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Il Pinotage: attenti al mal d’Africa…

Il Sudafrica: ovvero safari, natura, sole, vento e tanto vino.  Furono i primi governatori olandesi nel XVI secolo ad intuire le ottime potenzialità enologiche di questo Paese e a dare vita alle prime coltivazioni nella zona di Città del Capo anche se la svolta decisiva avvenne con l’arrivo degli ugonotti francesi i quali attraverso la loro storica esperienza fra le vigne permisero alla zona di compiere un notevole salto di qualità.

Altra tappa fondamentale della viticoltura sudafricana fu la fondazione nel 1918 della KWV, cooperativa vinicola nata con lo scopo di fornire servizi e promuovere il commercio del vino del Sudafrica, anche se bisognerà attendere la fine dell’Apartheid e dell’embargo economico alla fine degli anni ‘80,  perché potesse ripartire la produzione di qualità e la nazione assumesse il volto enologico che conosciamo oggi.

Il vigneto sudafricano è caratterizzato sia dalla presenza di numerosi vitigni a bacca bianca come lo Chenin blanc e il Sauvignon, sia di uve rosse come il Cabernet Sauvignon, il Merlot ed altre ancora, ma indubbiamente il vitigno che più identifica il continente nero -anche se occupa solo il 7% della superficie vitata- è il Pinotage.

Si tratta di un’uva ottenuta dall’incrocio effettuato dal professor Abraham Izak Perold nell’Università di Stellenbosch - poco lontana da Città del Capo- nel 1925, tra il Pinot nero e l’Hermitage, sinonimo di Cinsault. Il Pinotage spesso è stato definito una sorta di matrimonio tra un nobile ed una contadina visto che alla grande nobiltà del Pinot nero si fonde questo vitigno operaio molto popolare nel sud della Francia. L’intento di Peroldt del resto era proprio quello di coniugare la classe con la resistenza e la continuità, insomma le nobili qualità organolettiche del re della Borgogna con la notevole produttività del Cinsault. Dopo qualche decennio, nel 1959, arrivarono i riconoscimenti ufficiali: infatti un Pinotage per la prima volta si laureò campione della Fiera dei Vini del Capo.

Il Pinotage è coltivato soprattutto nella zona del Capo dove l’influenza dei venti dell’Atlantico e le correnti marine provenienti dal Polo sud rinfrescano il clima così da ottenere maturazioni lente e la concentrazione di sostanze necessarie ad ottenere vini fini, tuttavia la zona internazionalmente più conosciuta è Stellenbosch dove si trovano alcune fra le cantine storiche più celebri cone Kanonkop, Simonsig e Warwick Estate. Si tratta di un vitigno a maturazione piuttosto precoce che riesce a concentrare sia zuccheri sia polifenoli, dando vita a vini caratterizzati dalle note dei vitigni progenitori con buona predisposizione all’evoluzione.

Vino di grande personalità e frutto con bocca setosa ed alto contenuto di alcol, i migliori esemplari sono rosso rubino compatto con aromi intensi di frutta rossa con note di prugne secche, vaniglia, cioccolato e spezie, in bocca sono caldi, di buon corpo, bilanciati da un’importante presenza di tannino. Attualmente coltivazioni di Pinotage sono presenti anche nello Zimbabwe, in Nuova Zelanda, in California ed in Australia. E che il Pinotage sia un vitigno di grande successo, è dimostrato anche dall’esistenza di un web club www.pinotage.org. dove enonauti di tutto il mondo ricevono e si scambiano informazioni.

La città di Stellenbosh, tre anni fa, ha ricordato il padre del Pinotage, dedicandogli  interamente il vigneto “cittadino”  Perold Town Vineyard esteso su 2.500 metri quadrati e comprendente 800 piante di Pinotage. La coltivazione e conduzione della vigna sono state affidate alla S.A. Pinotage Association e alla facoltà di Viticoltura ed enologia dell’Università di Stellenbosch, anche se più della metà delle viti sono state “adottate” da singoli irriducibili appassionati di questo caldo nettare di Bacco fiore all’occhiello del continente nero.  

Ultima modifica ilDomenica, 12 Maggio 2013 07:44

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