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Un vino da re, il Pallagrello

Il Vitigno di cui ci apprestiamo a presentare è il Pallagrello, appartiene ad una regione, la  Campania, che a motivo di una passione di un re per le viti pregiate e rare ha oggi a disposizione un patrimonio non indifferente; parliamo della storica “Vigna del Ventaglio” del Real Sito di San Leucio in provincia di Caserta ed è la prova che lo studio di antichi costumi e della ricerca delle tradizioni sopite nel tempo possono essere fonte, oltre che di cultura, anche di crescita economica e ripresa di un territorio.

Ma facciamo un passo indietro nel tempo. Il sito di San Leucio fu una fattoria-industria sperimentale fortemente voluta da Ferdinando IV di Borbone tra la fine del 1700 e primi del 1800. E’ noto che il sovrano si ritirava spesso in questo luogo (allora di campagna)  proprio per dedicarsi alle sue passioni contadine, di caccia, ricreative ed imprenditoriali, seguiva personalmente anche lo stabilimento ivi presente indirizzato alla lavorazione di stoffe e sete pregiate che furono un vanto del Regno delle due Sicilie.

In questo contesto, nasce l’idea del re di coltivare tutte le viti che riteneva più pregiate del suo regno in un unico posto sotto la collina di San Leucio non molto distante dalla splendida reggia di Caserta, in una zona dove i terreni erano già da secoli vocate alla viticoltura, fece quindi approntare un sesto di impianto di una vigna multi-varietà che contenesse i ceppi ritenuti più nobili e produttivi da lui scelti, organizzati a semicerchio in dieci braccia con un unico fulcro di partenza tale da costruire una raggiera che richiamava la forma di un ventaglio, l’uso comune di chiamarla così decretò in definitiva il suo nome cioè  la “Vigna del Ventaglio”.

Ogni raggio, in ordine dal 1° al 10°, aveva in testata una stele di pietra  con le scritte delle viti che erano piantate, nomi quali: Lipari rosso, Delfina bianco, Procopio, Piedimonte Rosso, Piedimonte Bianco, Lipari Bianco, Siracusa Bianco, Terranova Rosso, Corigliano Rosso, Siracusa Rosso.  

Tra le qualità delle uve presenti nella vigna del ventaglio, Ferdinando prediligeva più di tutte quelle chiamate Piedimonte rosso e Piedimonte bianco che oggi noi conosciamo come  Pallagrello bianco e Pallagrello nero, da queste uve i rispettivi vini ottenuti erano quelli che non mancavano mai  alla sua tavola  e che ostentava nei pranzi di corte perché li riteneva eccelsi.

Dopo l’unità nazionale, il territorio fino ad ora citato e di conseguenza il suo vino rimasero  ai bordi dell’enografia della penisola cadendo nel dimenticatoio, se poi si aggiunge che  anche in queste zone nei primi decenni del 1900 si è abbattuto l’attacco della fillossera che ha quasi decimato i cultivar originari, il quadro della perdita nella memoria è chiaro.

La riscoperta e la valorizzazione del vitigno in questione è avvenuta in Campania negli anni ‘90 del secolo scorso sullo stimolo dello studio dei vitigni autoctoni.

Nel casertano nei comuni di Alvignano, Castel Campagnano, Alife, Caiazzo la coltivazione ad uso familiare  di queste uve era continuata, ma per fare il salto di qualità ad una vera produzione imprenditoriale che né consentisse l’uscita dall’ambito locale, primi tra i problemi ci fu quello che le  uve non erano inserite nel Registro Nazionale degli uvaggi da vino, ma  lo sforzo dei tanti che ci hanno creduto oggi permette a diverse aziende quali ad esempio, Alois, Caiatì, Castello Ducale, Masseria Piccirillo, Hesperia, Tenuta Castello di Campagnano, Terre del Principe, Vestini Campagnano, Fattoria Selvanova, Viticoltori di Casavecchia di produrre Pallagrello Bianco e Rosso oggi di essere presenti sul mercato con in listino il Pallagrello.

Il vitigno sia esso bianco che nero si presume di antichissima provenienza greca e deve il nome al chicco rotondo che richiama una pallina perfetta  in dialetto localmente “pallarello”. Il Pallagrello bianco e il Pallagrello nero rientrano nella Igt Terre del Volturno.

Il frutto bianco vinificato conferisce al vino un  colore tra il paglierino ed il dorato, un bouquet che richiama la pesca, l’albicocca e fiori gialli, se maturato in legno acquisisce note di mandorle e nocciole tostate, miele e richiami a frutta tropicale.

Il frutto rosso vinificato produce un vino con un’ ottima struttura, dal colore di un bel rubino intenso, il bouquet presenta richiami di frutta rossa quali i frutti di bosco riscontrabili anche al successivo assaggio dando impressione di forte armonia tra il gusto e l’olfatto, sentori di pepe e talvolta di cacao, risulta inoltre persistente nel retrogusto.

Per concludere, tutti i luoghi di questa riscoperta dalla reggia di Caserta ed i suoi giardini, il sito di San Leucio e le antiche vigne si possono visitare e quindi rimando ai curiosi il documentarsi invitandoli in primis a consultare il sito www.sanleucionline.it , ovviamente continuo l’invito a terminare un eventuale gita nel modo migliore ossia con una sana e gagliarda bevuta di Pallagrello sia esso bianco o rosso, accompagnato dalla gastronomia locale, altro gioiello di questi luoghi..…ma questa è un’altra storia !!!


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