ad approfondire una ricerca sul luogo e non solo.

Qui viene prodotto un grande vino da salvare, ove i vignaioli locali lavorano per passione, anzi per pura passione. Qualcuno mi ha anche ha anche detto che sono dei pazzi a coltivare il nebbiolo che da origine al Carema. La spiegazione: 53 conferitori per una superficie di 12 ettari (fate voi i conti) che coltivano amorevolmente il nebbiolo in condizioni al quanto difficili per via dell’altezza e dei vari terrazzamenti costringendoli a fare il lavoro tutto a mano senza l’ausilio delle macchine.
Ho chiesto inoltre se era stato fatto un censimento dei pilastri, ma purtroppo la risposta è stata negativa: mancanza di fondi. Quindi rimane tutto sulle spalle delle persone del posto custodiscono questo territorio incantevole solo con le loro forze.
Meriterebbe una gita da parte di tutti per vedere la bellezza di questi luoghi.

Concludo: ho letto da qualche parte che il Carema è diventato famoso (ma credo solo ai neofiti) per via che la Olivetti che dista a qualche chilometro, regalava, meglio donava ai suoi dipendenti e clienti, bottiglie di Carema. "Dal mio punto di vista ben vengano queste iniziative per far conoscere il nostro territorio cosi apprezzato nel resto del mondo e a volte cosi bistrattato da parte nostra che ci viviamo".

Ultima modifica ilLunedì, 08 Novembre 2010 21:27

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