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Soldera e Consorzio del Brunello di M. che tristezza!

Il duro dibattito fra il Consorzio del Brunello di Montalcino e Gianfranco Soldera è finito nel peggiore dei modi, ovvero con una querela del primo nei confronti del noto produttore, facendo esplodere definitivamente la reciproca guerra che porta di nuovo questa zona della Toscana nell’occhio del ciclone.

I dissensi col Consorzio durano da parecchio tempo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è il reato che ha visto vittima Soldera, a cui è stata distrutta la quasi totalità delle ultime annate di Brunello che stavano affinando in cantina.

In seguito a tale vigliacco atto vandalico era nata la proposta da parte del giornalista Carlo Macchi di Winesurf  di attuare un atto di solidarietà attraverso il quale  gli altri produttori di Montalcino avrebbero offerto a Soldera una parte del loro vino, da commercializzare con una diversa etichetta, con lo scopo di non cancellare per diversi anni il marchio di questa blasonata cantina dal mercato del Brunello.

Il gesto da un lato è sicuramente ammirevole, ma eravamo sicuri che lui non avrebbe mai accettato una proposta del genere, proprio in virtù del carattere e della personalità che lo contraddistinguono, gli stessi per cui ha spesso avuto rapporti “conflittuali” con il Consorzio.

Chi segue con attenzione questo mondo è al corrente di come Gianfranco Soldera sia un uomo assolutamente convinto di essere il vero “imperatore” del Brunello di Montalcino, è persona istrionica, che non cerca compromessi, sicuro di essere l’emblema enoico di questo territorio.

Purtroppo, oltre a non accettare tale proposta, l’ha vissuta come una sorta di guanto di sfida e la sua reazione nei confronti del Consorzio è stata dura e con toni molto aspri, definendo l'idea “offensiva” e addirittura una “truffa” nei confronti del consumatore.

Un aspetto non del tutto marginale è che in un secondo momento si è saputo che alcune bottiglie delle annate vittime del reato si sono salvate, una percentuale bassa, ma sufficienti a non annullare definitivamente dal mercato il marchio aziendale: ovviamente le valutazioni di tali bottiglie saliranno alle stelle, ma presumibilmente saranno in vendita nel futuro, privilegio per pochi, ma comunque in commercio.

Dal canto suo il Consorzio e molti dei produttori che ne fanno parte hanno ritenuto inaccettabile un attacco del genere, reagendo in maniera molto dura, non perché non sia legittimo il gesto della querela, ma perché da osservatori esterni vediamo ancora una volta Montalcino nell’occhio del ciclone per fatti non direttamente legati alla storia e alla qualità dei suoi vini.

Crediamo che il difficile momento che sta vivendo il nostro paese contribuisca a portare i nervi di molti a fior di pelle, motivo per cui delle diatribe che in altri momenti si sarebbero chiarite o spente col passare del tempo, ora diventano vuoti incolmabili dove non si trova mediazione di pensiero.

Temiamo che all’estero una tale notizia sia ulteriormente deleteria per la nostra immagine, ma soprattutto per Montalcino, a pochi anni dallo scandalo che ne ha macchiato pesantemente il blasone: appena si cerca di lasciarsi alle spalle una brutta storia, si rischia di cadere in un’altra che poi sarà interpretata all’estero come un’ulteriore pecca che nostro enoico paese, rischiando che si faccia di tutta l’erba un fascio.

Probabilmente l’espulsione dal Consorzio o le dimissioni di Soldera (ognuno la vede dal proprio punto di vista) sarebbe stato un gesto sufficiente a sancire il divorzio e l’odio enoico fra i protagonisti della vicenda, ma si è andati oltre e con la querela crediamo che la guerra possa ulteriormente dilagare, con conseguenze impreviste e deleterie per tutto il sistema Montalcino.

La pecca di “non lavare i panni sporchi in casa” è un difetto che dovremmo nel futuro eliminare, perché lede pesantemente la nostra immagine e purtroppo nel mondo del vino siamo troppo abituati a “mettere” i nostri scandali/problemi sulla bocca di tutti, con un atteggiamento masochistico che non ci fa assolutamente bene.

Anche in questo caso la calma e la mediazione non sono stati elementi protagonisti della vicenda, ma hanno prevalso rabbia e orgoglio: ora tocca ai tribunali, diveniamo nuovamente spettatori di una guerra che farà “danni”, possiamo solo sperare che all’estero non utilizzino anche questa vicenda per denigrare il sistema enoico italiano, colpendolo nel nome di una battaglia commerciale sempre più spietata.

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